Il senso di Diana per le donne, potremmo esemplificare. E i loro diritti. E la loro dignità.
Diana Bracco, milanese classe 1941, alla guida del gruppo farmaceutico omonimo dal 1999, è una femminista nei fatti e senza dover evocare il passepartout del patriarcato: a che la parità di genere non sia più una battaglia ma un dato di realtà, dedica il suo ruolo pubblico – è a capo di un gruppo da 1,3 miliardi di fattura, 3.400 dipendenti e un patrimonio di oltre 1.800 brevetti – ma soprattutto il lavoro culturale e sociale della sua Fondazione, nata nel 2010, e per la quale l’empowerment femminile è una linea di impegno, insieme ai giovani, all’arte e alla cultura, scienza e sociale (qui una sua intervista a VITA sulla filantropia).

Una vita per lo sport, gli scatti giusti
Va letto in questo senso il contributo che ha voluto dare per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina e presentato mercoledì scorso gennaio nel capoluogo lombardo. Anziché infilare il gruppo farmaceutico nella lunga teoria dei brand partner, ordinati dal “world-wide” al territorio dei Giochi, da AirBnb a Versalis, passando per Cassa depositi e prestiti, Bracco ha preferito giocare le Olimpiadi culturali, il cartellone di eventi che accompagna la manifestazione.
La Fondazione Bracco infatti lancia a Verona – ché non ci sono solo il capoluogo meneghino e quello ampezzano in questi Giochi diffusi – una nuova edizione della mostra fotografica di Una vita per lo sport. Volti e conquiste delle #100esperte, quella coi ritratti del fotografo Gerald Bruneau, che celebra il talento e le conquiste di 22 donne protagoniste del mondo sportivo.
Già allestita un anno fa nel cuore di Milano, la mostra approda ora a Verona in Porta Borsari (Ang.lo C.so Cavour) dal 4 febbraio al 15 marzo 2026.
I volti in più
Rispetto alla tappa meneghina, questa edizione si arricchisce di tre nuovi scatti: c’è Gerda Weissensteiner, plurimedagliata olimpica in bob e slittino, c’è Angela Menardi, atleta paralimpica di wheelchair curling, selezionata per gareggiare alle prossime Paralimpiadi, e c’è Kirsty Coventry, la prima donna ad essere eletta presidente del Cio.

Il senso lo ha spiegato la stessa Bracco ai giornalisti e agli amici delle attività di Fondazione, nel bellissimo Palazzo Visconti, sede dell’ente filantropico: «Questa galleria», ha detto, «è una narrazione di storie intrise di valori forti, che raccontano una incrollabile passione per lo sport. Donne coraggiose, che con tenacia e determinazione hanno saputo imporsi in tantissime discipline, comprese quelle un tempo considerate di esclusivo dominio maschile. Campionesse che hanno superato difficoltà e pregiudizi, conquistando il successo sia sui campi di gara sia nelle istituzioni sportive. Personalmente», ha concluso, «ho sempre ritenuto che l’attività agonistica rappresenti una straordinaria opportunità di crescita, formazione e confronto e un veicolo d’inclusione. Noi ci impegniamo per rendere visibili le competenze femminili. Il valore di queste biografie è inestimabile: lasciamoci ispirare».
Contro gli stereotipi
Che poi, l’idea della mostra nasceva, già l’anno scorso, e rinasce in questa nuova release, con un progetto noto: “100 donne contro gli stereotipi” (“#100esperte”), ideato dall’Osservatorio di Pavia e dall’associazione di giornaliste Gi.U.Li.A. per battere la narrazione a senso unico, solo maschile, che domina l’informazione di questo Paese, creando appunto una rete di esperte. Un progetto che era stato sviluppato grazie a Fondazione Bracco, col supporto della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea.

Questi scatti bellissimi e questo spirito permetteranno forse di avere un’Olimpiade meno maschile, anche se dai dati presentati da Monia Azzalini, responsabile settore Diversità, equità e inclusione dell’Osservatorio di Pavia, c’è ancora da correre.
Olimpiadi, un racconto troppo maschio
Analizzando infatti i 12 mesi di informazione sportiva nei principali tg italiani successivi ai Giochi di Parigi 2024, emerge infatti che, mentre il monitoraggio ha rilevato «una copertura equilibrata tra uomini e donne durante le Olimpiadi francesi (51% le notizie dedicate a discipline femminile e 49% le atlete news maker), nei mesi successivi (dal 1° ottobre 2024 fino al 30 settembre 2025) la visibilità delle donne nello sport è drasticamente diminuita: solo il 25% delle notizie sportive riguarda anche le atlete». Quando alle discipline, «il calcio domina la scena (40% di notizie), quasi esclusivamente al maschile (98%), mentre lo sci, terza disciplina in ordine di attenzione con copertura del 7%, dà più visibilità alle donne, con il 76% di notizie dedicate esclusivamente a gare o atlete femminili, più l’8% di notizie che coprono competizioni di entrambi i generi».
L’altra metà di Milano-Cortina
Anche per questo Milano-Cortina sarà al centro di un nuovo studio dell’Osservatorio, ugualmente promosso da Fondazione Bracco, stavolta con lo stesso Comitato Olimpico internazionale – Cio.
Ne ha parlato la stessa Azzalini: «Si intitola La copertura mediatica delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano Cortina analizzata da una prospettiva di genere e monitorerà parità di genere, equità e inclusione dal punto di vista quantitativo e qualitativo nei prossimi Giochi», ha detto. Al termine di questo processo, si otterrà, per la prima volta, una visione organica e dettagliata della rappresentazione mediatica nazionale tra luglio 2024 e marzo 2026, «offrendo non solo un’istantanea del presente, ma anche un’eredità di conoscenze e buone pratiche».
Questo patrimonio, dicono dalla Fondazione e dal Cio, «sarà una legacy preziosa per orientare le future Olimpiadi e Paralimpiadi, promuovendo una narrazione sportiva sempre più inclusiva e attenta alla parità di genere».
Oltre Kallipateira
C’è da sperarlo, considerando come Olimpia abbia questo grande potere, pizzicando le corde dell’immaginario collettivo: cambiare la percezione, proporre nuovi modelli, ribaltare stereotipi.
Fin dai tempi in cui Kallipateira si dovette travestire da uomo, fingendosi allenatore, per entrare nello stadio e seguire il caro figliolo, atleta, nel lontano V secolo avanti Cristo o giù di lì. Anche se poi, fuor di mitologia, discipline come il bob hanno dovuto aspettare il nuovo millennio, per avere la loro versione femminile.

Le grandi possibilità dello sport
Più del mito, però, c’è l’esperienza viva di atlete e paratlete a ricordare il grande valore generativo dello sport.
A Palazzo Visconti, l’hanno raccontato Martina Caironi e Gerda Weissensteiner, rispettivamente paratleta e atleta, entrambe plurimediagliate, quest’ultima anche su due discipline diverse, slittino e skeleton. Entrambe fotografate da Bruneau, fra prima e seconda edizione della mostra.
Caironi ha spiegato come lo sport sia stata la chiave per superare il grave trauma subito e che le ha fatto perdere una gamba. Weissensteiner di come, da bambina, in una casa di campagna e fra tanti fratelli e sorelle, lo sporto, esattamente lo slittino, avesse significato moltissimo per lei, sin da piccola. Una parola che, nel suo italiano d’accento bolzanino, che marca forte le erre, è risuonato perfettamente sotto gli stucchi e le magnifiche decorazioni del salone: «Libertà».

Tutte le foto di questo servizio sono di Fondazione Bracco. Quella di Martina Caironi in apertura e quelle di Angela Menardi e Gerda Weissensteiner sono del fotografo Gerald Bruneau, nella nuova edizione della mostra na vita per lo sport. Volti e conquiste delle #100esperte a Verona, in Porta Borsari (Ang.lo C.so Cavour) dal 4 febbraio al 15 marzo 2026.
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