L'arte che cura

Colorare la paura: gli ospedali dipinti di Silvio Irilli

di Arianna Monticelli

Boschi, mari, pesci, animali fantastici... A fine 2025 il ministero della Salute e il ministero della Cultura hanno firmato un protocollo d’intesa che riconosce il valore terapeutico della bellezza negli ambienti sanitari: Silvio Irilli, artista e fondatore di "Ospedali Dipinti" lo fa da 15 anni. Dal Gemelli al Gaslini, da Novara a Castrovillari ha dipinto quasi 10mila metri quadrati in 40 ospedali di tutta Italia. Ecco la sua storia

Capitan Delfino, l’immancabile mascotte, fa capolino in quasi tutti i dipinti: ma spesso entra anche dal vivo nei reparti, per incontrare bambini, genitori e operatori sanitari. Ma il protagonista vero di Ospedali Dipinti è Silvio Irilli, artista piemontese che in meno di 15 anni ha già dipinto quasi 10mila metri quadrati in 40 ospedali di tutta Italia. In passato Irilli è stato anche caricaturista per il mondo dell’editoria, disegnatore della trasmissione tv Solletico e artista-educatore al Parco della fantasia di Gianni Collodi di Omegna, in Piemonte: ma è con Ospedali Dipinti che ha trovato la sua dimensione.

Per lui, ogni volta, è il sogno di un bambino che diventa realtà. Irilli ha trasformato in una professione quella voglia infantile di colorare il mondo, su qualsiasi superficie bianca gli capitasse a tiro: un impegno fatto di colori e di enormi pareti disegnate nei luoghi di cura, per portare la bellezza nel mondo dei bambini che affrontano una quotidianità fatta di ospedali e cure oncologiche.

Ha sempre avuto una certezza: anche ciò che sembra impossibile può avverarsi, se c’è un forte desiderio e, soprattutto, quel desiderio viene condiviso. È così che nel 2012 fonda il progetto artistico e sociale di Ospedali Dipinti, con cui trasforma le strutture sanitarie attraverso grandi opere murali. Ogni singola iniziativa è sostenuta da fondazioni, associazioni, aziende e anche da privati, attraverso raccolte fondi dedicate. Ail, Associazione Bianca Garavaglia, Abio, La Nostra Famiglia, NurSind sono solo alcune delle realtà che hanno permesso di portare i colori di Irilli negli ospedali d’Italia. Accanto a loro, anche tante altre associazioni e fondazioni, più piccole, spesso nate da genitori di bambini che non hanno superato la malattia e che contattano l’artista nel desiderio di donare ad altri un luogo di cura più bello e più rassicurante, in memoria dei propri figli.

Il valore terapeutico della bellezza

A fine 2025 il ministero della Salute e il ministero della Cultura hanno firmato un protocollo d’intesa che riconosce il valore terapeutico della bellezza negli ambienti sanitari e intende promuovere l’arte negli ospedali. Per Irilli è una conferma istituzionale di qualcosa che l’esperienza gli ha già ampiamente mostrato e i medici con cui si relaziona gli confermano ogni giorno: la bellezza dell’arte umanizza la cura, intesa come l’insieme di azioni, attenzioni e relazioni che accompagnano il paziente, non solo dal punto di vista medico. Le sue pareti sono mondi che cambiano il volto di reparti pediatrici, sale operatorie e aree di accoglienza, con un presupposto: un bambino che entra in ospedale non deve mai sentirsi in un luogo ostile.

A volte sono acquari che sembrano muoversi, altre volte cieli immensi, altre ancora foreste popolate da animali o città fantastiche da esplorare: ogni spazio è una storia, ogni corridoio un viaggio. Colori, personaggi, scenari parlano alla fantasia ma anche alle emozioni, per incoraggiare e proteggere i piccoli pazienti, le loro famiglie ma anche medici ed operatori sanitari. Perché dove arriva Irilli tutto cambia: l’arte diventa accoglienza, comunicazione, supporto emotivo. Quegli spazi diventano un appiglio, un piccolo sollievo.

I bambini, immersi nei colori, dimenticano la paura.

Silvio Irilli, artista

«I medici mi raccontano spesso che accade qualcosa di inaspettato: i bambini, immersi nei colori, dimenticano la paura. Ogni nostro progetto mette al centro le persone ed è un’azione corale. Dico sempre che la firma non è mia, ma di tutti coloro che collaborano, anche di chi contribuisce con una piccola donazione. Enti, fondazioni e associazioni mi contattano e la loro fiducia è un dono prezioso: vedere lo spazio trasformato emoziona anche me» sottolinea Irilli.

La Neuroriabilitazione infantile del Santa Lucia di Roma, prima e dopo l’intervento di Silvio Irilli

L’isola magica

Nel reparto di emato-oncologica dell’Istituto Gaslini di Gevona, l’artista ha creato una gigantesca “isola del tesoro”, grazie al sostegno di Gaslini onlus e di aziende private. «L’opera ha cambiato il volto del reparto. Per i bambini ricoverati è uno spazio ludico e ricreativo, perché il colore avvolge il loro mondo in un mare di storie di fantasia e di sereno divertimento. È un ambiente straordinario, dove la malattia si colora di distrazione, leggerezza e spensieratezza. L’isola è così magica da attirare anche i medici, con le loro visite quotidiane e ciò rende il bimbo ancora più sereno e collaborativo», spiega la dottoressa Monica Canepa, psicologa-psicoterapeuta dell’oncologia del Gaslini. I dipinti sono un supporto alle paure, all’ansia, al senso di incertezza e un aiuto a elaborare la malattia. Spesso danno forma a parole faticose da pronunciare, quando bisogna dire ai genitori della malattia dei loro figli.

L’opera ha cambiato il volto del reparto. È un ambiente straordinario, dove la malattia si colora di distrazione, leggerezza e spensieratezza

Monica Canepa, psicologa-psicoterapeuta dell’oncologia del Gaslini

Tutto iniziò con cinque bunker di radioterapia

A generare l’idea di Ospedali Dipinti fu un primo piccolo progetto all’Ospedale Gemelli di Roma, nel 2011, che negli anni ha portato alla totale trasformazione della radioterapia oncologica. Doveva esserci solamente un corridoio dipinto: è diventata una storia fatta di colori intensi, legami forti e crowdfunding partecipati, con cinque bunker di radioterapia completamente trasformati e 1.400 metri quadrati di mondi dipinti. «Il progetto del Gemelli ha cambiato il mio percorso artistico, ma anche la mia visione della vita, perché i bambini devono poter pensare al gioco anche nella malattia: ne hanno diritto. Il nostro compito è offrire loro un ambiente che li riporti nella loro dimensione naturale» sottolinea Irilli.

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Irilli crea le opere nel suo studio, grazie anche alla tecnologia che permette di dipingere su pannelli grafici, per poi essere riportati su prodotti certificati per gli ospedali. Una volta stampate, le applicazioni vengono montate in poche ore, per non intralciare l’operatività dei reparti. «I progetti richiedono un grande lavoro. Da anni mi dedico esclusivamente a questo: dai piccoli spazi sono passato a interi reparti. La realizzazione segue un percorso preciso, si sceglie un tema insieme, si visita il luogo, io prendo le misure come un sarto per un vestito nuovo», precisa l’artista.

Il progetto del Gemelli ha cambiato il mio percorso artistico, ma anche la mia visione della vita, perché i bambini devono poter pensare al gioco anche nella malattia: ne hanno diritto.

Silvio Irilli, artista

Il ruolo cruciale delle associazioni

Il reparto di neuropsichiatria infantile del Policlinico Umberto I di Roma è diventato così un variopinto giardino, grazie a Emmaland Odv e a due genitori che hanno voluto sostenere il progetto in ricordo della loro bambina. Dall’incontro con Irilli è nato “Il Giardino di Emma”, nella stanza giochi del reparto, ma anche progetti all’Ospedale maggiore di Novara e a quello di Borgomanero, in Piemonte. «Ci sono storie che porto nel cuore. Per esempio quella di una famiglia calabrese con una bambina con una grave forma di Sma, che si era trasferita per questo motivo a Padova. Qui, il Centro di terapia intensiva pediatrica è diventato un grande fondale marino. Da quella esperienza è nata una raccolta fondi per realizzare un progetto analogo anche a Castrovillari», dice Irilli. Nel 2026, infatti, grazie all’associazione Luce di Luna, fondata da quei genitori, Ospedali Dipinti arriverà per la prima volta in Calabria. La pediatria dell’ospedale cittadino diventerà presto un grande ambiente fantastico a tema marino, dove i bambini ricoverati potranno immergersi, nel loro periodo di ricovero. La mamma di Luna, Laura, ha voluto un nuovo progetto di vita, per accogliere, sostenere e camminare accanto ad altre famiglie che affrontano la malattia rara dei loro figli. «Le opere che realizzo danno anche visibilità alle associazioni, che possono così raccogliere fondi anche per altri progetti» conclude Irilli.

Tra le campagne in corso c’è quella che porterà nel 2026 alla nascita di un bosco dipinto nella nuova terapia intensiva neonatale dell’Ospedale Buzzi di Milano, con l’impegno dell’associazione Obm Ets. Il 2025 si è invece concluso un progetto al Policlinico San Matteo di Pavia: gli ambulatori della cardiologia pediatrica sono diventati un mare blu popolato di personaggi. Laura, una mamma che ha perso la sua bambina nel reparto di cardiologia pediatrica, ha dato vita all’associazione Sara Angela Boffi, insuo ricordo.

L’Isola dei delfini di Noemi, terapia intensiva pediatrica dell’Ospedale di Pescara, realizzata con l’associazione Progetto Noemi

Nel giugno 2025 Ospedali Dipinti è arrivato alle Nazioni Unite, con la testimonianza diretta di Irilli – su invito della ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli – alla Conferenza Onu sui diritti delle persone con disabilità.

La sfida dell’autismo

In un recentissimo progetto, Irilli ha compiuto un’ulteriore evoluzione del suo impegno, portando la sua arte in una struttura residenziale per persone con disturbo dello spettro autistico e bisogni di supporto elevati: la residenza assistenziale flessibile La Motta di Pessione di Chieri (TO), gestita dalla cooperativa Chronos. «Qui, il lavoro è forse ancora più complesso. Le variabili sono tante e non sempre completamente calcolabili: lo stato emotivo, la sensibilità agli stimoli, i cambiamenti anche minimi dell’ambiente, la comunicazione non sempre immediata, la storia personale di ciascuno, il modo in cui una giornata inizia e come può cambiare strada nel giro di pochi minuti. In questa cornice, abbiamo voluto sperimentare – con una stanza dedicata – se e quanto il colore e la forma rappresentata possano essere aiuto nel determinare calma, sicurezza e benessere nelle persone», spiega la dottoressa Alessandra Pucci di Chronos.

L’opera di Irilli realizzata all’interno di una struttura residenziale per persone nello spettro autistico

Quando è stata posizionata la prima opera, con il tema del mare, la reazione degli ospiti è stata immediata e per certi versi è andata oltre le aspettative. Molti si sono avvicinati ai delfini, ai pesci colorati, indicandoli, usandoli per comunicare: «Sono interazioni che potranno anche diventare un aggancio per attività, per un gioco condiviso, oltre che essere un momento di esplorazione tranquilla e di ampliamento di contatto con il mondo», precisa Pucci. «Viste le reazioni positive, altre opere sono state aggiunte, per divenire possibilità in più, in cui ciascuno può trovare tempi e modi propri: momenti di calma, piccole iniziative, contatto, distanza, scelta».

Le foto del servizio sono state fornite dall’intervistato

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