Attivismo

Lo spazio per i giovani nel Terzo settore non c’è? E noi ce lo siamo preso

di Francesco Crippa

"Dove sono i giovani?", si ripete spesso nel Terzo settore. L'associazione delle fondazioni bancarie, Acri, li ha cercati con un bando: GenP-Giovani che partecipano. Hanno risposto più di 480 realtà, guidate da under35 e che non solo si rivolgono ai giovani come target, ma che li coinvolgono sia nella progettazione sia nella realizzazione degli interventi. Benessere mentale, arte e cultura, spazi di aggregazione: portano soprattutto queste sensibilità e portano nei territori una grande innovazione. Anche perché le organizzazioni che guidano, prima non esistevano. Da Erba a Bari, passando per la provincia di Macerata, da una stazione di provincia a una fornace dove si fanno residenze artistiche, ecco un viaggio alla scoperta dei vincitori di GenP

«Una storia che racconta bene lo spirito de Lo Snodo è quella di Francesca (nome di fantasia, ndr). L’abbiamo conosciuta nella sua scuola, in occasione di un nostro workshop teatrale nella sua classe. All’inizio, Francesca è rimasta sulle sue: alle prime letture del testo si sentiva a disagio persino nel leggere ad alta voce e per farla intervenire bisognava chiamarla per nome. Ma ha deciso di restare, di fidarsi, di provarci. E contro ogni aspettativa, Francesca ha poi deciso di diventare volontaria dell’associazione, proprio nel gruppo di teatro, iniziando il suo percorso. Incontro dopo incontro, tra riunioni, laboratori, workshop e una residenza teatrale, qualcosa è cambiato: Francesca ha iniziato lentamente ad aprirsi, a prendere spazio, a passare dall’evitare gli sguardi al riconoscere e apprezzare le persone che aveva accanto. Non è stato un percorso improvviso, ma fatto di piccoli passi, di ascolto, di relazioni costruite con cura. Oggi Francesca è parte attiva del gruppo e racconta Lo Snodo come un luogo di persone gentili, accoglienti, capaci di sostenersi e crescere insieme. Porta con sé ciò che ha imparato: la fiducia, il coraggio di esporsi, il valore del confronto come qualcosa che la accompagnerà per sempre. La sua storia ci ricorda perché facciamo quello che facciamo: creare spazi in cui i giovani possano sentirsi visti, accolti e liberi di essere e di crescere, secondo i propri tempi».

A raccontare la storia di Francesca è Simone Pelucchi, il presidente de Lo Snodo, un’associazione giovanile e culturale che ha appena vinto il Premio GenP – Giovani che partecipano, la nuova iniziativa di Acri (Associazione di fondazioni e casse di risparmio) che premia con un finanziamento di 10 mila euro le organizzazioni non profit che promuovono la partecipazione giovanile e coinvolgono under35 nei loro organi di amministrazione. Pelucchi, infatti, ha 24 anni ed è già «uno dei vecchi», come dice lui: l’età media nel consiglio direttivo de Lo Snodo è di 22,5 anni. Il Premio è stato assegnato all’associazione per il progetto di rigenerazione della stazione ferroviaria di Erba, che è stata trasformata in un laboratorio permanente per promuovere cultura, formazione e socialità. «Per noi è un riconoscimento enorme, su scala nazionale, che davvero non ci aspettavamo se pensiamo che a inizio anno non sapevamo nemmeno se avremmo potuto rimanere nella nostra sede in stazione», commenta Pelucchi.

I vincitori di GenP, intervistati da Sara De Carli caporedattrice di VITA

Insieme a Lo Snodo, sono state premiate altre due realtà: Univox, di Bari, per il progetto “BenEssere InCorso”, dedicato alla salute mentale, e Congerie, di Montecassiano, per il festival-laboratorio culturale “I fumi della fornace”. I tre progetti vincitori esprimono modalità diverse ma complementari di coinvolgere i giovani, promuovendo cultura, benessere e rigenerazione delle comunità. «Essere una realtà giovanile oggi è molto difficile, perché bisogna trovare l’approvazione, il supporto e la comprensione di tante realtà», sottolinea Serena De Sandi, fondatrice e presidente di Univox. «Ma la vittoria del premio ci ha proprio permesso di riconoscere che il nostro operato è apprezzato e condiviso». Per Valentina Compagnucci, presidente e co-fondatrice di Congerie, che il premio lo ha ritirato, «sarebbe bello se avessero vinto tutte le oltre 400 realtà candidate, ma in realtà penso che sia così, nel senso che tutte hanno dietro una loro progettualità e un loro microcosmo che è vivo e attivo».

La consegna del premio – 10mila euro per ciascuna organizzazione – è stata anche l’occasione per scattare una fotografia sulla presenza giovanile nelle posizioni di rappresentanza degli enti del Terzo settore, grazie a un’indagine realizzata da Percorsi di Secondo Welfare insieme all’Osservatorio statistico dedicato dell’Università di Milano-Bicocca, presentata da Elisabetta Cibinel. Il principale dato emerso è che soltanto il 7,1% degli Ets italiani è guidato da un under 35, ma la loro governance è più radicata sul territorio e improntata all’equilibrio di genere. Non solo: le organizzazioni guidate da giovani sono anch’esse giovani, cioè nate di recente. Il 74% degli Ets guidati dai giovani è stato costituito da meno di 15 anni (organizzazioni fondate dopo il 2010), il 46% da meno di 5 anni (dopo il 2020), mentre l’età mediana degli enti non profit italiani è 17 anni. Come dire che “se per noi non c’è spazio nelle organizzazioni tradizionali, quello spazio ce lo prendiamo fondando una realtà nuova”. Ad arricchire la giornata, anche il dialogo con la giornalista Cecilia Sala.

Dialogo con Cecilia Sala
La presentazione di Elisabetta Cibinel

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Non ci sono politiche giovanili? Ce le facciamo da soli

Lo Snodo, che oggi conta 100 volontari di cui solo 25 che sono over 30 – «perché crediamo nel valore dell’intergenerazionale», scherza Pelucchi – è stata fondata fondata da 15 ragazzi nel 2019 come sviluppo naturale del progetto YouthLab, promosso grazie al contributo di Fondazione Cariplo all’interno del Bando Welfare in Azione, il cui obiettivo è stato rilanciare le politiche giovanili in un contesto dove era quasi del tutto assenti. Uno dei suoi risultati più significativi è stato il recupero e la riqualificazione degli spazi del primo piano della stazione ferroviaria di Erba, che oggi sono la sede de Lo Snodo. «Possiamo dire che l’associazione sia uno degli output del progetto YouthLab, perché è nata per dare continuità», spiega il presidente.

Lo scopo de Lo Snodo è tutto nel suo slogan: «Dare forma e voce alle idee dei giovani». «Vogliamo mettere al centro i giovani e permette loro di mettersi in gioco, dargli l’occasione di trasformare le loro idee in qualcosa di concreto». Rilanciare le politiche giovanili, per Pelucchi, significa proprio questo: «I giovani non devono essere esclusivamente i destinatari di proposte fatte a tavolino da altri, ma devono essere protagonisti. In questo senso, l’associazione dà loro uno spazio sia fisico che giuridico per farlo».

I volontari de Lo Snodo (via Lo Snodo)

Dopo una fase di difficoltà legata al periodo Covid, Lo Snodo è ripartito nell’autunno del 2021, dovendo subito fronteggiare una nuova criticità, dovuta alla proposta del Comune di Erba di collocare un presidio di polizia nei locali al pianterreno della stazione dati in gestione all’associazione. Lo scontro si è risolto con un’apparente sconfitta per Lo Snodo: effettivamente, il posto di polizia è stato insediato nella stazione, ma l’associazione ne ha guadagnato in visibilità, ricevendo un forte sostegno da parte della cittadinanza e del Terzo settore locale. Grazie a questa mobilitazione è nata una rete spontanea di 11 enti del territorio che, nel tempo, ha dato vita alla rete Confluenze, formalizzata nel 2024 e oggi composta da 43 organizzazioni che collaborano stabilmente con Lo Snodo, che coordina la rete. Le associazioni che ne fanno parte sono quasi interamente composte da adulti e non sono impegnate nel settore giovanile. «Proprio per questo ci teniamo moltissimo, perché è testimonianza di un cambio culturale importante: sono adulti che hanno scelto di fidarsi dei giovani e che hanno riconosciuto loro un ruolo», spiega Pelucchi.

Tra i servizi che Lo Snodo offre, una Scuola di cittadinanza attiva e territoriale, un’aula studio aperta 7 su 7, un laboratorio teatrale, un servizio di ripetizioni, uno sportello psicologico gratuito, sportelli di orientamento a scuola, università e volontariato, supporto all’integrazione linguistica e progetti di inclusione per le persone con disabilità. «È un posto dove si può stare bene, ce lo dicono i nostri volontari. Se vivono un momento difficile, sanno che qui si sentono accolti. Ci sono ragazzi che finiscono scuola e stanno qui tutto il giorno, in un contesto sicuro, stimolante e socializzante», racconta Pelucchi. L’impatto l’ha vissuto in prima persona: «La fase post Covid è stata difficile e conoscere Lo Snodo mi ha permesso di costruire nuove relazioni e mettermi in gioco». Tanto dall’essere diventato presto il presidente.

La Scuola di cittadinanza attiva e territoriale (via Lo Snodo)

Oggi, Lo Snodo è un punto di riferimento per la comunità di Erba. Per rendersene conto, basta osservare la vicenda del rinnovo dell’assegnazione degli spazi della stazione. «A settembre 2023 è scaduta la convenzione che ci garantiva gli spazi e la volontà dell’ente gestore, il Consorzio erbese servizi alla persona, era quello di sfrattarci e piazzare al nostro posto un infopoint turistico», ricorda Pelucchi. Di proroga in proroga, si è arrivata alla sottoscrizione di una nuova convenzione nel marzo 2025, ma se ciò è stato possibile è stato anche grazie a una grande mobilitazione: «Abbiamo raccolto ottomila firme e ricevuto il sostegno di 120 organizzazioni di volontariato della provincia, quello dell’Università Cattolica, della Banca di credito cooperativo Brianza-Laghi, di Fondazione Cariplo e altri ancora: questa grossa rete ha fatto capire che siamo un interlocutore che va ascoltato e che il primo piano della stazione, dedicato ai giovani, è un beneficio per tutti».

La salute mentale non può essere un tabù

«Lo stereotipo sulla salute mentale ci viene inculcato fin da quando siamo piccoli. L’idea di chiedere aiuto è visto come un atto di debolezza, perché non ci permetterebbe di essere autonomi». È per favorire un cambiamento culturale in questo senso che Serena De Sandi, 26 anni, ha deciso di fondare insieme ad alcune amiche Univox, un’associazione di promozione sociale che si occupa di sensibilizzare il benessere mentale, fisico e sociale in età evolutiva, contrastando ogni forma di disagio giovanile. L’associazione, che oggi conta 68 volontari sparsi qui e lì per l’Italia, è radicata soprattutto a Bari, dove è stata fondata nel 2022, ma tutto nasce un po’ prima, a oltre 600 kilometri di distanza, a Bologna.

Un laboratorio nelle scuole realizzato da Univox (via Univox)

Sotto le Due Torri, De Sandi studiava Lettere e le mancava un solo esame per laurearsi. «Per vari motivi non riuscivo a superarlo e questa cosa che percepivo come un fallimento, unita alle difficoltà del periodo post pandemia, mi ha fatto entrare in un loop che mi ha portato ad ammalarmi di depressione e disturbi alimentari», racconta. «A un certo punto, prima dell’ultimo appello, mi sono detta: “O lo passo, o la faccio finita” e mi ero proprio messa l’anima in pace. Poi, però, ho chiamato la mia psicologa». Una telefonata che le ha salvato la vita e le ha dato il la per iniziare il percorso che ha portato alla nascita di Univox: «La psicologa è riuscita a farmi capire che non è un voto a definire chi sono e cosa devo fare nella vita. Il giorno dopo, ho creato un gruppo su Whatsapp con le mie amiche, senza spiegare nulla, per aiutare altri studenti nella stessa situazione».

All’inizio, era semplicemente un gruppo di auto-mutuo aiuto, in cui i membri si davano ascolto e supporto reciproco. Poi, però, le richieste hanno incominciato a essere tante e così si è pensato di coinvolgere dei professionisti. Nel frattempo, De Sandi – che poi si è laureata in Lettere e oggi sta per conseguire un’altra laurea in Scienze dell’educazione – ha fatto ritorno a Bari, dove ha fondato Univox. Il progetto ha come prima missione l’ambizione di far ritrovare negli studenti la motivazione, la curiosità e la creatività che – si legge sul sito – «troppo spesso sono spente da un sistema formativo poco efficace, che promuove la cultura della fretta e non considera l’importanza della riflessione, della salute mentale e della crescita personale e sociale». Oltre a uno sportello psicologico aperto a tutti e a tariffe calmierate, l’associazione ha aperto uno sportello pedagogico per il supporto a studenti e/o genitori per fronteggiare una molteplicità di situazioni: dall’aiuto nell’organizzazione dello studio all’intermediazione con la scuola, passando per un sostengo professionale per chi ha bisogni educativi speciali o disturbi dell’apprendimento.

Quello che De Sandi nota è, al tempo stesso, un grande bisogno di aiuto, «perché le richieste sono davvero tante», ma anche un grande bisogno di informare: non a caso, tra le altre attività dell’associazione ci sono incontri di sensibilizzazione sulla salute mentale, ma anche fisica e sociale, soprattutto dentro le scuole. «Per esempio, eravamo in una scuola per un progetto sulla parità di genere ed è emerso che dei 16enni non conoscevano la differenza tra le varie forme di violenza che ci sono», spiega.

Per favorire un cambiamento culturale su questi temi, sostiene la presidente di Univox, è fondamentale collaborare con le istituzioni locali. «A Bari, per esempio, siamo più conosciuti e abbiamo un rapporto strettissimo con l’assessorato al Welfare e con tantissime scuole. Ma – conclude De Sandi – serve dare più voce al Terzo settore, perché chi si impegna nel sociale può dare spunti di riflessione e risposte nuove».

I volontari di Univox (via Univox)

«Ti hanno fatto male i fumi della fornace»

L’indagine sulla presenza di leadership giovanile negli enti del Terzo settore promossa da Acri ha evidenziato che le organizzazioni guidate under 35 sono più attive sul fronte della cultura rispetto al totale degli Ets (76,2% contro 66,2% del totale degli Ets). È il caso, per esempio, di Congerie, associazione nata nel 2019 a Valle Cascia, piccola frazione di Montecassiano, in provincia di Macerata. «Secondo me», osserva Valentina Compagnucci, la 28enne presidente di Congerie, «è perché nell’ambito della cultura non ci sono modalità di aggregarsi in modo formale ma semplice, eccezion fatta per le compagnie di teatro. Il Terzo settore, invece offre diverse soluzioni. Quindi credo che venga innanzitutto da una necessità, poi sta a ciascuna realtà fare di necessità virtù e quindi rendersi utili per il territorio, coinvolgendo persone e creando valore aggiunto».

Congerie ha vinto il Premio GenP grazie al suo progetto «I fumi della fornace», un festival-laboratorio realizzato all’interno degli spazi della ex fornace Smorlesi, chiusa nel 2012. Un progetto, sottolinea Compagnucci, di «rigenerazione effimera. Valle Cascia ha 400 abitanti e tutti sono, anzi erano, legati all’ex Fornace. «Era un luogo di lavoro che riuniva tutta la comunità, che scandiva i tempi della giornata e delle feste. Io stessa fin da piccola mi sono svegliata ogni mattina con la sirena che suonava per chiamare gli operai al lavoro», racconta la presidente. Da quando ha chiuso, però, l’ex fornace è diventato un enorme spazio vuoto e Valle Cascia è diventato un dormitorio: niente più negozi, niente più scuole, nemmeno un alimentari. «Non si può parlare di rigenerazione vera e propria perché non siamo ancora intervenuti sull’aspetto edilizio, infatti ci sono circa 25 mila metri quadrati di amianto da smaltire. Ma l’evento principale del festival, cioè uno spettacolo teatrale, è all’interno dell’ex fornace e portare un’esperienza culturale all’interno di un luogo come questo è una forma di rigenerazione, anche se effimera perché limitata alla performtività. Quando per la prima volta abbiamo riaperto gli spazi, le persone che sono entrate si sono commosse».

Una performance collettiva a Villa Cascia organizzata da Congerie (foto di Alessandro Truffa, via Congerie)

Il sogno di Compagnucci – che nel frattempo si è laureata prima Scenografia all’Accademia di belle arti di Roma e poi in Storia del teatro all’università La Sapienza e che oggi è ricercatrice in Metodi e pratiche di cura artistica territoriale con una borsa della Regione Umbria – e dei suoi tre soci è quello di trasformare l’ex fornace in un grande centro produttivo per le arti visive e perfomartive contemporanee: «Vogliamo riscrivere questo territorio. Qui non ci sono gallerie, spazi per conferenze, sale per mostre, quindi dobbiamo crearceli», sottolinea. La vita di Congerie – il nome è stato scelto come richiamo alla interdisciplinarità – non è sempre stata facile. Solo negli ultimi tempi la comunità locale si sta davvero avvicinando, mentre nei primi anni le attività dell’associazione attiravano soprattutto studenti e specialisti. «Il linguaggio artistico è distante dalla natura di luoghi come questi, dove il genius loci è il lavoro. Crescendo, ci siamo sentiti dire tante volte “Ti hanno fatto male i fumi della fornace”, un modo per criticare le nostre forme di espressione artistica. Ma noi non abbiamo accettato il compromesso di semplificare la nostra programmazione per renderla più accessibile. Per noi, quello che è esposto per esempio agli Hangar Bicocca a Milano potrebbe stare qui: è anche nel superamento di questa dicotomia città-provincia che sta la missione culturale dell’associazione», rimarca Compagnucci.

Un momento di una performance teatrale organizzata da Congerie (foto di Francesco Finotto, via Congerie)

Ora, però, passo dopo passo, attraverso un dialogo non scontato, Congerie ha un pubblico strutturato, che alla fine di ogni festival si dà appuntamento al prossimo anno. «L'”affumicamento” ormai prosegue da sette anni [la prima edizione dell’evento è precedente alla fondazione dell’associazione, ndr]», scherza Compagnucci. Oltre al festival, Congerie organizza laboratori teatrali e di poesia, effettua ricerche di archivio sulla vita dentro e fuori la fornace e ospita altri artisti e ricercatori che hanno un interesse particolare per il territorio. La filosofia di fondo è quella della «poesia totale» di Adriano Spatola: «La poesia è e deve essere capace di abbracciare tutti gli altri campi disciplinari: la musica, la pittura, la danza, la tecnologia e così via. Quindi le nostre sono attività e laboratori di poesia visuale, poesia sonora, teatro di poesia…», spiega Compagnucci. L’obiettivo, ora, è capire come dare una sostenibilità economica al festival e alle attività di Congerie. «Andiamo avanti vincendo bandi, infatti questo finanziamento vinto grazie a GenP è un incentivo nuovo e aggiuntivo».

Foto inviate da Acri e dalle singole organizzazioni. In apertura, da sinistra, Bernabò Bocca, presidente della Fondazione CR Firenze e vicepresidente di Acri e Giovanni Azzone, presidente di Fondazione Cariplo e presidente di Acri, al momento della premiazione. L’opera consegnata ai ragazzi è di Marco Brancato. Nel 2026 ci sarà una seconda edizione di GenP.

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