Quando l'innovazione fallisce

Il valzer del moscerino non suona più

di Alessio Nisi

insetti
Un gigante con i piedi di argilla, tenuto in piedi (e ingrassato) dalla finanza. Questo era Ÿnsect. Una startup francese che voleva produrre centinaia di migliaia di tonnellate di fertilizzanti e ingredienti proteici dalle larve del coleottero della farina per l'alimentazione degli animali, principalmente pesci, e per la coltivazione di piante. La sua ambizione? Sostituire proteine ad alto impatto ambientale come quelle derivate dalla carne e dalla soia con proteine da insetti, teoricamente più sostenibili e circolari. Ma i conti sono saltati. Questa è la storia sua, delle altre startup cadute dell'insect farming (e non solo) e di come investire in innovazione sostenibile resti una scommessa

Ÿnsect? Una promessa di circolarità, una narrazione entusiasta e debordante, che ha contaminato investitori, politica e media, ma che si è scontrata con la realtà dei costi. Tanti di più. Un dettaglio, direi non trascurabile: puoi convincere gli investitori, ma nessun allevatore pagherebbe il 20-30% in più per proteine da insetti sostenibili quando la soia costa un terzo. Tra costi e rilanci (leggi, investimenti oltre misura, come il mega impianto Ÿnfarm), una strada che ha portato dritta alla liquidazione. Dicembre 2025, game over.

Non prima però di aver raccolto 650 milioni di dollari da fondi internazionali di primo piano e aver inghiottito 170 milioni di euro di denaro pubblico, come riportano i documenti raccolti da Mediapart.

Ÿnsect è stato un caso isolato? Che cosa non ha funzionato? È la fine del mercato delle proteine dagli insetti o gli insetti c’entrano poco e il problema è il modello di finanziamento europeo delle aziende innovative?

Il modello europeo dell’innovazione

Per Joe Haslam, che tiene un corso sullo Scaling up nel programma Mba presso la Ie Business school di Madrid, il caso Ÿnsect non riguarda gli insetti, ma un corto circuito tra ambizione industriale, mercati dei capitali e tempistiche, aggravato da scelte strategiche ed esecutive.

Ÿnsect, spiega il docente, è l’esempio di un problema europeo più ampio: un panorama in cui si finanziano progetti ambiziosi, si sottofinanziano le fabbriche, si celebrano i pilot (il progetto pilota, ovvero la prima versione funzionale di un prodotto o processo, lanciata su scala ridotta per testarne l’efficacia in condizioni reali prima del lancio ufficiale) e si abbandona l’industrializzazione.

Sul suo profilo Twitter ha precisato QUI: «Ÿnsect ha cercato di fare qualcosa di estremamente difficile. Costruire da zero, in Europa, un’industria biomanifatturiera alimentare ad alta intensità di capitale, a velocità da impresa. Ÿnsect è in difficoltà, non perché le proteine ​​di insetto non siano redditizie, ma perché ha tentato di raggiungere una scala industriale ad alta intensità di capitale prima che la domanda, il potere di determinazione dei prezzi e l’economia unitaria fossero garantiti».

Cita poi i fallimenti delle startup europee Northvolt (produttore svedese di batterie elettriche che aveva realizzato una serie di giga-factory in Europa e in Canada) e delle tedesche Volocopter e Lilium (che si occupavano dello sviluppo di veicoli elettrici a decollo e atterraggio verticale, più noti come aerotaxi).

In questa foto di archivio, Zuma/LaPresse, immagino da uno dei primi istituti di produzione di insetti per nutrizione umana a Ermelo, in Olanda

Le altre startup dell’insect farming cadute

Problema di orizzonte europeo a parte, tenendoci stretti sulle startup che si sono avventurate nel mercato delle proteine da insetti, nel 2025, nel mondo, sono cadute Enorm biofactory (Danimarca),  Aspire Food Group (Canada) e Inseco (Sudafrica).

Tanti costi, fatturato modesto. Ÿnsect

Nel 2021, quando Ÿnsect è nata, la startup francese della produzione di larve di insetti (tecnicamente insect farming), sembrava avere le carte in regola per incarnare il sogno dell’innovazione sostenibile europeo. Nel 2023, Antoine Hubert, presidente e co-fondatore della società, era già parte della delegazione francese al Forum di Davos, e presentava la compagnia come “leader mondiale nella produzione di insetti per l’alimentazione umana, animale e vegetale “. I media ne sono stati subito conquistati, la stampa economica ha persino soprannominato Ÿnsect un unicorno, il termine dato alle startup il cui potenziale di valutazione supera il miliardo di euro. Potenziale.

A dicembre 2025, Ÿnsect è stata posta in liquidazione dal Tribunale commerciale di Évry.  Che cosa è successo? Ÿnsect in 4 anni ha chiuso round di finanziamento con fondi impact e capitale pubblico, tra cui la Footprint coalition, fondi come Astanor ventures e la banca pubblica d’investimento Bpifrance (130 milioni di euro).  

Nel periodo d’oro, nell’azienda lavoravano 287 persone con contratti a tempo indeterminato, 120 solo nel mega impianto di Poulainville (tutti alla fine ovviamente licenziati), vicino ad Amiens, nella regione della Somme: una giga-factory verticale alta 36 metri su un terreno agricolo di 45mila metri quadrati.

Ribattezzata Ÿnfarm, la struttura era stata presentata come la più grande e costosa bug farm al mondo. Un impianto pensato per la produzione su scala massiva, costato centinaia di milioni di euro, avviato però prima che il product-market fit (le metriche che indicano che il prodotto è nel mercato giusto con la soluzione giusta). e le unit economics (le metriche che misurano la redditività di un’azienda) fossero realmente validate. Altro dettaglio, non trascurabile.

Ecco cosa è successo. Quindi, ricapitolando: una narrazione che ha ipnotizzato finanziatori, politici e medio, drenando risorse e che ha spinto verso investimenti senza validazione. Accumulando, e questo è il nodo, perdite significative a fronte di un fatturato modesto. Le perdite: 265 milioni di euro tra il 2016 e il 2023, di cui 36 milioni di euro nel 2021, 90 milioni di euro nel 2022 e 80 milioni di euro nel 2023. Il fatturato:  tra il 2016 e il 2023, la startup ha generato dalla vendita di prodotti finiti a base di larve appena 2,1 milioni di euro in totale, con un picco di 656mila euro nel 2023. Con un monte stipendi che, riporta sempre Mediapart, rappresentava nel 2023 trentotto volte il fatturato.

Ancora più nel dettaglio. Quanto proposto da Ÿnsect si è scontrato con la realtà del mercato. Il mangime per animali è un mercato di materie prime guidato dal prezzo, non dai premi di sostenibilità. In un mondo perfetto, le proteine ​​degli insetti sarebbero completamente circolari, con gli insetti nutriti con scarti alimentari che altrimenti finirebbero in discarica. Ma in pratica, la produzione di insetti su scala industriale finisce per fare affidamento su sottoprodotti di cereali già utilizzabili come mangime per animali, il che significa che le proteine ​​degli insetti aggiungono solo un costoso passaggio aggiuntivo.

Le altre vittime dell’insect farming

Vendite non all’altezza, cadono anche le mosche di Enorm. Nel 2022, la startup danese Enorm biofactory aveva raccolto 50 milioni di euro e aperto uno stabilimento nello Jutland (penisola tra Germania e Danimarca) nel 2023 per rifornire il mercato dei mangimi per animali di proteine e olio ricavati dalle larve della mosca soldato nera.

Progettato per produrre 11mila tonnellate di farina proteica all’anno, il sito doveva diventare uno dei più grandi impianti di allevamento di insetti in Europa. Il 30 ottobre è stata dichiarata fallita.

Nella foto di Ton Koene per Zuma Wire/LaPresse, lo stabilimento di Ermelo in Olanda nel 2016

Toke Munk Schou, responsabile della ricerca e sviluppo biologica della società, ha commentato la chiusura, parlando di Enorm così: «Un’azienda fantastica con una grande visione e un ambiente di lavoro con molti colleghi validi e talentuosi ha chiuso. È triste, ma è la realtà. Insieme siamo riusciti a costruire una fabbrica di insetti unica al mondo. Purtroppo, le vendite non sono state all’altezza delle aspettative».

Aspire, il mega impianto di grilli non ha funzionato. Dopo aver testato il processo in un piccolo impianto in Texas, Aspire food group, fondata nel 2013, ha creato nel 2022 la più grande struttura automatizzata al mondo per l’allevamento e la lavorazione di grilli. Basato a London, in Ontario, l’impianto (più di 14mila metri quadrati, inaugurato con l’aiuto di 35 milioni di dollari di finanziamenti federali) aveva l’obiettivo di produrre fino a 12 mila tonnellate di insetti l’anno, da utilizzare come fonte proteica alternativa. A maggio scorso l’azienda è stata posta in amministrazione controllata.

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In apertura foto di Lets Fly per Unsplash

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