“Napule è mille culure (…) Napule è mille paure”. È il 1977, il cantautore Pino Daniele metteva in parole e musica la sua città. Come allora Napoli è uno dei luoghi più affascinanti e contraddittori d’Italia. Più di allora è il luogo delle disuguaglianze, che qui pure hanno “mille” sfumature diverse.
30 quartieri in uno sguardo
«La diversità per noi», racconta lo scrittore Maurizio De Giovanni, «è sempre stata una ricchezza, ma la disuguaglianza, invece, è una disgrazia. Se fino a 25 anni fa Napoli era un luogo di passaggio, dal quale scappare il più velocemente possibile, oggi la città è una grande capitale del Sud del mondo». Una capitale sempre fatta di riflessi e ombre: «Quartieri come Secondigliano, Scampia, Ponticelli, San Giovanni a Teduccio» non sono stati travolti dalla popolarità che ha investito la città negli ultimi anni, qui «migliaia di bambini crescono nella perfetta disponibilità della criminalità organizzata». I libri di De Giovanni sono ambientati quasi interamente a Napoli, la città dov’è nato, la stessa in cui ancora vive. Per raccontarla la osserva, e il punto preferito da cui la scruta è «Pizzofalcone», dice. Una collina nel quartiere di San Ferdinando, «dove la città è vicina e non lontana, come succede invece quando la guardi da Posillipo». E così con lo sguardo incontra dieci municipi e 30 quartieri, dove vivono 905.800 persone. Napoli è la città con la densità abitativa più alta d’Italia (7.724,06 le persone per chilometro quadrato). «L’abbraccio tutta con un solo sguardo». Ciro Pellegrino, giornalista e scrittore, capo della cronaca di Napoli di Fanpage, è uno che la città la vive camminando, quartiere per quartiere. Autore del libro Se potessi ti regalerei Napoli, alla domanda “che città regalerebbe oggi?” tentenna. «Non lo so, ora sento una paura che accomuna molti napoletani, la paura delle cosiddette “mani sulla città”. Si è urbanizzato tutto quello che poteva essere urbanizzato, e se non puoi più vendere il suolo, allora, commercializzi Napoli in un altro modo: levi alla casa la sua funzione primaria e la trasformi in un luogo per turisti». E poi cosa succede? «Il prezzo che stiamo pagando non lo possiamo ancora quantificare», dice Pellegrino. «È un processo che accade sotto i nostri occhi, non è storicizzato. Una cosa, però, la so: questa ricchezza economica, non si traduce in ricchezza sociale e culturale».
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