Uno dei progetti dei crediti pazienti finanzia la produzione dell'acaí in Brasile (Crediti: Cna)

Impact investing

America Latina, la terza via della finanza

di Paolo Manzo

In Amazzonia, avere accesso a un credito non significa comprare di più, ma poter restare nella foresta senza distruggerla, immaginare un futuro senza dover scegliere tra sopravvivenza e tutela dell’ambiente. È da qui, dai margini geografici e sociali dell’America Latina, che prende forma una finanza diversa, sostenuta da capitali pazienti disposti ad aspettare, ad accettare rendimenti contenuti pur di generare valore sociale e ambientale. Una finanza vicina ai territori, che misura il proprio successo nella capacità di creare legami, fiducia e opportunità. In questo spazio ancora fragile si muove Latimpacto, una rete che connette investitori, comunità e progetti, trasformando l’investimento in uno strumento di equità.

In un continente come l’America Latina, segnato da disuguaglianze profonde, dove lo Stato spesso fatica a intervenire e il mercato tradizionale ignora le periferie, sta emergendo come strumento concreto di cambiamento la cosiddetta finanza a impatto. Si tratta di investimenti, pubblici e privati, che mirano a generare non solo un ritorno economico, ma anche un impatto sociale e ambientale positivo.

Latimpacto, il motore dell’ecosistema regionale

Al centro di questo ecosistema in evoluzione c’è Latimpacto, una rete che catalizza capitali per affrontare sfide strutturali come povertà, accesso all’educazione e crisi climatica. Fondata nel 2020, con sedi in Colombia, Messico, Brasile e Argentina, Latimpacto riunisce oggi circa 230 membri in oltre 30 Paesi, mobilitando capitale umano, intellettuale e finanziario. Il suo approccio consente di finanziare progetti innovativi attraverso contributi a fondo perduto e, al tempo stesso, di attrarre capitali responsabili orientati al profitto, massimizzando gli effetti concreti sulle comunità ai margini. L’obiettivo è distribuire le risorse in modo strategico per ottenere il massimo impatto socio-ambientale in America Latina e nei Caraibi.

Amazzonia: credito, foresta e comunità

In Brasile come in Colombia, la finanza a impatto prende forma lontano dai centri decisionali, nei territori in cui povertà e degrado ambientale si sovrappongono da decenni. In Amazzonia, l’Instituto Conexões Sustentáveis, noto come Conexsus e membro di Latimpacto, lavora dal 2018 per consentire alle comunità rurali più marginali di accedere a strumenti finanziari finora riservati all’agrobusiness.

Sullo sfondo la città di Belém vista dall’isola di Combu (@CNA Brasil)

Piccoli produttori, comunità indigene ed estrattiviste entrano così in circuiti di credito legati all’agricoltura sostenibile, alla sociobiodiversità, al cacao e ai prodotti forestali non legnosi. «Per anni siamo sopravvissuti senza poter pianificare nulla», racconta una produttrice amazzonica coinvolta nel programma. «Con l’accesso al credito possiamo investire, restare nella foresta e non distruggerla per vivere».

Oltre l’assistenzialismo: costruire soggetti economici

La scommessa di Conexsus è ribaltare la logica dell’assistenzialismo, trasformando le comunità in soggetti economici riconosciuti. «Non portiamo solo risorse, ma connessioni», spiegano dall’organizzazione. «Il credito funziona quando è accompagnato da fiducia, conoscenza del territorio e governance locale». In molte aree sono gli stessi attivatori comunitari a gestire il rapporto con le banche pubbliche, riducendo le barriere burocratiche e rendendo il sistema più inclusivo.

Colombia post-conflitto: foresta, reddito e stabilità

Un approccio simile anima anche l’azione del Fondo Acción in Colombia, anch’esso membro di Latimpacto, soprattutto nelle regioni amazzoniche segnate dal post-conflitto, dove l’assenza dello Stato ha lasciato spazio a deforestazione, allevamenti illegali e nuove tensioni sociali. Qui il Fondo finanzia progetti di agroforestazione, bioeconomia ed ecoturismo comunitario, affiancando le comunità indigene e contadine nel rafforzamento della governance territoriale. «Proteggere la foresta non è un discorso astratto», spiega un leader comunitario del Caquetá. «È una scelta quotidiana che diventa possibile solo se garantisce un reddito».

L’impatto che non si vede (subito)

Per Fondo Acción, l’impatto non si misura soltanto in ettari salvati o emissioni evitate, ma nella possibilità per le persone di restare nei propri territori senza dipendere da economie illegali. «Lavoriamo perché le comunità possano decidere il proprio futuro», spiegano dal Fondo. «Ascoltare, costruire insieme, rispettare i tempi locali è parte integrante dell’investimento». Un lavoro lento, spesso invisibile, che contribuisce però a stabilizzare aree fragili e a dare sostanza a un’idea di sviluppo capace di tenere insieme ambiente, diritti e dignità economica.

Le città invisibili: rigenerare le periferie

Accanto ai progetti rurali e forestali, l’ecosistema di Latimpacto si estende anche alle città, dove disuguaglianze sociali e degrado ambientale si concentrano nelle periferie urbane. In Brasile, tra i membri e partner della rete c’è l’Instituto A Cidade Precisa de Você, attivo nelle favelas e nei quartieri marginali di San Paolo e Recife. Qui la finanza a impatto prende la forma di micro-investimenti, supporto tecnico e partecipazione civica per rigenerare spazi pubblici abbandonati, migliorare la sicurezza e creare economie locali. «La rigenerazione non parte dal cemento, ma dalle persone», spiegano dall’Istituto. «Quando un quartiere si riappropria dei propri spazi, cambia anche la percezione del futuro». In questi progetti, capitali filantropici e investimenti a impatto coprono fasi diverse del processo, dal coinvolgimento iniziale degli abitanti fino alla sostenibilità economica degli interventi.

Abitare dignitoso come leva di inclusione

Un approccio analogo emerge anche sul fronte dell’abitare. In Messico, un altro nodo dell’ecosistema Latimpacto è Vinte Viviendas Integrales, impegnata nell’housing sociale e nell’edilizia sostenibile. L’obiettivo è offrire abitazioni dignitose e a prezzi accessibili a famiglie a basso reddito, integrando criteri ambientali come l’efficienza energetica e la gestione dell’acqua con politiche di inclusione sociale. «Una casa non è solo un tetto», racconta una beneficiaria nello Stato di Querétaro. «È la possibilità di smettere di vivere nell’incertezza». Il modello dimostra come l’investimento responsabile possa incidere su uno dei nodi strutturali delle disuguaglianze urbane latinoamericane, trasformando l’accesso alla casa in una leva di stabilità economica e sociale.

Rigenerare dopo la violenza

In Colombia, infine, la finanza a impatto sostenuta da Latimpacto trova applicazione anche nella rigenerazione di aree urbane degradate e nella bonifica di territori segnati da decenni di violenza e informalità. Accanto a Fondo Acción opera la Fundación Grupo Social, storicamente impegnata nel recupero ambientale e nello sviluppo di economie locali nei quartieri più fragili. Qui l’impatto nasce dall’integrazione tra capitale paziente, accompagnamento sociale e governance comunitaria. «Senza lavoro e servizi, la città espelle», osserva un operatore sociale di Bogotá. «Rigenerare significa rendere possibile restare».

Chi finanzia l’impatto

I capitali che alimentano l’ecosistema di Latimpacto non provengono dai piccoli risparmiatori, ma da una galassia di grandi patrimoni privati, fondazioni filantropiche e istituzioni multilaterali disposte ad accettare tempi lunghi e rendimenti contenuti. Family office latinoamericani e internazionali investono risorse proprie con orizzonti di lungo periodo, spesso per restituire valore ai territori in cui quella ricchezza è stata generata.

Accanto a loro operano fondazioni e grant maker che forniscono capitale a fondo perduto o di primo rischio, rendendo finanziabili progetti che altrimenti resterebbero ai margini del mercato. Un ruolo decisivo lo svolgono anche le banche di sviluppo e gli organismi multilaterali, che intervengono con debito agevolato e garanzie per ridurre il rischio e attrarre investimenti privati. I rendimenti variano lungo questo equilibrio tra finanza e impatto, dallo zero per cento della filantropia fino a un 5–10 per cento nei progetti più maturi, soprattutto nei settori dell’abitare e delle infrastrutture sociali.

La «terza via» tra Stato e mercato

«Si tratta di una terza via che supera l’assistenzialismo puro e il capitalismo predatorio», spiega Ana Toni, figura chiave della finanza a impatto in America Latina. Ex direttrice di organizzazioni come Greenpeace e ActionAid Brasile, già segretaria nazionale per il Cambiamento Climatico, oggi è direttrice esecutiva e ceo della COP30. Toni sottolinea come la finanza privata possa integrare le politiche pubbliche dove lo Stato fatica, nelle favelas brasiliane come nelle aree rurali colombiane. «È un modo per catalizzare risorse private verso soluzioni scalabili, come l’accesso all’educazione digitale o la transizione verde».

Ana Toni (@Produção Cultural no Brasil)

Politiche pubbliche, misurazione e credibilità

Patricia Ellen, ex segretaria allo Sviluppo Economico dello Stato di San Paolo, porta una prospettiva pubblico-privata. Oggi partner di Systemiq in Brasile e cofondatrice di Aya Earth, durante il suo mandato ha promosso politiche per l’economia verde, integrando criteri ESG negli investimenti statali. «A San Paolo abbiamo visto come la finanza a impatto possa generare occupazione in settori come la bioeconomia, attirando family office e fondi multilaterali», racconta. Per lei la misurazione è decisiva: «Non basta il greenwashing, servono metriche chiare per garantire che i capitali arrivino alle comunità più vulnerabili».

Rodrigo Baggio, fondatore di Recode, organizzazione non profit impegnata nella democratizzazione dell’informatica, aggiunge la dimensione digitale. Da 25 anni combatte il digital divide in Brasile, formando oltre due milioni di persone in tecnologia e imprenditoria sociale. «L’impact investing ci permette di scalare programmi come Recode Pro, che inserisce giovani vulnerabili nel mercato del lavoro tech con un tasso di occupazione del 92 per cento», racconta. In Colombia e Argentina iniziative simili utilizzano fondi ESG per l’educazione digitale, costruendo una «e-topia» più inclusiva.

Critiche e limiti di un modello emergente

Non mancano, però, le critiche. In un continente segnato da debiti cronici e instabilità geopolitica, la finanza a impatto rischia di restare una bolla retorica. «Molti progetti ESG sono superficiali e non affrontano le radici delle disuguaglianze», segnala un report sul debito latinoamericano, che evidenzia come crisi come quella venezuelana ne limitino l’efficacia. Economisti del Fondo Monetario Internazionale avvertono che, senza riforme strutturali, questi investimenti possono aumentare la dipendenza dai capitali esteri ed esporre a nuova volatilità. In Brasile, inoltre, numerosi scandali bancari hanno eroso la fiducia, mentre in Colombia la frammentazione politica frena la crescita del settore.

Un ecosistema in espansione

Eppure, nonostante criticità e limiti strutturali, l’ecosistema continua a espandersi. Latimpacto ha documentato 57 casi studio che mostrano una crescente maturità del settore, in particolare nell’uso della finanza mista per i progetti ambientali e sociali. In Argentina, fondi dedicati all’agricoltura resiliente continuano ad attrarre investitori nonostante l’instabilità economica; in Colombia, il patrimonio gestito destinato all’impatto ha raggiunto i 473 milioni di dollari. Eventi come l’Impact Minds Conference 2025, che ha riunito a Medellín, in Colombia, investitori, imprenditori e organizzazioni dell’impatto, puntano ora al consolidamento delle collaborazioni e alla costruzione di una massa critica regionale.

Uno sguardo europeo sull’ecosistema latinoamericano

Alla conferenza di Medellín era presente anche Carola Carazzone, segretaria generale di Assifero e vicepresidente di Philea, la rete europea della filantropia. Il suo giudizio è netto: Latimpacto rappresenta «una vera organizzazione 4.0 di infrastrutturazione dell’impatto».

Carola Carazzone

Il suo valore distintivo, spiega Carazzone, non sta nel finanziare direttamente progetti o settori specifici, ma nel ruolo di abilitatore di sistema: una rete di terzo livello, regionale, capace di connettere filantropia, impact investing e capitale paziente, accelerando i processi di apprendimento e collaborazione tra attori molto diversi. «Non è una classica associazione di categoria né un gruppo di interesse – dichiara a VITA – ma un’infrastructure organization che amplia le capacità di chi fa impatto».

A colpire, dal suo punto di vista, è soprattutto la visione integrata che Latimpacto ha sviluppato in pochi anni: clima, uguaglianza e democrazia come dimensioni interdipendenti. «In America Latina questa consapevolezza è arrivata prima che in Europa. Non può esserci giustizia sociale senza transizione ecologica, né transizione ecologica senza informazione indipendente e partecipazione democratica».

Carazzone ricorre a una metafora efficace: Latimpacto come rete micorrizica, invisibile in superficie ma decisiva per la salute della “foresta” dell’impatto. «Più la rete è viva – conclude – più connette capitali filantropici, investitori a impatto, fondazioni e imprese sociali, più l’ecosistema diventa resiliente. Senza queste reti, restano solo alberi isolati». Un’indicazione che guarda oltre l’America Latina e interpella anche l’Europa: meno frammentazione, più infrastruttura, più fiducia.

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