L’arte e la politica, le passioni e gli ideali, la storia e gli aneddoti: una mostra all’M9, il Museo del Novecento di Venezia Mestre, traccia un ritratto inedito di Sandro Pertini, dalla nascita al mito del Presidente partigiano, passando per i momenti salienti della storia d’Italia. Pertini. L’arte della democrazia resterà aperta fino al 31 agosto 2026 e si tiene nel biennio dell’ottantesimo anniversario della Resistenza e della fondazione della Repubblica. L’esposizione ha ricevuto la Medaglia di rappresentanza del Presidente Sergio Mattarella.
Gli attimi migliori della storia
Filo conduttore è un aspetto poco conosciuto di Pertini: quello dell’appassionato di arte, con una collezione personale ricchissima, oggi donata ai Musei civici di Savona. «I veri politici siete voi artisti», disse in una conversazione con lo scultore Umberto Mastroianni. «Poiché vi inserite con autorità nella storia, ne rappresentate l’attimo migliore. Il fascino dell’arte, della musica, pur misterioso, arriva prima della nostra idea a stimolare le coscienze». Le opere in mostra, di artisti come Renato Guttuso, Giorgio Morandi, Giò Pomodoro, Mario Sironi ed Emilio Vedova, rappresentano la porta d’accesso al mondo interiore dell’uomo politico. Le didascalie, infatti, non illustrano solo i quadri e le sculture, ma anche come e perché Pertini ne venne in possesso. Per ogni opera, c’è una piccola storia, in un percorso tra arte e narrazione.
I veri politici siete voi artisti, poiché vi inserite con autorità nella storia, ne rappresentate l’attimo migliore. Il fascino dell’arte, della musica, pur misterioso, arriva prima della nostra idea a stimolare le coscienze
Sandro Pertini
Accanto al quadro Bracciante con la falce del 1949, per esempio, ci sono le parole dello stesso autore, il pittore friulano Giuseppe Zigaina: «Era ancora un semplice senatore quando venne a trovarmi nella mia casa di Cervignano. Ci sedemmo davanti al grande camino acceso. Quella sera Sandro era particolarmente allegro ed espansivo. Parlò molto e di tutto: di politica, di pittura, di filosofia, della bellezza». Fu Fermo Solari, l’industriale carnico degli orologi e suo compagno di partito, a regalargli il quadro dell’allora giovanissimo Zigaina, con i simboli della loro comune passione. «Ho saputo che Pertini ha voluto tenere vicino a sé quel quadro fino all’ultimo giorno della sua vita».
Non può esservi vera libertà senza giustizia sociale e non si avrà mai vera giustizia sociale senza libertà
«Ragazzaccio»
Asteroide, opera di Giulio Turcato, è affiancata dal ricordo del critico Renato Barilli sulla visita di Pertini alla mostra L’immagine del socialismo nell’arte, nei manifesti, nelle bandiere, a Roma nel 1982: «Proprio di fronte a un’opera di Turcato ci fu l’happening-clou. Turcato, pessimo carattere, com’è noto, sulla lunghezza d’onda di quello del Presidente, temendo che noi allestitori non avessimo rispettato a dovere le sue indicazioni, si era insinuato nella stanza, contravvenendo alle regole assurde del servizio d’ordine (che voleva il vuoto sui passi di Pertini, togliendogli il piacere del dialogo)». Barilli continua raccontando che in effetti l’artista non era soddisfatto e, di fronte alle sue rimostranze, «Pertini replicò: “Hai ragione, Turcato, se non ti va bene, prendi il tuo quadro e vattene!”. I due ragazzacci avevano ritrovato immediatamente un momento di solidarietà contro l’ordine stabilito».

La politica è tutto
Parallelo allo spazio dedicato all’arte, il percorso espositivo si sviluppa tra fotografie, manifesti, documenti inediti, filmati, caricature, oggetti significativi come la Fiat 500 rossa, prestata dal Museo nazionale dell’automobile di Torino, e l’iconica pipa.
La politica è centrale nella vita di Pertini. Sin da giovane, influenzò ogni sua scelta. Appena tornato dalla Prima guerra mondiale, si iscrisse al Partito socialista e nel 1919 divenne consigliere comunale a Stella, in provincia di Savona. Attento alla comunicazione, per un periodo fu direttore del quotidiano socialista Avanti!. «Pericoloso sovversivo», così era definito dal fascismo nel casellario politico centrale. Tra il 1925 e il 1943 fu privato della libertà, come esule, clandestino, prigioniero e poi al confino, in nome delle sue idee democratiche e antifasciste.
Lui che aveva conosciuto le due guerre mondiali, si impegnò sempre per la pace. In un passaggio del discorso di insediamento a Presidente della Repubblica nel 1978, affermò che il disarmo «non solo libererebbe l’umanità dall’incubo di una guerra che significherebbe la sua fine, ma offrirebbe altresì i mezzi per combattere la fame nel mondo, con quel denaro che oggi si sperpera nel costruire ordigni di morte».
Socialista e amico di Wojtila
Laico convinto, Pertini fu amico di Giovanni Paolo II. Si frequentavano oltre il protocollo ufficiale. Entrambi amavano la montagna, che Pertini, ligure di mare, aveva scoperto durante la Resistenza. Sua moglie, Carla Voltolina, ricordava che il Papa polacco aveva provato a convertire il Presidente, «ma era più probabile che diventasse socialista Wojtila, perché Sandro c’aveva una testa dura, così dura!».
La mostra accende brevemente i riflettori anche su Carla Voltolina, che sosteneva il marito ma restò sempre autonoma. Rifiutava il ruolo di first lady. Solo una volta seguì il marito all’estero, in Cina. Giornalista, collaborò con la senatrice socialista Lina Merlin per cancellare la sigla N.N. dai certificati dei figli nati fuori dal matrimonio. Insieme firmarono l’inchiesta sulla condizione delle prostitute in Italia, primo passo verso la legge Merlin, che nel 1958 chiuse le case di tolleranza.

Un racconto corale
Per i curatori della mostra, il racconto personale e biografico di Sandro Pertini si fa corale e si rivolge a tutti gli italiani: nei principali momenti di svolta della storia nazionale del Novecento, dalla Prima guerra mondiale alla Resistenza, dalla Costituente alla lotta al terrorismo tra anni Settanta e Ottanta, Sandro Pertini è stato testimone e protagonista di primo piano. Il suo è il volto più nobile della politica, intesa come strumento di costruzione partecipata di futuro al servizio della collettività. Una figura da riscoprire, in un momento in cui la politica sembra aver perso ogni attrattiva e lascia spazio all’astensionismo.
Tutte le foto sono della mostra “Pertini. L’arte della democrazia”. In apertura: la firma il pallone dei Mondiale di calcio in Spagna nel 1982
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