A quasi 85 anni ha l’entusiasmo di un ragazzo e l’esperienza di un pioniere. Padre Giovanni Onore, astigiano di Costigliole, è un fiume in piena quando, dall’altro capo del mondo, a Quito, capitale dell’Ecuador, risponde alla videochiamata di VITA per raccontare il suo nuovo sogno: un Museo della Tagua, l’avorio vegetale che deriva dalla Phytelephas Aequatorialis (“pianta elefante”, una delle 150 specie di palme del Paese sudamericano), e che tra l’altro si usa per fare mosaici, bottoni e persino gioielli. «Vengo dalla foresta», spiega, «dove ho passato una giornata a incontrare i contadini dei villaggi per diffondere il progetto del Museo». La Conferenza episcopale italiana ha finanziato la realizzazione di questa idea, ci racconta, ed «entro la fine di quest’anno il Museo della Tagua vedrà la luce. A Natale, insomma, potremo fare anche il presepe di avorio vegetale».
Ecuador, scrigno di biodiversità
Missionario marianista, Giovanni Onore è un biologo ed entomologo di fama internazionale che vive e opera in Ecuador da più di 40 anni, dove ha insegnato zoologia degli invertebrati all’Università cattolica di Quito, e ha dato vita alla Fundación Otonga. Una fondazione attraverso la quale amministra 2.000 ettari di giungla pluviale protetta sulle Ande, all’interno di tre regioni – Costa, Altopiano e Amazzonia – suddivisi in quattro foreste fra gli 860 e i 3mila metri di altitudine, con 200 specie di uccelli, oltre 50 di mammiferi, innumerevoli specie di insetti, rettili e anfibi, 600 tipi di piante diverse, e molte specie ancora da scoprire.

Lo scienziato italiano ha scoperto e dato il nome a nuovi tipi di insetti e altri animali non ancora catalogati scientificamente, in un Paese considerato fra i più ricchi al mondo per la biodiversità della flora e della fauna. L’Ecuador, 50mila chilometri quadrati di superficie in meno dell’Italia e 18 milioni di abitanti, fu il primo Stato al mondo, nel 2008, a inserire nella Costituzione la Natura come soggetto di diritti inalienabili. Lo scorso 16 novembre i cittadini hanno bocciato il referendum promosso dal governo del presidente Daniel Noboa che mirava a cancellare le tutele legali per fiumi, foreste ed ecosistemi.
«È giusto riconoscere i meriti dell’Ecuador per la salvaguardia della natura» precisa padre Onore, «ma, come avviene ovunque, la pratica è diversa dalla teoria e non tutti la pensano, e agiscono, allo stesso modo».
La riserva nata dal rumore di una motosega
Lo dimostra la storia stessa di come nacque la Riserva naturale di Otonga, creata dal missionario marianista a partire dal 1988. «Era venuto a trovarmi un amico di San Paolo Solbrito, Massimo Carpinteri, carismatico apicoltore. Mentre lo conducevo a visitare la foresta si udì distintamente, in lontananza, il rumore di una potente motosega. “Che fanno?”, mi chiese. “Sono contadini poveri, tagliano gli alberi per poter pascolare gli animali”, risposi. “Ma non è possibile”, replicò, “così facendo distruggeranno tutto, dobbiamo fare qualcosa per fermare questo scempio”. I campesinos, spinti dalle grandi compagnie internazionali stavano abbattendo le foreste per far posto alle piantagioni. “Beh, allora”, gli buttai lì, “comprala, la foresta!”. Ed è stato così che dopo qualche tempo mi inviò i primi 2-3mila dollari per acquistare un pezzo di bosco».

Fu la scintilla che infiammò un grande sogno. L’entomologo italiano cominciò ad appassionarsi alla necessità di salvare le foreste dalla distruzione e decennio dopo decennio, grazie all’aiuto di amici, donatori, enti, istituzioni e premi ricevuti, come il Gambrinus, è riuscito a consolidare la Fondazione Otonga con la sua Riserva, riconosciuta da un accordo ministeriale con lo Stato ecuadoriano. Fra i sostenitori attivi di Otonga c’è il progetto BioForest, che tra i protagonisti ha gli industriali della Valcucine di Pordenone e c’è stato a lungo l’entomologo e speleologo Mario Pavan, scomparso nel 2003, che nel 1987 fu Ministro dell’Ambiente nel Governo Fanfani VI. Decisivi, fra gli altri, anche i contributi della città di Verbania, dell’associazione Donne del Vino, di Costigliole d’Asti, e dell’assessore regionale piemontese Mariangela Cotto, astigiana, scomparsa due anni fa.
Adozioni a distanza per far studiare i bambini
Otonga è un lungo lombrico. Così i nativi della foresta chiamano questo animale che scava la terra e la restituisce più fertile di prima. Così l’opera di Giovanni Onore non si è fermata alla Riserva. Con l’obiettivo di proteggere la foresta pluviale, infatti, la Fondazione sostiene l’istruzione dei bambini più poveri dei villaggi ecuadoriani, attraverso borse di studio e un programma di adozione a distanza, per il tramite dell’Arca Verde Otonga, diretta dal cappuccino Vincenzo Bongiorno. “Se i bambini non ricevono un’istruzione, da grandi abbatteranno la foresta pluviale», è la convinzione di padre Onore; «tramite l’istruzione saranno invece loro stessi a prendersene cura. L’istruzione è fondamentale per la conservazione dell’ambiente».
Per il suo custode italiano, proteggere i 2.000 ettari di Otonga ha un triplice scopo: «Conservare la foresta, fabbrica di ossigeno per il mondo e serbatoio di biodiversità; aiutare i bambini educandoli; studiare la natura e le sue specie ancora sconosciute». Sì, perché c’è anche una precisa finalità scientifica in tutto questo: da vari Paesi biologi e scienziati giungono a Otonga per studiare e poi condividere con il resto del mondo le ricchezze biologiche nascoste in questo scrigno della natura. Non mancano molti gruppi di studenti universitari che utilizzano le quattro foreste pluviali come laboratorio vivente. Tanto che a Otongachi, uno dei polmoni verdi della Riserva, sono state costruite strutture per facilitare l’accesso e l’alloggio dei visitatori.

Con i suoi studenti, Giovanni Onore è un po’ come don Milani con i ragazzi di Barbiana. La sua giornata tipo è da stakanovista, i giovani non devono essere da meno, e a scuola si va sempre. «Mi alzo attorno alle 5 del mattino, alle 6 facciamo colazione e alle 7 comincia la scuola dei bambini, fino alle 14: in linea di massima aperta tutto l’anno. Non ci sono ferie». Clima permettendo, naturalmente. Perché «quando ci sono grandi piogge, ci sono necessariamente grandi vacanze». Tendenzialmente, cioè, da febbraio a Pasqua. Un arco temporale in cui le piogge torrenziali possono creare allagamenti e violente inondazioni, e non è facile scendere a scuola dai villaggi.
Con l’astuzia del topolino
Anche in Ecuador, del resto, si avverte l’effetto dei cambiamenti climatici. «Come uomo sono un ottimista ma, certo, la Terra è ammalata», dice Onore, convinto, al pari di molti scienziati e qualche teologo, che l’umanità stia correndo il serio rischio non tanto di distruggere il pianeta, quanto di estinguere se stessa nell’arco dei prossimi decenni. Perché il pianeta in qualche modo potrebbe andare avanti, anche in condizioni invivibili per gli umani, continuando a percorrere la sua orbita intorno al Sole senza di noi. Cosa possiamo fare da semplici abitanti della Terra? «Consumare meno energia, rivedere le nostre abitudini di vita quotidiane, mangiare prodotti locali rinunciando a quelli che provengono dai Paesi più lontani, scegliere di fare le vacanze spostandosi di poco». E smettere di fare la guerra. «Ogni singola guerra, oltre a distruggere vite umane, inquina moltissimo. Il suo impatto ambientale è molto grave in tutto il mondo».

A fronte di problemi immani può apparire piccola cosa la Fondazione Otonga con i suoi 2.000 ettari di foresta protetta. Ma lo spirito di padre Giovanni Onore è quello del suo animale del cuore. Non il puma, non l’orso dagli occhiali, o il tucano andino, il colibrì o le coloratissime raganelle della foresta, ma, molto semplicemente, «il topolino. È il mio idolo. È astuto e sa come evitare le trappole. Da bambino me ne portavo uno sempre in tasca, anche a scuola. La maestra si spaventò moltissimo quando se ne accorse: che delusione, mi cadde il mito dell’autorità scolastica».
Fotografie dalla pagina Facebook Fondazione Otonga
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