Quanto servirebbero oggi i supereroi, personaggi dotati di super coraggio, impavidi, arditi, audaci e intrepidi, pronti a volare nei cieli più grigi e nuvolosi per salvare un pianeta perso. Qualcuno ancora lo si ritrova per le strade, nei racconti colorati sui muri, fra storie di papi illustri, uomini comuni e grandi artisti. Tra le vie della città eterna, è possibile imbattersi in quelli realizzati da Maupal (all’anagrafe Mauro Pallotta), che si definisce «un pittore prestato alla strada», un artista che parla a tutti, al di là delle barriere di età, pensiero, linguaggio, cultura e libertà.
Sulla strada, anche della diplomazia
Maupal è un artista romano le cui prime opere si distinguono per l’uso di materiali non convenzionali, come carte da gioco, tappi di sughero e vetro. Il suo stile unico e originale unisce ironia, satira politica e un forte impegno sociale. E bellezza.

Arriva alla ribalta della cronaca, nel 2014, quando fa parlare di sé con l’iconico Super Pope, un omaggio a Papa Francesco. A quell’epoca, murales raffiguranti Bergoglio compaiono nel quartiere romano di Borgo Pio o nei vicoli di Trastevere. I passanti ne restano incuriositi, la stampa pure. Da allora, scrivono di lui il Wall Street Journal, Usa Today, The New York Times, The Guardian, The Daily Mail, The Independent, The Sun, Times, Le Monde e altre testate internazionali.
«La notorietà è arrivata con la strada», racconta, «ma dipingo fin da ragazzo. Sono nato e cresciuto davanti al Vaticano e una notte di gennaio del 2014 ho fatto la mia prima goliardata in strada, affiggendo il Super Pope», continua. «Quella è diventata l’opera di street art spontanea più virale di tutti i tempi. Nel momento in cui ho scoperto l’arte urbana, mi sono reso contro delle sue potenzialità, perché la strada è democratica: chiunque passa può vedere l’opera, chiunque può accedervi».
Nel momento in cui ho scoperto l’arte urbana, mi sono reso contro delle sue potenzialità, perché la strada è democratica: chiunque passa può vedere l’opera, chiunque può accedervi
Maupal, artista
L’arte è per Maupal un potente strumento di comunicazione, un linguaggio primordiale che «può decifrare e decidere la via filosofica che un sistema può percorrere», dice. «Con una visione artistica proiettata al futuro, si possono trascinare pensieri sociali. È storicamente provato. Ma troppo spesso il ruolo dell’arte è sottovalutato. Non dipingo per dire la mia, ma per accendere i riflettori su un argomento scomodo o poco noto, per risvegliare l’opinione pubblica». Per capire dove siamo.
E qui entra in gioco la geopolitica. Da cinque anni l’artista conduce workshop con l’Istituto per gli studi di politica internazionale – Ispi, dove dialoga con futuri consoli e ambasciatori su quanto l’arte, e la street art in particolare, possa influire a livello politico. «Un futuro diplomatico ha una forma mentis ben lontana da quella di un artista, ma prevale spesso la curiosità, come se l’artista fosse una finestra aperta su un mondo libero, importante veicolo di diplomazia culturale», racconta. «Il punto in comune è capire in quale contesto si è chiamati a operare. Anche creando ossimori grafici leggibili in direzioni opposte».
L’incontro con Papa Francesco
«Il giorno in cui ho iniziato a disegnare il Papa la mia vita è cambiata. Parlo in termini di notorietà. L’avevo visto per la prima volta il giorno della sua elezione. A marzo 2013 ero in piazza San Pietro, ricordo quando si è affacciato e nessuno sapeva chi fosse. Notai però subito la somiglianza con mio nonno Carlo, un’immediata empatia involontaria. Anche la scelta di chiamarsi Francesco mi aveva attratto. Quel Papa aveva una marcia in più, era dotato per natura di grande capacità comunicativa. Aveva incontrato e parlato con milioni di persone nel mondo, e si vedeva». Era il “protagonista” che mancava.
Nel 2013 Maupal fu colpito dal viaggio di Francesco a Lampedusa, il primo fuori dalla Diocesi, la visione di un uomo che, come un qualsiasi altro cittadino, sale su un aereo passeggeri, valigetta alla mano. «Quell’immagine mi ha fatto subito pensare a un supereroe buono», racconta, «e mi ha dato l’ispirazione per creare il Super Pope che spicca il volo in aiuto dei più deboli, con la sua valigetta di valores». Un mantello a voler proteggere il mondo, quell’uomo discreto e semplice è portavoce di profondi valori cristiani ma anche terreni, come la fede nella squadra del cuore di Buenos Aires, il San Lorenzo di Almagro o le opere del suo Elemosiniere.

«Fin dall’inizio fu chiara la predisposizione di Francesco verso poveri, ultimi ed emarginati», continua, «la capacità di affrontare in prima persona i grandi temi del mondo, come la guerra e l’inquinamento». E allora ecco il Papa che, su una scaletta, gioca a tris con il simbolo della pace e una guardia svizzera che gli fa da palo o il murale di fronte alla Cattedrale di San Pancrazio di Albano, che rievoca la sua Enciclica “Laudato Sii” e raffigura Francesco intento a ripulire il cielo dallo smog, armato soltanto di una spatola da lavavetri e di una spugna. L’eco-pope. Da allora, è inarrestabile.
La forza della fragilità
Maupal racconta la fragilità umana, raffigura persone che vivono tutte alla periferia di qualcosa ma che parlano un unico linguaggio oggi sovversivo, quello della pace. Ci sono anziani, giovani, malati, migranti, gente sola e ai margini, con la voglia di cielo e di riscatto. Tutti alla ricerca di un loro spazio, anche piccolo, nel mondo. Con immagini colorate, si prende cura, è un artista che, con il suo linguaggio, parla sempre di solidarietà. Se siamo uniti, non siamo persi.

Molto attento al sociale, fra le tante iniziative, l’artista ha regalato un’opera alle Cucine economiche popolari di Padova nel 2020, anno in cui la città era Capitale europea del Volontariato, uno spazio che da oltre un secolo offre pasti ai più vulnerabili. Non di solo pane era il nome del progetto realizzato con le associazioni Jeos e Domna, a unire i bisogni dell’uomo di sostentamento del cibo a della mente, attraverso la cultura.
Un ponte generazionale
Maupal è anche ponte fra generazioni, portavoce di una memoria che non deve perdersi. L’artista ritorna sul concetto, a lui caro, di quei valores da cui tutto ha avuto origine. In epoca Covid, aveva creato Cercasi eredi, apparso nel paesino di Santa Sofia in provincia di Forlì-Cesena: un omaggio a una generazione che se ne va, una generazione incredibile che sta svanendo, i nostri padri e madri, i nonni o, per i più fortunati, i bisnonni. Gli anziani, spariti come leggere e sfortunate libellule durante la pandemia, sono quelli che hanno superato guerre, povertà, terrorismo. Anche loro nelle vesti di eterni supereroi.
La mia attrazione per gli anziani forse deriva dalla passione per mio nonno Carlo, classe 1904. Grazie a lui, a quattro anni, sapevo già leggere e scrivere
Maupal
«I nostri anziani italiani hanno creato un’epoca nel rispetto dell’etica, nella disciplina, nel lavoro sodo, nelle lotte e nelle conquiste sociali», racconta. «Una generazione che ha fatto grande la nostra penisola. Una eredità quasi lasciata, letteralmente, nella spazzatura», ci dice. «Gli anziani hanno tanta storia sulle spalle e tanta voglia di raccontarla, ma pochi la ascoltano. I ragazzi sono orecchie privilegiate e di questo me ne accorgo anche in strada: sono sempre pronti ad accogliere la storia che qualcuno vuole condividere. E questo fa crescere sia chi racconta sia chi ascolta. La mia attrazione per gli anziani forse deriva dalla passione per mio nonno Carlo, classe 1904. Grazie a lui, a quattro anni, sapevo già leggere e scrivere. Mi ha insegnato tutto, anche raccontandomi del suo “confino” a Lipari, durante il quale conobbe Sandro Pertini».
L’arte può rafforzare questo ponte fra generazioni: Maupart ha tenuto vari laboratori inclusivi di street art. Dal B-sogno d’arte, culminato nella realizzazione di un murale nella sede dell’Istituto Palazzolo-Fondazione Don Gnocchi di Milano cui hanno partecipato ragazzi con disabilità ospiti dei centri diurni disabili e persone anziane delle rsa della Fondazione con educatori e accompagnatori, fino a un laboratorio a Fabriano, dove studenti della Scuola Pontificia Pio IX di Roma e anziani del Collegio Pergolesi di Jesi hanno realizzato murales raffiguranti le opere della Misericordia.

Il metodo? «A seconda di chi ho davanti metto a disposizione una rosa di tre o quattro argomenti e poi e si vota su quale lavorare. A quel punto, tutti preparano, in maniera individuale, un disegno, una frase, un pensiero, una scultura. I bozzetti vengono votati, quello che vince verrà messo in pratica su una grande muro, dove l’opera sarà firmata da tutti. Abbiamo lavorato su temi adatti alla struttura, dai parenti che vanno a trovare i genitori, all’ospite che arriva con i pasticcini, fino allo psicologo in dialogo con i pazienti. Il murale cambia volto al luogo, grazie a un lavoro fatto tutti insieme».
Il cuore oltre le sbarre
Ma per Maupal la grande carica arriva dal lavoro nelle carceri. «L’arte è capace di superare ogni barriera: c’è chi è in prigione e chi si sente imprigionato, ma i sogni e le speranze saranno sempre liberi per chiunque». Molte associazioni culturali lo invitano a realizzare workshop nelle carceri: «Ogni volta che esco da un’esperienza fatta in carcere, mi ritrovo sorprendentemente più ricco», racconta. «Forse perché quando entri, sei travolto da tante sensazioni, fra ansia da prestazione e sottovalutazione di chi si trova là. So soltanto che mi chiedo sempre “chi sono io per giudicare” e quindi non faccio mai domande».

Makers è il nome del progetto che portò nel 2011 per la prima volta Maupal in un istituto di pena, il carcere minorile di Catanzaro. «Eravamo diversi artisti che dovevano “autorecludersi” nella struttura per un mese e insegnare ciò che sapevano fare», ricorda. «Io dovevo insegnare disegno e fumetto, altri italiano, fotografia, inglese. Fu un’esperienza indimenticabile». Insieme avevano dato vita al murale Stereotipi e a una storia a fumetti, scritta e illustrata con i ragazzi: una rapina in un tabacchi per pagarsi il biglietto per gli Stati Uniti, fare un match di pugilato sfidando un grande campione, batterlo e incassare i soldi delle scommesse, diventare ricco e rientrare in Calabria, provvedendo per prima cosa a restituire il maltolto al tabaccaio.
Il disegno passa in secondo piano perché al centro c’è l’esperienza della partecipazione e della condivisione, che crea relazione, affezione, ma anche responsabilità: le opere d’arte sono firmate da tutti i detenuti perché sono opere collettive e partecipative.
Maupal entra anche al carcere di Milano Opera, che oggi ospita una sua mostra permanente; qui illustra la copertina di un periodico, Mabul, ideato e scritto dai detenuti. Visita il Due Palazzi di Padova, dove in tre giorni nasce Hope, un murale di 100 metri quadrati, frutto del laboratorio con alcuni ergastolani. Nel 2023, partecipa al progetto Sole in Mezzo, con protagonisti i ragazzi del carcere minorile di Nisida di Napoli (set della serie Mare Fuori), ai quali la onlus Operazione Cuore dedica il suo murale Ero, ora sono. C’è poi Arte senza confini, nel 2024, dove l’artista ha guidato reclusi e studenti del liceo della scuola Pontificia Pio IX di Roma nella realizzazione di un murale destinato all’area ricreativa della casa circondariale di Massa Marittima. Negli istituti, Mauro lavora con persone di ogni età, solo nomi di battesimo che diventano artisti per uno o più giorni e realizzano murales sotto la sua attenta guida. L’arte è un potente strumento di cambiamento e riscatto. Perché l’arte vuole dire fiducia.
In apertura, Maupal, all’anagrafe Mauro Pallotta. (Fotografia di M. Zakrzewski)
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