È la banca più sociale d’Italia, Intesa Sanpaolo, quella che ha messo la lotta alle diseguaglianze nel Piano strategico, che ha creato una struttura da mille persone per darle le gambe (“Per il Sociale”) e che, giustamente lo rivendica spesso, col suo consigliere delegato Carlo Messina. È normale allora che oggi, Giornata internazionale delle persone con disabilità, la prima banca d’Italia ricordi le molte iniziative che mette in campo, a cominciare dai propri luoghi di lavoro e e dai proprio dipendenti. «L’attenzione alle persone», spiega una nota, «al loro benessere e alle singole specificità, rappresenta i pilastri identitari dell’azienda, che si concretizza in pratiche quotidiane, cultura condivisa e azioni tangibili».
Quei 70 manager della disabilità
Non banale, certamente, la presenza di circa 70 disability manager, «tra cui persone con disabilità, distribuite sul territorio». Si tratta di figure inserite in base un accordo sindacale del 2018 che prevede una rete di professionisti formati in collaborazione con la Cattolica di Milano, ateneo che organizza il corso formativo di riferimento a livello nazionale.
«La scelta», spiegano da Intesa Sanpaolo, «nasce dalla consapevolezza che ciascuna persona è unica e che servono competenze e sensibilità diffuse per cogliere i loro bisogni reali. Il lavoro dei disability manager ha l’obiettivo di rispondere a singole necessità attraverso accomodamenti ragionevoli, così che tutti possano esprimersi al meglio e veder valorizzate le proprie competenze. Inoltre, si sviluppa in strategie di più ampio respiro, per esempio in ambito di formazione e sensibilizzazione che vedono, anche in modo innovativo, il coinvolgimento attivo delle persone del Gruppo in ottica di coprogettazione».
Attenzione, stiamo cioè parlando di una figura raramente presente negli organici del privato (i manager delle disabilità sono obbligatori per le aziende pubbliche ma sopra i 200 dipendenti, e la Società italiana disability manager, associazione professionale di settore, ssocia solo 150 professionisti in tutta Italia, ndr).

Da Intesa sottolineano, infatti, di essere «fortemente impegnati nella promozione dell’accessibilità fisica e digitale delle filiali, degli sportelli automatici e del sito web. Negli ultimi anni è nata anche una community dedicata che raggruppa colleghe e colleghi interessati al tema e contribuisce alla diffusione e conoscenza dei principi della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità».
Non manca, anche un’attenzione al linguaggio inclusivo, attraverso percorsi dedicati a promuovere un uso corretto e rispettoso delle parole. C’è un documento interno, Parole di tutto rispetto, «dinamico e in continuo aggiornamento», e uno esterno, Le parole giuste. Media e persone con disabilità, invece dedicato anche al pubblico, per esempio i clienti delle agenzie, e disponibile sul sito.
E le Gallerie d’Italia diventarono accessibili
E a proposito di clientela, l’impegno di Intesa Sanpaolo si estende ai progetti nei musei della banca che sono ovviamente aperti al pubblico.
Stiamo parlando di Gallerie d’Italia, in cui si propongono percorsi accessibili: a Milano e Napoli, si invita a “vedere” l’arte con udito, tatto e olfatto, mentre a Torino e Vicenza ci sono itinerari dedicati alle persone cieche. A questi si aggiungono le iniziative del Museo del Risparmio di Torino, realizzate con associazioni come l’Unione italiana ciechi e ipovedenti e l’Ente nazionale sordi, che includono anche la traduzione in Lingua italiana dei segni – Lis degli apparati multimediali. Non solo «il Museo collabora da anni con associazioni del Terzo settore che assistono persone con disabilità psichica e cognitiva e ha ideato per loro il percorso didattico Niente è come sembra».
Programma museale ad hoc, a Torino il Lego in braille
Proprio le Gallerie d’Italia, nella giornata odierna o in quelle successive, produrranno eventi sul tema dell’inclusione.
A Milano, oggi 3 dicembre, ci sarà Appuntamento al buio. «Un’esperienza immersiva, che invita a riscoprire l’arte attraverso modalità percettive alternative. Il percorso prevede l’interazione con materiali e superfici evocative, selezionati in relazione ad alcune opere della collezione dell’Ottocento. Coinvolgendo tatto e memoria sensoriale, i partecipanti sono guidati in una riflessione sul ruolo della percezione tattile nella fruizione artistica, ampliando il concetto stesso di “visita museale”».

A Vicenza, sempre nella giornata odierna, Una scultura a tutto tondo. Francesco Bertos, racconto dedicato «alla straordinaria avventura artistica dello scultore e al suo capolavoro Caduta degli angeli ribelli, con particolare attenzione ai temi dell’accessibilità e dell’inclusione».
Ancora oggi, a Napoli, si inaugura Un museo che si racconta, «un incontro dedicato al confronto e alla condivisione di buone pratiche per rendere un museo accessibile e inclusivo. Un’occasione per illustrare le azioni avviate per rendere le collezioni permanenti e temporanee fruibili da qualsiasi visitatore, attraverso esperienze, metodologie, collaborazioni multisettoriali e una maggiore consapevolezza del ruolo del patrimonio culturale nella costruzione di una società più “amichevole” verso le persone con disabilità».
A Torino, il 6 dicembre, i visitatori potranno partecipare a Il Labirinto Segreto. «Un’attività da “vedere con altri sensi”, consigliata per bambini dai 6 agli 11 anni. Una parola segreta deve essere decifrata, ma un labirinto ostacola i partecipanti. Con i Lego Braille Bricks, le famiglie diventano una squadra di detective, chiamate a risolvere enigmi, interpretare codici e trovare soluzioni creative, allenando pensiero logico e abilità linguistiche».
Mutuo soccorso e Dopo di noi
Un altro fronte concreto di impegno nell’inclusione è nuovamente rivolto ai dipendenti e alle loro famiglie: si tratta la Società di mutuo soccorso per offrire un supporto ai bisogni in generale ma soprattutto a quelli legati al Dopo di Noi. Da notare che i servizi della mutua sono estesi anche ai conviventi. Sempre sul fronte del welfare aziendale, la Fondazione Intesa Sanpaolo ente filantropico sostiene inoltre la ricerca accademica assegnando borse di studio per tesi di laurea magistrale sul tema della disabilità, che quest’anno verranno consegnate oggi, alle Gallerie d’Italia – Milano.
Non mancano, ma ne parliamo spesso da queste colonne, le attività verso l’esterno. Nelle molte cose che la più grande banca italiana fa, a rischia talvolta di scomparire il Fondo di beneficenza, che fa capo alla presidenza della Banca, eppure negli anni ha sostenuto, per la sola area delle persone con disabilità, oltre 170 progetti, con oltre 2,2 milioni di euro.

Per il Sociale e le partnership
Intesa Sanpaolo per il Sociale poi, come si diceva all’inizio, sostiene numerose iniziative e «ha avviato azioni di co-progettazione sociale con gli enti del Terzo settore a supporto delle persone con disabilità».
Tra i principali interventi: la partnership con Dynamo Camp, attiva sin dal 2019, con l’obiettivo di potenziare le capacità di accoglienza di bambini e ragazzi con disabilità e con patologie gravi e delle loro famiglie presso il Camp di Limestre (Pistoia) e il Progetto Comunità amiche della disabilità – Cad, avviato nel 2021, dai tre enti non profit bresciani (Fondazione Asm, Fondazione Villa Paradiso e Congrega della Carità apostolica di Brescia) insieme alla Società italiana per i disturbi del neuro sviluppo – Sidin, «per definire quali siano le caratteristiche che rendono un territorio accogliente per le persone con disabilità e per incentivare la crescita di comunità inclusive».
Spostandosi sull’ambito educazione e occupabilità, Intesa Sanpaolo promuove e realizza programmi e progetti a supporto dell’educazione inclusiva, l’orientamento e l’inclusione scolastici di giovani con disabilità fisiche e intellettive al fine di creare reti sociali e alleanze strutturali con importanti attori del Terzo settore tra cui: “Tog – Lavoro” di Milano, attraverso il quale Fondazione Tog avvia percorsi individualizzati di professionalizzazione e vita indipendente per giovani con disabilità; il progetto dell’Associazione Cometa di Como, dedicato alla formazione di assistenti alle vendite con disabilità; il Centro Hpl di Torino, nato per favorire l’apprendimento e lo sviluppo di bambini e bambine delle scuole primarie (6-10 anni) con diagnosi di Funzionamento intellettivo limite – Fil.

Inclusione fa rima con innovazione
Notevole anche l’impegno di Intesa Sanpaolo Innovation center, società del gruppo dedicata all’innovazione di frontiera. «L’innovazione», dicono a Intesa Sanpaolo, «crea valore quando nasce e si sviluppa insieme alle persone che ne usufruiranno, prevedendo fin dall’inizio inclusione e partecipazione».
Spiegano da Torino che «nei progetti dei propri laboratori di ricerca applicata, come il Neuroscience Lab», si legge nella nota, «sono coinvolte attivamente anche persone con disabilità sensoriale, un approccio che permette di co-progettare strumenti e applicativi aziendali con cui tutti possono interagire, garantendo l’accessibilità ai servizi “by design». C’è poi l’Artificial intelligence lab, attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie, collabora alla realizzazione di progetti dedicati alle persone con disabilità che praticano sport, in modo che possano esprimere pienamente il loro potenziale.
Il Robotics lab, invece, sperimenta soluzioni inclusive nell’ambito cognitivo e sociale, co-progettando con clinici, educatori e famiglie attività con robot che supportano comunicazione, abilità e autonomie, stimolando attenzione, motivazione e benessere. Intesa Sanpaolo Innovation center lab ha inoltre realizzato l’Inclusive innovation experience, «un’esperienza immersiva alla scoperta dei temi dell’innovazione che, grazie a una serie di ausili audio e tattili, accompagna le persone cieche o ipovedenti alla scoperta degli spazi della società».

Le foto di questo servizio sono dell’Ufficio stampa di Intesa Sanpaolo, ad eccezione di quella della sede torinese, dell’autore dell’articolo per VITA.
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