Scordatevi la “collezione”. Qui si lavora per pezzi unici. Parla di «drop, ossia di produzione scaglionata, calibrata sulla domanda» Valeria Kone, cittadina italo-maliana, innamorata dell’Africa, fondatrice e ceo di Coloriage. «Si tratta di edizioni limitate di pezzi unici. Produciamo in base ai tessuti disponibili, progettando quotidianamente i capi: questo peraltro è ciò che più mi affascina del mio lavoro. Non abbiamo una produzione iniziale per stagione, venduta poi durante l’anno, come le grandi case di moda. Siamo artigiani e non possiamo né vogliamo produrre in serie. Per me, il vero lusso è l’unicità».
Le etichette di ogni abito portano il nome del sarto che l’ha realizzato e il tempo che è stato dedicato a quella creazione
Valeria Kone, fondatrice e ceo di Coloriage
Coloriage è un laboratorio di sartoria sociale nel quartiere di Trastevere, a Roma, nell’ex-mattatoio di Testaccio. Ma è anche una scuola di moda gratuita per migranti e rifugiati in Italia e uno spazio di incontri, dove designer e artigiani di varie provenienze condividono saperi e tecniche per creare coloratissimi capi unici e originali. Le collezioni uniscono tessuti recuperati da dead stock di aziende italiane, case di moda e produzioni cinematografiche, con pregiate stoffe artigianali africane. Le etichette di ogni abito portano il nome del sarto che l’ha realizzato e il tempo che è stato dedicato a quella creazione. Sia per sfilate sia per lo shooting, non vengono usati modelli ma persone che portano con sé la loro storia: anche Moustapha Fall, il Moussa di Io Capitano – il film di Matteo Garrone – ha prestato il suo volto a Coloriage.

Era il 2019 quando Valeria Kone ha fondato Coloriage. Insieme a lei, il sarto senegalese Khassim Diagne, «una persona che ha avuto un ruolo fondamentale in questa avventura», ci dice Kone, «principalmente per il suo essere mediatore fra i docenti delle scuole di moda e i migranti, vista la sua lunga e consolidata esperienza nel mondo dell’alta sartoria italiana»
La contaminazione prima di tutto
A Coloriage la parola chiave è sicuramente contaminazione, nel suo senso positivo di contatto, fusione e incrocio tra culture diverse, tra design e artigianato sartoriale, per favorire l’integrazione sociale e realizzare vere opere d’arte. «L’intreccio di tecniche e cultura», racconta Kone, «ci ha portato a collaborare con varie scuole di moda. Con Anthony Knight, ad esempio, professore di modellistica e confezione di abiti presso l’Università Iuav di Venezia, abbiamo stretto un importante sodalizio a partire da un primo workshop di modellistica organizzato insieme nel 2023. Anthony ha un significativo background migratorio: nato a Londra, da famiglia giamaicana, si è trasferito in Italia negli anni ’80 e ha lavorato alla modellistica per marchi famosi. Dopo essersi stabilito a Venezia, ha iniziato la sua collaborazione con la sartoria del Teatro La Fenice e, dal 2023, è entrato nel nostro team. Ne siamo davvero orgogliosi, ci vediamo ogni tre mesi per un seminario intensivo con i ragazzi». Ma sono tante le le scuole con cui Coloriage collabora, come il Master in Fashion Studies dell’Università la Sapienza, la NABA – Nuova Accademia di Belle Arti e l’Accademia Koefia di Roma.

Sostenibilità double (triple) face
Per le vivaci creazioni dell’atelier romano si recuperano tessuti italiani da dead stock di aziende, case di moda e produzioni cinematografiche e si realizzano piccole collezioni di upcycling di capi vintage, utilizzando gli scampoli delle creazioni. Non si getta nulla. «C’è da dire che in Italia c’è una legge molto restrittiva in tema di scarti dell’industria tessile e di responsabilità estesa del produttore», spiega Kone. «Si tratta di un approccio win win: il produttore ci dona i tessuti rimasti, ne trae benefici fiscali e noi recuperiamo materiale che non dobbiamo acquistare. Ovviamente, dobbiamo fare controlli sulla qualità. Lavoriamo sempre con tessuti naturali e non possiamo permetterci errori, come quello di usare tessuti sintetici non in linea con la nostra filosofia».
Sostenibilità culturale
Ma c’è un aspetto che sta particolarmente a cuore alla fondatrice di questa impresa. «Si parla troppo poco di quella che, a mio avviso, è una dimensione fondamentale della sostenibilità: quella culturale», commenta. «Non bisogna mai fare ombra a chi produce, dobbiamo allontanarci dall’approccio consumista che caratterizza la società moderna, il background culturale di ciascuno è essenziale nel rapporto con la natura e il mondo circostante. In Mali, la filatura a mano con i telai è una tradizione artigianale da conservare, che porta con sé un substrato culturale fondamentale. Ci sono tecniche che originano da tinture usate per curare i mariti cacciatori feriti, frutti che portano guarigione e danno vita al colore. La moda, in fondo, cura ed insegna a rispettare la natura. Questa sua dimensione è del tutto dimenticata».
Si parla troppo poco di quella che, a mio avviso, è una dimensione fondamentale della sostenibilità: quella culturale. Non bisogna mai fare ombra a chi produce
Valeria Kone, fondatrice e ceo di Coloriage
La partnership con DonneXStrada
E poi, ci sono le donne. Per il lancio del drop per la primavera-estate, Coloriage si è impegnato sul tema della violenza di genere e ha scelto come testimonial Bianca Hirata e Caterina Fantetti, co-fondatrici dell’associazione non profit DonneXStrada, che lavora per la sicurezza, l’autodeterminazione e la libertà delle donne nello spazio pubblico e privato. Non solo: «Stiamo facendo la formazione per diventare un Punto Viola di “Donnexstrada», dice Kone, «un luogo di riferimento nel territorio, che abbia sensibilità e strumenti per accogliere la persona nelle diverse situazioni di difficoltà».
Rifugiati, l’impegno premiato da Unhcr
Nel 2021, Coloriage è diventata un’impresa sociale. Oggi dà lavoro a 7 studenti della sua stessa scuola. Il suo modello circolare va oltre la produzione: i proventi di ogni capo venduto vengono reinvestiti nella scuola di moda Gratuita. Anche per questo, da due anni, Coloriage ha ricevuto il riconoscimento “Welcome” dell’Unhcr, per la promozione dell’integrazione lavorativa dei rifugiati.

La moda, per Valeria e il suo team, può essere uno strumento potente di integrazione e giustizia sociale. «Abbiamo convenzioni con i principali centri di accoglienza del Lazio che ci contattano quando arrivano persone che dichiarano di avere un background sartoriale o artigianale», spiega. «Ogni mese, riceviamo 15 richieste di tirocini curriculari, ma riusciamo ad accogliere solo quattro studenti a semestre. Di fatto, colmiamo un gap istituzionale. Se non riusciamo ad accogliere i richiedenti, comunque li aiutiamo a cercare lavoro in case di moda o sartorie. Il sostegno deve essere continuo».

I colori dell’Africa, i “tessuti curativi” e i simboli
I colori dei tessuti che accolgono il visitatore dell’atelier sono intensi e saturi, spesso basati su combinazioni di blu indaco, giallo, rosso, verde e bianco. Ma ve ne sono di tutti i tipi. Una delle recenti novità è data dall’utilizzo del metodo di tintura tie-dye, tessuti biologici tinti con pigmenti naturali prodotti in collaborazione con artigiani locali e una cooperativa di donne di Bamako. Molti di questi tessuti sono “tessuti curativi”, visto che «la tradizione tessile del Mali utilizza piante antibiotiche e antibatteriche». Sono tele che veicolano messaggi e simboli: in un tessuto in bianco e nero, per esempio, il nero rappresenta il coccodrillo, custode della pace delle comunità lungo il fiume. Nei pantaloni a pois riecheggia il manto della faraona, custode della pace domestica. È c’è una tela che pare un insieme di geometrie: rappresenta invece delle scatole in cui vengono conservate le conchiglie, custodi delle cose importanti. «Nella cultura africana l’arte è una cosa vivente, tanto che i musei, in Africa, non espongono dipinti ma oggetti di vita quotidiana», afferma Kone.
Arriva anche il cinema …
Le creazioni di Coloriage sono arrivate anche al cinema: Paolo Virzì ha usato stoffe prodotte in Mali, tessute e dipinte a mano con pigmenti naturali, per i costumi del suo film Siccità, firmati da Ottavia Virzì. Nel 2022, Coloriage ha presentato, con A.I. Artisanal Intelligence, una produzione speciale dedicata ad Appunti per un’Orestiade Africana, un documentario girato nel 1969 da Pierpaolo Pasolini, come sopralluogo in Africa per la produzione successiva, mai effettuata, di un film ispirato a Eschilo. E l’attore Filippo Timi alla Festa del Cinema di Roma 2025 ha indossato abiti di Coloriage per la conferenza stampa e il red carpet.

Infine, «Coloriage ha appena vinto un bando per aprire una scuola di moda a Ségou, nel nord del Mali, dove, coltivando l’arte della tessitura e della pittura artigianale su tessuto, si riesca anche a sviluppare gli strumenti per un’imprenditoria locale in grado di esportare prodotti finiti. Ciò che, oggi, ancora manca», confida Kone. L’impresa continua.
In apertura, Coloriage con DonneXStrada, ph credits Giacomo Riccardi. Le foto della news sono di Coloriage, dove non è specificato il credito del fotografo
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