Giornata persone con disabilità

Musica, sport, lavoro: tre strade maestre per dire “Io valgo”

di Claudia Balbi

Massimizzare l’autonomia, sviluppare i talenti e le competenze in modo che ogni persona sia sostenuta nel realizzare le proprie aspirazioni e i propri desideri: è questo che l'Italia si è impegnata a fare con la Carta di Solfagnano. Quattro storie di associazioni, cooperative e movimenti che questo impegno lo portano avanti ogni giorno, fra i protagonisti dell'evento promosso dal ministro delle Disabilità in occasione della Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità del 3 dicembre

«Come ci vestiamo? Con o senza cravatta?»: è solo uno dei tanti messaggi che rimbalzano da giorni nella chat di gruppo dei musicisti di AllegroModerato e che misurano il clima di entusiasmo misto ad agitazione di queste ore di attesa, prima dell’esibizione. La musica avrà un ruolo d’onore nell’evento istituzionale per celebrare Giornata internazionale sui diritti delle persone con disabilità che si svolgerà nel pomeriggio del 3 dicembre nel Cortile d’onore di Palazzo Chigi.

AllegroModerato è un’orchestra sinfonica composta da una ventina di elementi, con base a Milano: «Si tratta di un gruppo integrato: insieme ai musicisti con fragilità e disabilità ci sono musicisti professionisti, educatori musicisti che affiancano e lavorano gomito a gomito», spiega il direttore, Marco Sciammarella. Questa non è la prima volta che gli artisti si esibiscono davanti a una platea di rappresentanti istituzionali: «lo scorso ottobre eravamo ad Assisi, in occasione del primo G7 internazionale sulla disabilità», ricorda Sciammarella. L’emozione è comunque tanta, anche se la scaletta è pronta: «Suoneremo una nostra versione dell’inno nazionale Fratelli d’Italia e proporremo alcuni brani del nostro repertorio consolidato, partendo da Pomp and Circumstance di Edward Elgar, una sorta di secondo inno del Regno Unito, una marcia molto marcata, con una bellissima melodia all’interno». Poi, senza spoilerare troppo ci sarà anche spazio per «l’Inno alla Gioia di Beethoven, un richiamo alla nostra comunità europea, e qualcosa di Grieg dalla suite Peer Gynt», rivela il direttore.

allegro Moderato
L’orchestra di AllegroModerato al Conservatorio di Milano
Primi piani dei musicisti dell’orchestra
Primo piano di un musicista della band
il Coro di AllegroModerato

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La particolarità del metodo di AllegroModerato, che oggi conta 150 allievi tra bambini e adulti, sta nel fatto che «i nostri sono musicisti non sono pazienti, non sono in terapia: sono persone che cercano di mettere in atto le loro potenzialità», sottolinea Sciammarella. Qui le persone con disabilità «suonano uno strumento seguiti da insegnanti, che per la maggior parte sono musicisti con una formazione parallela di ordine psicopedagogico in modo tale che ci sia sempre un’attenzione alla persona con fragilità, alle sue problematiche, ma il tutto è filtrato e mediato dalla musica: è la musica il nostro strumento di lavoro», continua il direttore. «La parola terapia applicata alla musica non ci piace, con noi non c’entra. Il nostro lavoro è fare prove per poi andare fuori e fare musica», conclude Sciammarella. Ed è quello che faranno anche oggi a Roma.

Lo zafferano del Brugo

Sotto il porticato del cortile di Palazzo Chigi oggi ci sarà spazio anche per i profumi, a cominciare da quello pieno e pungente dello zafferano. È quello coltivato dalla cooperativa sociale Il Brugo di Brugherio, frequentata da 170 persone con disabilità provenienti da 22 Comuni del territorio tra la provincia di Monza Brianza e parte dell’area metropolitana di Milano. «Si tratta di un esperimento partito cinque anni fa circa», racconta il direttore, Alberto Mosca. «Il Comune ci ha dato in concessione un terreno e abbiamo iniziato a sperimentarne la produzione». Lo zafferano «ci serve per farci conoscere, fare attività di raccolta fondi, ma soprattutto per fare attività con scuole e la comunità, coinvolgendo i bambini nel venire a vedere come funziona la produzione, come è fatto il bulbo e come cresce il fiore», spiega Mosca. Le persone con disabilità non solo partecipano alla raccolta dei fiori, ma possono fare attività insieme ai ragazzi delle scuole, passare del tempo con loro spiegando quello che fanno: insomma, lo zafferano è “una scusa” per «creare un ambiente di relazione e di incontro», evidenzia il direttore. 

Coltivazione dello zafferano con la cooperativa sociale Il Brugo
Il laboratorio di ceramica
I tirocini lavorativi
Gli spazi del laboratorio di ceramica
Esperienza di tirocinio

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Il lavoro è molto delicato e richiede cura e pazienza: nel momento della raccolta si strappa il fiore intero, poi va fatta la separazione del petalo dal pistillo, che infine viene fatto essiccare. Stessa attenzione e cura che i lavoratori della cooperativa impiegano per dar vita alle loro ceramiche, tanto che a settembre sono stati chiamati a partecipare a Faenza alla fiera per ceramisti “Made In Italy” insieme a 100 altri espositori. «Siamo stati selezionati come gli altri per la qualità del nostro prodotto», puntualizza Mosca. «Da noi non c’è un’ottica assistenzialista: l’obiettivo è che le persone scelgano i nostri prodotti perché gli piacciono e li trovano validi, non per fare un’attività di beneficenza. Questo ritorna molto alle persone che lavorano con noi, anche in termini di gratificazione». Il percorso artistico e quello legato alla coltivazione non sono gli unici possibili all’interno della cooperativa: «Per noi il lavoro è la questione centrale, per tutte le persone per cui è possibile il nostro operato va nella direzione dell’emancipazione dai servizi». Al momento sono 36 le persone assunte in aziende del territorio che operano nei campi della ristorazione, della moda e impiegatizi più una cinquantina di tirocini attivati. Sempre con lo stesso obiettivo, per i più giovani, dai 17 anni in su Il Brugo ha creato un percorso di formazione all’autonomia che insegna ai ragazzi «come fare la spesa, come gestire le relazioni, i soldi, prendere i mezzi, insomma a essere indipendenti a 360 gradi», conclude Mosca. 

#TuttalItalia con Special Olympics

A dare ritmo alla Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità ci saranno anche i 120 atleti di Special Olympics: sulle note del tormentone Tutta l’Italia di Gabry Ponte si esibiranno in un festoso flash mob nel Cortile d’onore di Palazzo Chigi a chiudere la giornata. «La coreografia è firmata da Vito Coppola, un ballerino di Ballando con le Stelle che ogni anno collabora con noi», racconta Alessandra Palazzotti, direttrice nazionale dell’associazione mondiale (è presente in 200 Paesi), che in Italia conta circa 13mila iscritti. Prima di arrivare a Palazzo Chigi, questi stessi passi sono già stati ballati in 59 piazze d’Italia dagli studenti di 188 scuole e da 6mila atleti: un modo per sensibilizzare divertendosi. Quando non ballano, gli atleti di Special Olympics gareggiano in campionati nazionali e mondiali, dedicati a innumerevoli discipline sportive (l’ultima arrivata è la danza sportiva), sempre ispirati dalle parole del giuramento «che io possa vincere, ma se non riuscissi che io possa tentare con tutte le mie forze». 

«Per Special Olympics lo sport è uno strumento di inclusione, per noi non è visto in termini di agonismo, non cerchiamo il campione tra i nostri atleti ma vogliamo trovare il campione che c’è in ognuno di loro», afferma la direttrice nazionale. «Cerchiamo di valorizzare la loro diversità e di andare a vedere ciò che sanno fare, di tirar fuori le abilità che già potenzialmente hanno ma magari sono inespresse». Lo sport come strumento di inclusione, quindi, anche in classe: sono tante infatti le iniziative che l’associazione ha pensato per coinvolgere il mondo della scuola allo scopo di garantire l’inclusione dei ragazzi con disabilità anche tra i banchi. «Partiamo dai bambini della scuola dell’infanzia a cui abbiamo dedicato il percorso che si chiama Young Athletes Program – YAP», illustra la direttrice. Si tratta di percorsi di avvicinamento allo sport e di attività motoria che possono seguire le insegnanti di classe, con esercizi che possono essere eseguiti da tutti i bambini, con e senza disabilità.

Le foto di Special Olympics nello slideshow sono di Zita Peratti

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«Poi alle medie si fa un altro tipo di percorso: li si spinge a partecipare ai flash mob o alle settimane del calcio e del basket ad esempio e alle superiori spingiamo sulle attività di volontariato perché crediamo che sia un’esperienza formativa», afferma Palazzotti. L’associazione ha poi un programma di inserimento degli atleti nel mondo del lavoro, per cui alcuni di essi lavorano e gareggiano: «Lo sport deve essere uno strumento di crescita e inclusione, però poi gli obiettivi concreti per la maggior parte delle persone sono quelli di avere un lavoro una vita piena e soddisfacente», conclude la direttrice nazionale. 

L’Impronta del gusto e del lavoro

Pani speciali, marmellate, miele, formaggi vegetali, olio e panettoni. Sono solo alcuni dei prodotti che 112 ragazzi con disabilità del gruppo L’Impronta di Milano realizzano nel laboratorio BUM-Buono Un Mondo e a Gusto Lab e che poi vendono nelle Botteghe de l’Impronta e nel bar Rab, gestiti dalla cooperativa Via Libera. Frutti della terra che coltivano quanti lavorano nella cooperativa Agrivis. «Lo sviluppo di una filiera alimentare sana, il più possibile a chilometro zero, che crei opportunità di lavoro è un po’ la nostra prerogativa», racconta Andrea Miotti, presidente dell’associazione. «Noi mettiamo il più possibile le persone a contatto con i clienti, in gruppi di lavoro» spiega Miotti. L’ultima esperienza nata sotto questo segno è Bum Universal ed è il primo servizio di ristorazione gestito dal gruppo all’interno di un’azienda, la Universal Music: «È un servizio per i lavoratori della casa discografica in cui lavorano persone con disabilità».

Esperienze di lavoro al gruppo L’Incontro

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Una sfida che L’Impronta vuole portare avanti con nuovi progetti: «Stiamo lavorando all’ampliamento della nostra cascina agricola di via Marconago, a sud di Milano, per sperimentare la coltivazione di piante officinali da utilizzare nelle tisane. L’obiettivo è generare opportunità di lavoro che noi definiamo “ad asticella bassa”, in modo tale che anche le persone con disabilità importanti, più complesse e che necessitano di maggiori sostegni possano accedere al mondo del lavoro», racconta il presidente.

La raccolta fondi è già partita e insieme alla coltivazione delle piante officinali comprende anche un progetto per la creazione di nuovi alloggi per i lavoratori della cooperativa. La casa infatti, insieme al lavoro, è l’altro pilastro su cui si basa l’operato del gruppo L’Impronta: «Abbiamo una serie di appartamenti con maggiore o minore protezione: abitare e lavoro sono i nostri due focus più importanti».  

In apertura, foto di Zita Peratti per Special Olympics

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