Poche ore dopo che il Sellalab del gruppo Sella aveva premiato cinque progetti innovativi per il programma nazionale del gruppo, intitolato U.Can impact, si è spenta la figura a lungo leader di questo realtà creditizia medio-piccola, che resiste fieramente nell’epoca dei grandi accorpamenti. Se infatti venerdì 21, all’Open innovation center di Torino del gruppo, si conferivano i premi a realtà, giovani e spesso cooperative, impegnate nell’agricoltura, nell’ospitalità, nel turismo responsabile, nell’inclusione, la sera dell’indomani, Maurizio Sella, già guida della holding per 25 anni, è spirato a causa di una malatti che si è improvvisamente aggravata.

Sella aveva 83 anni e, subito dopo la laurea in Economia a Torino, nel 1966, si era dedicato all’istituto con base a Biella, fondato nel 1886 da Gaudenzio Sella, un suo avo, nipote del famoso statista Quintino, assumendone la guida nel 1974, dopo una gavetta estenuante, come all’uso di allora, guidandolo poi attraverso significative trasformazioni.
Per anni, Sella era stato uno dei volti dell’economia di questo Paese, avendo guidato per quattro mandati anche l’Associazione bancaria italiana – Abi, dal 1998 al 2006, decisivi nella trasformazione di un comparto che all’epoca veniva significativamente rappresentato con l’immagine della “foresta pietrificata”, ossia riluttante a ogni innovazione.
Il banchiere se ne è andato silenziosamente: a maggio, coerentemente col suo stile sopbrio, aveva scelto di lasciare la presidenza del gruppo, guidato dal figlio Pietro come amministratore delegato. Un gruppo da 1,5 milioni di clienti, con 6.700 persone al lavoro, fortemente concentrato sul Nord-Ovest ma presente in 6 Paesi, capace di realizzare 132,2 milioni di utili al 30 settembre scorso. Una banca moderna, si è sempre detto, appunto per l’attitudine dei Sella a concepirla dentro un tessuto economico più ampio, generativa di relazioni, di inneschi col mondo imprenditoriale e sociale.

Anche la creazione Sellalab, piattaforma italiana per l’open innovation e l’impatto, di cui appunto quel venerdì si celebrava l’iniziativa torinese, rientra nell’attitudine di questa famiglia biellese a concepire il credito come leva importante per la società.
«Il programma U.Can Impact», spiegava una nota della banca, «conferma il supporto di Sellalab a distretti industriali, Pmi e startup, valorizzando la collaborazione tra imprese e l’adozione di best practice, leve fondamentali per affrontare le sfide del mercato, accelerare la transizione verso modelli imprenditoriali responsabili e generare valore condiviso per la società e per il tessuto produttivo».
All’iniziativa avevano partecipato 36 progetti, di cui 24 hanno superato la prima fase di valutazione. La selezione si è basata su criteri specifici come qualità dell’innovazione, concretezza e utilità, originalità delle collaborazioni, obiettivi perseguiti e risultati ottenuti, potenziale di scalabilità e il carattere innovativo delle metodologie di progettazione adottate.
I cinque progetti vincitori paiono offrire effettivamente queste caratteristiche. C’è infatti Agriease, un sistema di comando da remoto che permette agli operatori di gestire macchinari agricoli già in uso in modo sicuro e intuitivo. Sviluppato da Anostra in collaborazione con associazione culturale Olivicoltori Terra di Cicerone, integra un’unità di controllo compatibile con vari modelli di macchinari senza richiedere modifiche strutturali complesse, riducendo l’esposizione a rischi operativi e migliorando l’efficienza operativa.

C’è Future Design Thinking del villaggio diffuso, un percorso di co-progettazione sviluppato da Orbyta Tech, in collaborazione con Combriccola Marchetti, per valorizzare l’ospitalità diffusa nei borghi italiani. «Tramite laboratori composti dagli abitanti e da operatori del settore», si legge nella motivazione, «insieme a strumenti di Ai generativa, la metodologia crea scenari futuri condivisi tra aziende, territorio e pubblico, potenziando la creatività delle persone coinvolte».
Si chiama invece spiritosamente Hubbuffate il progetto della cooperativa sociale ExEat che valorizza il cibo come generatore di valore e crea una community di agricoltura sociale. Attraverso la piattaforma di e-commerce sviluppata insieme a Forestae, valorizza le oltre 20 aziende agroalimentari che promuovono modelli di economia circolare e redistribuiscono valore alle comunità. Nome parlante anche per il progetto Liberi di coltivare, un’iniziativa di Joinfruit in collaborazione con Open Baladin che propone percorsi di formazione professionale all’interno delle carceri, creando un collegamento fra le persone che si apprestano ad affrontare il reinserimento socio-lavorativo e i mondi produttivi, attraverso attività di coltivazione di ortaggi e frutta in un’azienda agricola all’interno della Casa circondariale di Cuneo.
Infine, premiata anche Sagra zero spreco (sotto, un momento dell’esposizione del progetto, ndr), un servizio di Amico Bicchiere in collaborazione con One More Drink, che fornisce stoviglie riutilizzabili con cauzione e lavaggio certificato, abbinate a cocktail e birre alla spina in fusto. «L’integrazione dei due sistemi riduce rifiuti e sprechi, semplifica la gestione di sagre ed eventi e promuove un’esperienza responsabile e moderna per i visitatori».

Il premio: alta formazione
Ai team dei cinque progetti vincitori viene riservato un corso Istud, la scuola di studi aziendali di Fondazione Cottino, volto a rafforzare le competenze e favorire la crescita. «Hubbuffate, che ha ottenuto la valutazione più alta», spiegano da Banca Sella, «ottiene inoltre l’accesso alla 97esima edizione dell’Executive master in leadership & Business transformation, un programma di alta formazione finalizzato allo sviluppo della leadership, alla gestione del cambiamento e alla promozione dell’innovazione».
Nella sede dello storico gruppo biellese, c’è soddisfazione, anche perché la tensione e la capacità di innovare sono stati i tratti certamente i tratti di Maurizio Sella.
«U.Can Impact dimostra quanto l’innovazione acquisisca il suo valore più autentico quando nasce dalla collaborazione tra realtà diverse, capaci di unire visione, competenze e responsabilità verso la comunità», spiega Andrea Tessera, chief Innovation officer di Sella, «i progetti selezionati, pur nella loro diversità, testimoniano un Paese che innova con coraggio, trasformando l’impatto in un elemento di competitività e una leva di sviluppo per territori, imprese e persone. Come gruppo Sella», prosegue Tessera, « crediamo in un ecosistema aperto, in cui l’innovazione non sia solo tecnologia ma anche cultura, metodo e soprattutto collaborazione: è proprio da queste connessioni che può nascere un futuro più sostenibile e inclusivo».

Una giuria di alto profilo
A dimostrazione di quanto Sellalab sia centrale nel posizionamento di Banca Sella, c’è la cura con cui è stato scelto il comitato di valutazione, in cui figuravano Chiara Buongiovanni, responsabile advocacy & comunicazione di Social Impact Agenda per l’Italia, Mario Calderini, fondatore di Tiresia, think tank sull’impatto del Politecnico di Milano, Andreana Esposito, responsabile dello Sviluppo sostenibile di Poste Italiane, Marco Lotito, Innovation manager di Search On Media Group, Luca Pereno, coordinatore dei progetti ad impatto sociale di Leroy Merlin Italia e presidente di (Ri)Generiamo società benefit, Giorgio Strata (Startup Hub manager di Iveco Group e Flaviano Zandonai, Open innovation manager del Consorzio nazionale Cgm.
Zandonai (Cgm): «I progetti vincitori hanno alzato l’asticella dell’impatto»

Proprio a Zandonai, editorialista di VITA, abbiamo chiesto di commentare un dettaglio che, leggendo vincitori e motivazioni, appare evidente: molti progetti che hanno applicato a U.Can Impact lavorano su sensibilizzazione, educazione e cambiamento culturale. Il rischio, che sollevano in molti, è che si tratti spesso di lodevoli iniziative di bandiera, di awareness, e che passare poi a impatti sociali e ambientali tangibili e misurabili sia più difficile.
«Posto che la consapevolezza rappresenta una risorsa fondamentale per generare impatti perché agisce a livello di mentalità delle persone e sulla cultura organizzativa», risponde Zandonai, «credo che i progetti che hanno partecipato alla call siano riusciti ad alzare ulteriormente l’asticella dell’impatto in almeno tre direzioni. La prima è quella dei dati, perché si sono dotati di dispositivi in grado di generarli in modo “naturale” mentre persone e comunità usufruiscono dei beni e servizi che i diversi progetti mettono a disposizione. La seconda direttrice è quella di aver incorporato gli impatti sociali nei modelli di servizio e di business non considerandoli una mera “esternalità”».
In terzo luogo, conclude il responsabile Open Innovation di Cgm «combinando strettamente impatto sociale e ambientale secondo la logica delle transizioni giuste che mi sembra l’unica possibilità per evitare che il sociale rimanga minoritario e il green una mera questione di compensazioni».
Le foto di questo servizio sono dell’Ufficio stampa di Banca Sella, salvo quella di Flaviano Zandonai che è dell’autore di questo articolo per VITA.

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