Disabilità & cultura

All in rock: così l’accessibilità cambia il modo di vivere la musica

di Veronica Rossi

A Mantova, un concerto organizzato dall'associazione "Casa del sole" riscrive le regole della partecipazione agli eventi musicali, grazie ad accorgimenti pensati per accogliere anche coloro che, per bisogni specifici, fanno fatica ad accedere ad altre manifestazioni. Ma i benefici si estendono anche a chi non ha necessità particolari: sentire i suoni nel corpo attraverso le vibrazioni o avere stanze di decompressione, per esempio, è una bella esperienza per tutti. «Vorremmo che il nostro diventasse un modello replicabile», dice Lorenzo Corradini, responsabile della comunicazione dell'associazione

Un concerto senza barriere, in cui davvero chiunque può godere dei benefici della musica e dello stare insieme agli altri divertendosi. È questo All in Rock, organizzato dall’associazione “Casa del sole” di Mantova, di cui si è appena conclusa la terza edizione. Si tratta di un evento che supera il concetto tradizionale di inclusione, non limitandosi a permettere la partecipazione, ma costruendo un dialogo reale tra pubblici diversi, con o senza bisogni specifici. Le soluzioni studiate per l’accessibilità diventano così non solo strumenti di accoglienza, ma anche occasioni di esperienza sensoriale condivisa, che arricchiscono l’intero pubblico e mostrano come un concerto possa essere vissuto in molteplici forme. Sul palco è salito Edoardo Bennato, la voce di alcune delle canzoni italiane più popolari, come “Il gatto e la volpe” e “L’isola che non c’è”, insieme ad Alberto Bertoli, figlio del cantautore Pierangelo e già logopedista per 15 anni alla “Casa del sole”.

Gli inizi di All in rock

«Nel 2026 la nostra associazione compie sessant’anni di vita, mentre quattro anni fa il nostro centro adulti festeggiava i quarant’anni dall’apertura», dice Lorenzo Corradini, responsabile della comunicazione della Casa del sole. «Volevamo organizzare un evento celebrativo e abbiamo pensato che potesse essere un concerto». Vagliando le varie possibilità per il luogo che avrebbe ospitato la manifestazione, in prima battuta la scelta era ricaduta su un teatro di Mantova, che poteva essere idoneo per capienza ma che, alla resa dei conti, offriva solo due posti per spettatori in carrozzina. «Noi immaginavamo che sarebbero state presenti almeno 50 persone in sedia a rotelle, viste le necessità dei frequentatori della nostra associazione», continua Corradini, «così abbiamo ritenuto che il teatro non fosse idoneo. Abbiamo iniziato a guardarci attorno e abbiamo spostato l’attenzione su una location più grande e più rispettosa del nostro pubblico».

Non solo accessibilità motoria

Se si è partiti dall’accessibilità motoria, tutto il resto è arrivato a cascata. In collaborazione con le altre associazioni del territorio mantovano, La casa del sole ha lavorato perché l’evento fosse aperto aperto per tutti. Nel teatro Palaunical, scelto e riprogettato in collaborazione con l’amministrazione comunale (insieme a Imemi, con la cura tecnica di Mister Wolf e Studio Pavesi), non ci sono zone isolate, per chi è in sedia a rotelle, che invece può scegliere il posto in autonomia. «Una signora in carrozzina di Bologna, in occasione dell’ultimo concerto che abbiamo fatto, ci ha detto che è venuta a Mantova appositamente, perché era l’unica manifestazione in cui poteva stare accanto a suo marito e a suo figlio contemporaneamente, senza dover scegliere una sola persona con cui accedere all’area transennata dedicata a chi ha disabilità motorie», dice l’organizzatore.

Durante l’evento, le canzoni sono state anche tradotte da interpreti Lis e sono state fornite sedie e zainetti vibranti per chi non sente (ma non solo). Sono stati proiettati i testi e sono state realizzate audioguide descrittive, accessibili via smartphone, e un’”oasi multisensoriale”, col supporto degli specialisti di Casa del Sole. Grazie alle rete wi-fi a circuito chiuso, le persone che ne avevano bisogno hanno potuto anche ricevere audio in alta definizione direttamente su impianti cocleari e protesi acustiche; sono stati ammessi, su prenotazione, anche i cani guida. Tra i partecipanti ai concerti ci può essere anche chi fatica a stare tutto il tempo in un luogo affollato, con musica alta: per questo motivo sono state ideate delle aree più tranquille, le stanze “Chillout”, realizzate con la collaborazione dell’associazione Ragazzi autistici di Mantova, in cui rilassarsi e ricaricare le energie. Non si tratta di un luogo separato, ma di uno spazio dell’arena, in cui continuare a sentire il concerto e a seguirlo sugli schermi, soltanto in maniera più “ovattata” e meno invasiva.

Un momento unico anche per chi non ha bisogni specifici

«C’è anche la possibilità di fare dei touch tour, di toccare con mano il palcoscenico e mettersi nei panni dell’artista», spiega il responsabile della comunicazione. «Quello che ci caratterizza, secondo noi, è che riusciamo a far godere al meglio lo spettacolo a tutti, anche a chi non ha bisogni particolari, grazie agli accorgimenti che adottiamo. Per esempio, grazie agli zainetti vibranti, anche la persona che sente può vivere la musica a 360 gradi. Ci sono persone che ci dicono che finalmente sono riuscite a entrare davvero in un pezzo musicale, anche se lo avevano sentito già 100 volte prima». All in rock, infatti, non è – e non vuole essere – un evento di nicchia, dedicato solo alle persone con disabilità, ma ha l’ambizione di diventare un modello replicabile in altre manifestazioni, pensato per rispondere in maniera concreta e funzionale alle necessità reali di ogni spettatore, valorizzando la diversità come elemento centrale dell’esperienza culturale.

Un futuro in crescita

La manifestazione, che nel 2025 ha ricevuto anche l’Alto patrocinio dalla presidente del Parlamento europeo Roberta Metzola, avrà degli importanti sviluppi per il 2026. «Pare che quest’anno ci aprirà dei mondi», commenta Corradini. «In questi tre anni siamo cresciuti molto, anche grazie al ministero per le Disabilità che ci ha portati in diversi convegni. L’idea è quella di curare l’accessibilità anche per concerti più grossi del nostro, in modo da permettere a un pubblico più largo possibile di fruire della musica». Pare che in cantiere ci siano già importanti collaborazioni, che da una parte spaventano e dall’altra rendono orgogliosi gli organizzatori. «Non possiamo ancora dire di cosa si tratta», conclude il responsabile della comunicazione, «ma sarà un evento molto più grande rispetto a quello che realizziamo ora».

Foto nell’articolo di Elisa Zaffanella e Stefano Fontana

Abbonarsi a VITA con la carta docenti?

Certo che sì! Basta emettere un buono sulla piattaforma del ministero del valore dell’abbonamento annuale che si intende acquistare (1 anno carta+digital a 80€ o 1 anno digital a 60€) e inviarci il codice del buono a abbonamenti@vita.it


La rivista dell’innovazione sociale.

Abbònati a VITA per leggere il magazine e accedere a contenuti
e funzionalità esclusive