L’occhio va all’etichetta, per controllare la scadenza ma anche il prezzo del prodotto, che è più basso del solito.
Molto spesso il cibo che si avvicina alla data indicata sulla confezione è offerto dalla grande distribuzione a prezzo scontato. I vantaggi sono per entrambe le parti: il supermercato riesce a vendere merce che rischiava di rimanere sullo scaffale, mentre il cliente ottiene un risparmio acquistando cibo che può essere ancora consumato. Ma con questa dinamica commerciale, nobilitata da un intento anti-spreco e all’insegna della sostenibilità, c’è anche chi ci rimette. Quegli stessi prodotti, qualora restino invenduti, rappresentano le eccedenze alimentari che la grande distribuzione dona generalmente al Banco Alimentare o ad altre associazioni. Se aumenta la richiesta dei consumatori per il cibo a prezzo ribassato, naturalmente si riduce la fetta di merce che può essere donata a chi ne ha bisogno. Una questione molto sentita, se si pensa alle crescenti difficoltà economiche delle famiglie legate al carrello della spesa. Senza contare che tenendo in vendita i prodotti troppo a lungo, a ridosso della data di scadenza, si rischia di non poterli né vendere, né donare.
Prezzi saliti più dell’inflazione
Secondo l’Istat, dal 2021 a oggi i prezzi degli alimentari sono aumentati del 25%, cioè di otto punti in più rispetto all’inflazione generale, cresciuta nello stesso periodo di circa il 17%. In particolare, è salito soprattutto il prezzo dei prodotti vegetali (+33%), di latte, formaggi e uova (+28%) e di pane e cereali (+25%). Se qualche anno fa al centro dell’attenzione c’era soprattutto quella energetica, negli ultimi tempi sotto i riflettori è finita l’inflazione alimentare, ormai nel mirino anche della Banca centrale europea: di recente, anche simbolicamente, con la visita della presidente Christine Lagarde al mercato di Sant’Ambrogio a Firenze, per verificare “sul campo” i prezzi e l’andamento dell’economia reale.
Secondo un’indagine dell’Osservatorio Waste Watcher sullo spreco alimentare domestico, su un campione di 1.200 famiglie italiane, l’85% dichiara di essere favorevole ad acquistare prodotti scontati in scadenza.
Ad approfittarne è soprattutto chi si considera in grado di valutare fino a quando è possibile ancora consumarli e anche chi, naturalmente, è alla ricerca di prezzi più convenienti. Tra il 15% che preferisce non acquistarli, le motivazioni più diffuse sono l’incertezza sulla propria capacità di capire fin quando è possibile consumarli, la convinzione che non siano più adatti al consumo e, in minima parte, anche l’imbarazzo nel ritrovarsi a fare acquisti nel reparto del cibo in scadenza. In ogni caso, per l’Osservatorio nazionale di Federconsumatori, la ricerca di offerte e sconti e gli acquisti di prodotti vicini alla data di scadenza sono abitudini sempre più diffuse tra chi fa la spesa, adottate ormai dal 51% dei consumatori.
Ogni europeo spreca 130 chili di cibo all’anno. Se italiano, otto in più
Naturalmente, se si acquistano tanti prodotti vicini alla scadenza, senza considerare bene i tempi di consumo, aumenta la possibilità di sprecarli. Nel 2023, come risulta dai dati Eurostat più aggiornati, nell’Unione europea sono stati sprecati circa 130 chili di cibo pro capite, in leggero aumento rispetto all’anno precedente. In Italia lo spreco è stato di 138 chili a testa, quindi superiore alla media. Ma c’è un altro aspetto di particolare interesse. Mentre a livello medio Ue la categoria “rifiuti domestici”, cioè il cibo sprecato dalle famiglie, rappresenta il 53% del totale, nel caso italiano la percentuale sale al 71%: il nostro è il Paese europeo con la più alta incidenza dello spreco domestico.

Stando a una ricerca di Ipsos e Altroconsumo, quello alimentare è percepito come lo spreco più rilevante a livello economico: il 72% delle famiglie italiane lo indica tra i principali ambiti di spreco domestico. Quota ben superiore a quella espressa per l’eccessivo consumo di acqua corrente (64%), energia elettrica (62%) e riscaldamento (37%). La percezione è confermata dai numeri. Si stima che lo spreco alimentare costi all’Italia l’equivalente di circa l’1% del Pil.
Non tutte le indicazioni delle date sui prodotti sono uguali. Da una parte c’è la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro”, che non è una data di scadenza, ma il termine minimo di conservazione – tmc. Non c’entra con la sicurezza: si tratta di una indicazione di preferenza di consumo che l’azienda produttrice esplicita sulla confezione dei prodotti.
In questo caso, anche se si supera il tmc, il cibo può comunque essere consumato senza conseguenze negative per la salute e quindi anche donato. Discorso diverso deve essere fatto per la scritta “da consumare entro il”, che è la scadenza di un alimento e che vale come indicazione perentoria. Se si supera questa data, consumare il prodotto può essere rischioso per la salute. Non è necessariamente un giorno a fare la differenza: potrebbe trattarsi di cibo commestibile anche dopo la scadenza indicata, ma in ogni caso, per legge, l’alimento non può più essere venduto. Se non viene acquistato (o donato) entro quella data, diventa perciò spreco alimentare.
Meno spreco ma meno donazioni
Tra il cibo che si vende in offerta speciale e quello che si spreca, si riduce quello che è possibile donare. Banco Alimentare, ad esempio, segnala che a seguito delle politiche di vendita last mile, cioè dell’ultimo miglio, è diminuita la quantità di prodotti donati per negozio e che per mantenere dei volumi interessanti/sostenibili di cibo salvato dallo spreco a scopo sociale, è necessario aumentare il numero dei supermercati da cui effettuare i prelievi.
Tra 2022 e il 2024 Banco Alimentare ha recuperato dalla grande distribuzione quasi 50 mila tonnellate di cibo eccedente. La raccolta è cresciuta: nel 2024 sono state recuperate circa 17.800 tonnellate di alimenti, in aumento rispetto alle 16 mila raggiunte nel 2023 (e ad altre 16 mila circa nel 2022).
Il risultato è naturalmente positivo, perché si traduce in una maggior quantità di aiuto alimentare; tuttavia gli elementi di cui tenere conto sono diversi. Oltre alla quantità di cibo salvato dallo spreco e donato, è cresciuto anche il numero di punti vendita coinvolti nella raccolta. Più punti vendita significa, ovviamente, un aumento della complessità logistica operativa e dei costi da essi derivanti.

ma scende la media raccolta per punto vendita
Nel 2022 i negozi da cui Banco Alimentare recuperava alimenti erano 1.891, passati poi a 2.115 nel 2023 e a 2.355 nel 2024. «Le varie iniziative antispreco hanno contribuito al calo dei prodotti donati, anche se si tratta di un fenomeno non generalizzato e che non incide per tutte le catene allo stesso modo», spiegano dalla Fondazione, «mancano all’appello soprattutto frutta e verdura, tra i prodotti più colpiti dall’inflazione e quindi più ricercati da chi è a caccia di sconti, mentre si osserva anche un parziale calo della qualità del cibo donato, segnalato da circa un quarto delle strutture beneficiarie degli alimenti raccolti».
Il Buon fine targato “Coop” e la spesa antispreco Esselunga
Nel 2024 Coop Alleanza 3.0 tramite il progetto Buon Fine ha coinvolto oltre 250 punti vendita in otto regioni da Nord a Sud, riuscendo a donare a quasi 400 associazioni locali circa 1.800 tonnellate di cibo in scadenza, l’equivalente di 10 mila pasti giornalieri per persone e famiglie in difficoltà. «Si tratta di un esempio concreto di come Coop Alleanza 3.0 trasforma ciò che rischia di diventare spreco in un gesto di cura, dignità e sostegno. Incarna la vera essenza della cooperativa: fare insieme, per il bene di tutti, trasformando ogni eccedenza in un atto di valore e ogni gesto quotidiano in un segno di comunità», dice Domenico Trombone, presidente di Coop Alleanza 3.0.
Da quasi vent’anni la Cooperativa porta avanti iniziative per contrastare lo spreco alimentare e valorizzare i prodotti invenduti e Buon Fine è il suo programma più significativo sul tema.
Inizia con il monitoraggio dei prodotti vicini alla scadenza o con imperfezioni di confezionamento. In un primo momento sono offerti ai soci a prezzo scontato, con riduzioni tra il 30% e il 50%, in spazi dedicati e segnalati nei punti vendita. L’invenduto viene donato alle associazioni locali.

Da tempo anche Esselunga, nel suo duplice ruolo di distributore e produttore, considera la riduzione dello spreco alimentare una priorità e adotta numerose iniziative per limitare le eccedenze. Oltre a sensibilizzare la clientela sul valore dei prodotti prossimi alla scadenza, ha pensato a soluzioni per facilitarne l’individuazione. Dal 2025 ha lanciato il bollino verde “spesa antispreco”, applicato quotidianamente sui prodotti vicini alla scadenza.
L’etichetta è utilizzata in numerosi reparti, soprattutto frutta e verdura, pesce, carne, gastronomia, latticini e salumi, ma anche per prodotti non alimentari deperibili. «La risposta dei clienti a questa iniziativa è stata positiva, confermando una crescente consapevolezza sui temi della sostenibilità e della responsabilità sociale», spiegano da Esselunga. Anche in questo caso, quelli che restano invenduti sono donati. Esselunga collabora da quasi vent’anni con Fondazione Banco Alimentare, che permette di raccogliere i prodotti ancora idonei al consumo: nel 2024 sono state donate ad associazioni ed enti non-profit 2.100 tonnellate di cibo, pari a più di quattro milioni di pasti.
Troppo buoni per esser gettati
Negli ultimi anni il tema dello spreco alimentare sta incontrando una sensibilità crescente tra i consumatori, giovani e non solo. E non mancano altri canali che puntano a ridurlo e a offrire un vantaggio a chi compra: anche in questo caso, contribuendo però a ridurre il cibo donato. Too Good To Go raccoglie piatti pronti e ingredienti ancora buoni da negozi, bar, supermercati e ristoranti, offrendoli a prezzi vantaggiosi. L’app, nata in Danimarca nel 2015 e poi arrivata nel 2019 in Italia, mette in contatto ristoranti, negozi e supermercati con gli acquirenti, consentendo di comprare le cosiddette surprise bag, ossia pacchetti di cibo contenenti le eccedenze di giornata a prezzo ridotto. Un’ulteriore possibilità per chi è in difficoltà con la spesa e può così approfittare di acquistare tanto cibo in una volta (sebbene a scatola chiusa) a un prezzo conveniente. Ancora una volta c’è chi ne trae un vantaggio, ma verosimilmente gli alimenti donati diminuiscono.
Le foto sono di VITA, il grafico di Ornella Isabel Tataje Falcon.

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