In Italia, l’economia sociale genera oltre 90 miliardi di euro di fatturato all’anno e dà lavoro a 1,9 milioni di persone, sparpagliati in più di 450 mila organizzazioni. Per dare supporto al settore e implementare tanto il volume di questi numeri quanto l’impatto concreto che determinano nella società, il ministero dell’Economia e delle finanze sta finalizzando un Piano nazionale di riferimento in cui un’ampia parte è dedicata alla formazione.
In un settore ricco di organizzazioni di dimensioni molto diverse, l’adeguata formazione per restare al passo con un contesto in rapida evoluzione non è cosa semplice, a causa dei costi. È per questo che esiste Foncoop – il Fondo paritetico interprofessionale nazionale per la formazione continua nelle imprese cooperative e nelle realtà dell’economia sociale e civile– che ogni anno appronta piani formativi specializzati grazie a due strumenti. Il primo, il Conto formativo, che è un canale per l’accesso diretto alle risorse per la formazione e che restituisce circa l’80% del contributo obbligatorio versato dalle imprese all’Inps (lo 0,30% della busta paga di ogni dipendente), è pensato per le grandi e medie imprese (almeno 5mila euro di contribuzione annua) come strumento per finanziare in autonomia i programmi di formazione. Il Fondo di rotazione, invece, attinge ai contributi di tutti gli associati ed è dedicato a pmi e microimprese, che hanno una bassa contribuzione. Questo canale opera attraverso la pubblicazione di Avvisi pubblici, cioè bandi periodici che mettono a disposizione fondi per la formazione professionale finanziata.
Programmazione continua per un settore in evoluzione
La Programmazione 2025 ha visto la pubblicazione di tre Avvisi del Fondo di Rotazione e di due Avvisi Speciali. Per il 2026 sono previsti tre nuovi Avvisi con una dotazione pari a 12 milioni di euro (trovate tutte le specifiche su foncoop.coop). Nel caso in particolare degli Avvisi Strategici una delle caratteristiche indicate da Foncoop è quella di far presentare proposte costruite in due step: una prima fase di analisi e ricerca propedeutica alla fase di formazione vera e propria. Questa struttura in due fasi è prevista anche per l’ultimo Avviso Strategico appena pubblicato e a cui è possibile partecipare: il numero 67, dal titolo “Intelligenze Generazionali” che mette a bando tre milioni di euro per accompagnare le imprese nella transizione digitale, nel ricambio generazionale e nell’innovazione organizzativa. Per il direttore generale di Foncoop, Gianfranco De Simone, «i processi ri-organizzativi legati alla sostenibilità economica, sociale e ambientale sono centrali. Con due focus: l’introduzione in azienda di soluzioni di intelligenza artificiale e le intergenerazionalità. A cui si aggiunge il rafforzamento delle reti territoriali e delle filiere cooperative».
Caratteristica fondamentale degli Avvisi strategici è appunto quella di far presentare proposte costruite in due step: nella prima fase viene svolto un lavoro di analisi e ricerca e poi si passa alla fase di formazione vera e propria, cosicché il piano formativo sia tagliato sulle esigenze del beneficiario. «Il processo collaborativo prevede laboratori a cui partecipano imprese aderenti, enti di formazione, esperti di quella specifica materia e comunque tutti gli stakeholder interessati», spiega De Simone. L’obiettivo è appunto quello di generare un’offerta formativa realmente efficace e in grado di rispondere ai bisogni delle aziende. «Questo meccanismo ci permette di anticipare le esigenze future grazie alle analisi e alle sperimentazioni che possiamo mettere in campo», continua.
Nel caso specifico dell’Avviso strategico 67, dedicato a digitale, integenerazionalità e sviluppo di nuove competenze organizzative, verrà promosso, tanto nella «fase 1» quanto nella «fase 2», l’utilizzo consapevole e autonomo delle innovazioni tecnologiche digitali da parte delle imprese, declinando i valori cooperativi in un mutato contesto applicativo, per mezzo della valorizzazione della capacità di progettazione, sviluppo e governance di strumenti digitali e applicazioni di intelligenza artificiale e sostenendo la ricerca e l’innovazione organizzativa per identificare le competenze emergenti e le figure chiave dei nuovi sistemi organizzativi e produttivi. In secondo luogo, verrà sviluppato un approccio intergenerazionale, in grado di unire saperi, visioni e creatività per promuovere la coprogettazione tra generazioni e la coproduzione di nuovi linguaggi, strumenti e ambienti di lavoro capaci di attrarre giovani talenti e abilitare una relazione di riconoscimento reciproco tra generazioni. Per Flaviano Zandonai, open innovation manager di Cgm, l’Avviso 67 «può contribuire ad agire con maggiore efficacia all’interno di contesti collaborativi dove si costruiscono nuove progettualità, reti e politiche», specialmente a livello locale, «agendo non tanto su competenze procedurali, ma soprattutto sulla formazione di nuove mentalità cooperative anche tra soggetti molto diversi in termini di finalità, modus operandi, forma giuridica».
Obiettivo di Foncoop è anche quello di misurare l’impatto sociale delle proprie iniziative attraverso la consulenza di Open Impact, gruppo di esperti guidato dal professor Luigi Corvo dell’Università Milano Bicocca. «L’idea non è solo di misurare il grado di soddisfazione dei lavoratori e delle imprese, ma utilizzare la misurazione in corso d’opera per, eventualmente, correggere e migliorare il percorso formativo», sottolinea De Simone. Ma prima ancora della valutazione basata sui dati, a validare l’importanza dei piani formativi di Foncoop sono le testimonianze dei beneficiari.
Qui Trapani: così è nato il distretto agricolo inclusivo
È il caso, per esempio, del Consorzio Hera, cooperativa sociale di Castelvetrano (Tp) con un fatturato di poco superiore a 7 milioni nel 2024, che dal 2011 è impegnata nella gestione di servizi focalizzati sull’inclusione e l’accoglienza di migranti. Hera ha aderito al piano formativo “Match” progettato su misura da Consorzio Ruini impresa sociale (Cris) nell’ambito dell’Avviso 56 di Foncoop, dedicato ai processi aziendali ad alto impatto sociale. Tra gli obiettivi del piano formativo, lo sviluppo di competenze digitali: «Nel nostro lavoro quotidiano abbiamo una serie di incombenze legate al web che per alcuni operatori sono complicate», spiega Gianluca Cangemi, responsabile comunicazione di Hera. «A volte mancano le competenze di base, come fare una ricerca su Internet per capire se un’azienda ospedaliera offre un servizio oppure no».

Poi ci sono quelle relative a come utilizzare il software gestionale Migrantes e a come compilare la rendicontazione dei progetti, ma oltre a questi aspetti «tecnici», il piano “Match” si è focalizzato su uno degli obiettivi primari della mission di Hera: fare rete tra le realtà del territorio, un compito spesso difficile perché gli enti non si parlano o semplicemente non si conoscono. Così, Hera ha dato vita a un distretto agricolo inclusivo nell’area del piccolo comune di Palazzo Adriano. Sempre qui, mettendo in pratica gli insegnamenti dei corsi sul dialogo sociale, sulla sensibilizzazione e comunicazione col territorio e sulla mediazione culturale, il Consorzio Hera ha organizzato una Giornata mondiale del Rifugiato, coinvolgendo tutta la comunità nella realizzazione di un’opera di rigenerazione urbana che ha riqualificato il centro storico.
Qui Roma: AI e digitale cambiano il social business
A Roma, invece, rispondendo sempre all’Avviso 56 di Foncoop, Cemea del Mezzogiorno, associazione attiva dal 1979 nel campo della formazione e dell’educazione in contesti svantaggiati, ha approntato un piano di riorganizzazione interna, opera fondamentale di razionalizzazione dopo il passaggio da onlus ad associazione di promozione sociale. «I cambiamenti dell’ultimo periodo ci avevano imposto di farci accompagnare da un esperto sia per capire alcuni aspetti pratici, come rifare l’organigramma, sia per individuare le aree da potenziare», spiega Cristina Brugnano, presidente dell’associazione. Così, dopo un’iniziale consulenza con Speha Fresia, impresa sociale impegnata nella formazione professionale e nella consulenza aziendale, Cemea ha aderito al piano formativo «Mappe per l’innovazione sociale e organizzativa dei servizi di welfare generativo e comunitario» che si concluderà all’inizio del 2026 e che mira a sviluppare maggiore competenza nella cultura organizzativa delle cooperative beneficiarie.

Oltre a un corso sulla gestione delle risorse umane, gli operatori di Cemea hanno seguito corsi sulle nuove tecnologie e sull’intelligenza artificiale, sulla cybersicurezza, sulla coprogettazione: «Sono tutti argomenti che avevamo bisogno di approfondire, perché sono importanti per il nostro futuro nell’ambito del movimento internazionale dei Centri di esercitazione ai metodi dell’educazione attiva, i Cemea, appunto». Proprio perché il piano era tagliato su misura delle esigenze dell’associazione, non sono mancati momenti di formazione dedicati al suo core business, come corsi sulla privacy nei servizi socio-assistenziali e sullo sviluppo delle competenze degli animatori di comunità.
In apertura: un evento di formazione organizzato da Foncoop
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