Irma Testa da Torre Annunziata (Napoli), anni 29, medaglia di bronzo per il pugilato a Tokyo nel 2020 e un volto noto, ormai. Uno splendido documentario sulla sua vita di Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman, nel 2018 resero celebre la sua giovanissima fatica per arrivare alle Olimpiadi di Rio de Janero di due anni prima, la sconfitta, la delusione, l’abbandono del Centro federale di Assisi (Pg) dove era arrivata 14enne, la rinascita sportiva, il podio in Giappone. Una giovane donna che non smette di ricordare da dove è venuta e soprattutto chi le ha dato mano, nello specifico Fondazione Leureus, di cui è ancora oggi ambassador. Per questo la incontriamo a Milano, nella tre giorni che questa importante realtà filantropica, diretta da Daria Braga, ha costruito in occasione di Milano-Cortina 2026
Testa riavvolgiamo il nastro dall’inizio: come è cominciata la sua carriera?
È iniziata nel 2011, tanti anni fa, ed è iniziata dove il pugilato femminile era veramente agli albori, eravamo in pochissime a praticare questo sport. La maggior parte degli allenatori si rifiutava addirittura allenare le ragazze, perché consideravano questo sport prettamente maschile e non adatto all’altro sesso. Ho iniziato grazie a mia sorella, che mi ha portato in palestra: lei ci andava già e tornava a casa, a volte, con i lividi ed era felice.
E lei?
Io non capivo il perché. Lei mi diceva: «No, ma tu dovresti provare per capire cosa si prova ad avere questo livido sulla faccia». Sono entrata in palestra, il primo livido ho capito ed era perché ti sei buttata in mezzo alla rissa, non ti sei risparmiata e quindi vuol dire che hai dato tutto. Ecco, lì mi sono innamorata di questo sport.
Quanto è stato difficile però allora, che non è il secolo scorso, sono ancora pochi anni fa: eppure gli stereotipi sulle donne che facevano sport, soprattutto sulle donne che facessero boxe erano fortissimi.
Sono difficile da combattere anche ora, perché ci sono… Gli appassionati del pugilato sono prettamente persone anziane che guardavano i match, i grandi match su Italia 1, di notte, si svegliavano alle 4,00 del mattino per vedere Tyson, Patrizio Oliva, Nino Benvenuti. Ecco, il pugilato è cambiato e quindi noi dobbiamo cercare di convincere questi appassionati che anche le donne possono fare a botte. In realtà lo stiamo dimostrando perché in Italia, noi donne, vinciamo più degli uomini, portiamo molte più medaglie importanti, olimpiche, mondiali ed europei. Il miglior modo per dimostrarlo è questo con i risultati. Certo poi non si può entrare nella testa delle persone e far capire che ci meniamo come gli uomini, anche perché non è la nostra priorità quella, dimostrare che meniamo come gli uomini. Noi vogliamo dimostrare che abbiamo capito una cosa importantissima, che si può fare il pugilato con l’intelligenza.
Ecco, cosa ha voluto dire nel suo territorio, nella periferia napoletana? Insomma, dove questa cosa piano piano è cresciuta e ha mandato un messaggio importante a tante ragazze.
E per me è stato innanzitutto un piacere vedere che la Campania, la mia regione, abbia risposto così bene all’ingresso delle donne nel Pugilato, perché veramente era l’unica regione all’inizio ad avere tantissime donne nelle palestre. Gli insegnanti campani sono stati i primi ad accettare le donne in palestra e quindi tutta l’Italia, in quel momento, ci invidiava: intendo l’Italia buona, l’Italia positiva, quella che era pronta a questo cambiamento così drastico, così grande all’interno di un mondo così maschilista.
C’è stata una figura di un maestro, Lucio Zurlo, che è stata decisiva su questo. Lei l’ha raccontato oggi, oggi qui al Laureus Hub, un signore che ha più di 90 anni.

All’importanza dei maestri, soprattutto dei maestri benemeriti, maestri più anziani, è stata fondamentale agli inizi ed è fondamentale tuttora. Perché dopo che una decina di maestri, quelli considerati un po’ i guru del pugilato, hanno deciso di allenare le ragazze, quasi tutti poi hanno seguito. E quindi è stato veramente bello, da parte loro, perché potevano tranquillamente continuare a fare il loro lavoro soltanto con i ragazzi, continuare a portare i risultati straordinari dal punto di vista maschile, ma hanno scelto di dare una possibilità anche a noi donne. A oggi, secondo me, quasi tutti questi maestri preferiscono allenare le donne che gli uomini.
Senta, lei è anche una bella figura sportiva perché ha questa sensibilità al sociale impegnata con Fondazione Laureus, impegnata con Fondazione Unhate. Che cosa per Laureus, cosa fa?
Sicuramente io porto le mie testimonianze, perché io sono una di quei bambini che Laureus cerca di aiutare. Io lo sono stata e quindi so esattamente quanto è importante un aiuto come quello di Laureus. Ho ricevuto in altri modi, a piccole erogazioni da parte del genitore, da parte dell’insegnante, da parte dei maestri a scuola. Non tutti sono fortunati come me e quindi alcuni hanno bisogno di un intervento immediato ed è quello che fa Laureus. E io non posso che essere innamorata di questo lavoro perché vedo tanti ragazzini come me che ricevono questo aiuto ed è quello che io vorrei per tutti i ragazzi.

Diamo un incoraggiamento a le nuove Irma Testa che fossero nei suoi 14 anni di allora. Che cosa può dire loro?
Che non ci sono limiti. E I limiti esistono solo nella nostra testa, ma soprattutto non esistono limiti imposti da altri. Gli unici limiti possono essere i nostri e devono essere, devono nascere, dalle nostre preferenze, non dalle mancate possibilità, quindi fate tutto quello che volete, innamoratevi di qualsiasi sport, innamoratevi di qualsiasi percorso di studio. Non esistono percorsi di studio, sport per maschi, sport per femmine, esiste soltanto lo studio, esiste soltanto lo sport, esistono soltanto le persone.
Tutte le foto sono dell’Ufficio stampa di Fondazione Laureus. Quella in apertura è di Emanuele Musmeci.
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