Coro Mani Bianche di Padova

Si può cantare con le mani? Quando segno fa rima con sogno

di Simonetta Sandri

L’ensemble diretto dal maestro Davide Fagherazzi propone al pubblico uno spettacolo multisensoriale e rivoluzionario, ispirato al metodo venezuelano Manos Blancas. Un intreccio di voci e gesti in cui i partecipanti usano la Lingua italiana dei segni Lis e guanti bianchi per rendere i movimenti più evidenti e dare vita a concerti in cui la musica si fa visibile

La musica è un linguaggio universale che non conosce barriere, un’armonia che unisce persone di ogni provenienza, identità e capacità. Il suo è il linguaggio dell’inclusione, per eccellenza. Fra chi crede fermamente nella forza inclusiva della musica c’è l’associazione Nova Symphonia Patavina: con il suo coro, nato a Padova nel 2016 e diretto dal maestro Davide Fagherazzi, vuole garantire a ogni persona, sia nel pubblico che tra i musicisti, la possibilità di sperimentare la musica in modo autentico e personale.

Il repertorio spazia dalla musica sacra rinascimentale al pop, i luoghi di esibizione fra i più prestigiosi: dalla Sala dei Giganti del Palazzo Liviano al Caffè Pedrocchi di Padova, fino alla Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia. Luoghi in cui la bellezza dialoga con bellezza. Quella che, si diceva, salverà il mondo.

In Italia, manca una formazione stabile e diffusa dei direttori di coro su questa metodologia e il repertorio per cori mani bianche è ancora limitato

Davide Fagherazzi, fondatore del Coro Mani Bianche di Padova

Nel coro, la diversità è sempre una ricchezza e le sfide sono opportunità per scoprire nuovi modi di creare, condividere e percepire la musica. Nuovi e originali protagonisti della scena musicale nascono e crescono, emozionanti orizzonti si aprono. Muri crollano, si passano staffette.

Oltre le barriere: la musica come esperienza multisensoriale

La musica appartiene a tutti, in modi diversi ma ugualmente significativi. Non importa quali siano le proprie abilità sensoriali, fisiche o cognitive. La musica non è solo suono. È vibrazione, movimento, emozione, empatia. Per questo, l’associazione Nova Symphonia Patavina adotta e sperimenta soluzioni che permettono a chiunque di percepirla e viverla, anche in modi non convenzionali.

Lo fa attraverso le vibrazioni e il tatto (la musica può essere “sentita” attraverso le vibrazioni trasmesse dagli strumenti o dal pavimento), l’osservazione e il movimento (i gesti dei musicisti, il ritmo delle arcate degli archi, il battito delle dita sui tasti di un pianoforte raccontano la musica quanto il suono stesso), l’accessibilità al repertorio (uso di materiali didattici inclusivi, come la notazione musicale in Braille) e lo spazio e il coinvolgimento (nei concerti ci si può avvicinare agli strumenti, toccarne le superfici vibranti o ascoltare mettendosi in posizioni diverse dal solito per percepire meglio il suono). Come i semi lanciati da generose mani, le buone idee germogliano e si espandono.

Il Coro Mani Bianche di Padova: voce e segni all’inclusione

Uno di questi germogli vitali è il Coro Mani Bianche, nato nel 2024 in seno all’associazione Nova Symphonia Patavina. Si riunisce ogni lunedì pomeriggio nella sala parrocchiale della chiesa di Santa Rita da Cascia. Carolina Boncoddo è stata scelta dal maestro Fagherazzi per guidare questo percorso. Laureata in pianoforte al Conservatorio “Cesare Pollini” di Padova, ha una formazione specifica in musicoterapia. Insieme a lei, la soprano Sara Fanin, preparatrice vocale. «Ci troviamo di fronte a un coro “rivoluzionario”», dice Fagherazzi, «ispirato all’altrettanto rivoluzionario metodo venezuelano Manos Blancas, che crea una sinergia unica tra un coro vocale di bambini e ragazzi normodotati, che prestano la loro voce, e un coro gestuale di bambini e ragazzi con disabilità, che interpretano la musica attraverso la Lingua dei Segni Italiana  Lis». 

Il canto segnato è uno spettacolo dove la musica si fa visibile.

Un ponte tra mondi apparentemente distanti ma che non lo sono affatto, dove ci si incontra nella meravigliosa armonia del “canto segnato”. In questo intreccio di voci e gesti, la musica diventa tangibile, visibile, accessibile a tutti. Non solo un’esperienza sonora, ma un’autentica poesia visiva che celebra l’unicità di ogni partecipante. I partecipanti usano la Lis e guanti bianchi per rendere i movimenti più evidenti, realizzando uno spettacolo dove la musica si fa visibile. Si tratta di osservare la musica e percepirla attraverso l’espressione corporea. Ecco allora alzarsi tante manine bianche che si muovono e volteggiano nell’aria: sembrano ali di farfalla che volano leggere nel cielo. La musica si vede e così anche chi non la sente, la vive. E il segno fa rima con il sogno.

Una realtà nata in Venezuela

Ma dove nasce il progetto Manos Blancas e per mano di chi? Fondato nel 1991, in Venezuela, da Jhonny Gomez e Naybeth Garcia, esso è ispirato a El Sistema, ideato e promosso dal 1975 da José Antonio Abreu: si tratta di un sistema di educazione musicale pubblica, diffusa e capillare, con accesso gratuito e libero per bambini di ogni ceto sociale. Un’idea di musica per tutti, perché allontana anche dalla strada. Il Coro Mani Bianche è formato da due cori interdipendenti, dove persone con e senza disabilità si uniscono in un’unica esperienza artistica, e applica un linguaggio meta-musicale come modalità espressiva e mezzo per veicolare emozioni e sensazioni.  Il progetto si basa sulla Coromanologia, un linguaggio gestuale focalizzato sull’abilità motoria degli arti superiori, che nasce dall’interazione tra la Lingua dei Segni e un sistema di graficizzazione ideato dai fondatori. Questo sistema, chiamato Gestosemiografia, crea un ponte tra il gesto corporeo e quello musicale, permettendo una vera e propria fusione tra espressione vocale e gestuale.

In Italia, il primo Coro Mani Bianche è arrivato nel 2010, nel Centro educativo di San Vito al Tagliamento, in provincia di Udine, grazie al maestro Claudio Abbado: da allora, molti altri programmi sono fioriti su tutto il territorio nazionale, in un prodigioso effetto-domino.

Un video che illustra come sostenere il Coro Mani Bianche di Padova.

Chi è il maestro Davide Fagherazzi?

Davide Fagherazzi inizia gli studi musicali all’età di sei anni e, nel 2006, si diploma in pianoforte presso il Conservatorio “Cesare Pollini” di Padova. Nel 2005, inizia gli studi di direzione corale e, nel 2007, quelli di Paleografia Musicale e Canto Gregoriano presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova. Il 2011 è un anno chiave del suo percorso: inizia gli studi di direzione d’orchestra (in cui si diplomerà nel giugno 2016) e, in parallelo, consegue la laurea magistrale in Ingegneria elettronica presso l’Università di Padova e fonda Nova Symphonia Patavina, realtà composta da un’orchestra sinfonica, un’orchestra di fiati e un coro di cui è, attualmente, direttore artistico e musicale.

Da bambina ho vissuto la guerra, ho sentito il suono delle sirene più spesso di quello della musica. Quando ho ascoltato le voci dei bambini del Coro Mani Bianche di Padova, ho sentito la bellezza che cura, la musica che protegge

Ranà, donatrice a sostegno del progetto del Coro Mani Bianche

Ma perché fondare un Coro Mani Bianche? Forse perché il talento è anche intuizione dei bisogni della comunità circostante. «Ho pensato di fondare un Coro Mani Bianche dopo un’attenta analisi del contesto: la provincia di Padova è quella che ha meno cori di voci bianche rispetto ad altre province venete e, in particolare, nel comune di Padova sulla scena c’è solo il coro di voci bianche “Cesare Pollini” del conservatorio di Padova. A questo si aggiunga il fatto che in Veneto esistono solo due realtà corali inclusive: il Coro Mani Bianche del Veneto (a Vedelago) diretto dal Maestro Chiara Cattapan e il Coro Mani Bianche di Belluno diretto da Davide Nenci e Laura Fedeli».

Il Coro Mani Bianche è formato da due cori interdipendenti, dove persone con e senza disabilità si uniscono in un’unica esperienza artistica.

Così, nel 2018, Fagherazzi frequenta il corso del maestro Cattapan, dove viene presentata la metodologia. Il percorso è, per lui, illuminante. Chiara Cattapan ha seguito numerosi corsi di formazione sulla metodologia Manos Blancas con i fondatori venezuelani e il team del Coro Mani Bianche Roma di Maria Grazia Bellia, Tullio Visioli e Mimma Infantino. Parallelamente, si è formata nella Lis, frequentando dei corsi organizzati dall’Università Ca’ Foscari di Venezia.

«Ci sono due modalità con la quale condurre un coro mani bianche: una con un direttore di coro che ha studiato la Lis e la metodologia manos blancas, l’altra con due direttori, dove uno segue la Lis e uno la musica», spiega Fagherazzi. «La prima situazione è la più complessa, poiché non basta conoscere la Lis ma bisogna interpolare la musica con essa. Le persone più competenti in questo sono sicuramente i fondatori, Jhonny e Naybeth. In Italia, manca una formazione stabile e diffusa dei direttori di coro su questa metodologia e il repertorio per cori mani bianche è ancora limitato». 

I partecipanti usano la Lis e guanti bianchi per rendere i movimenti più evidenti.

A volte il segno segue la voce, a volte la voce segue il segno: per questo il direttore deve studiare attentamente l’andamento melodico e armonico del brano prima di passare alla traduzione nella gestualità e nell’espressione vocale. Sfidante ma emozionante.

A Padova, la difficoltà più grande del percorso è stata coinvolgere i bambini nell’attività. «I bambini, al giorno d’oggi, sono quasi più impegnati degli adulti e lo sport la fa da padrone tra gli impegni dei nostri figli», sorride il maestro. «Per questo, ci è capitato più volte di dover salutare dei bambini perché da un anno all’altro cambiavano gli orari della lezione di danza o di calcio o si aggiungeva un giorno di allenamento in più e il bambino non poteva più partecipare al coro. Non abbiamo invece avuto alcuna difficoltà di integrazione fra i bambini con o senza disabilità». Fra le tante esperienze, la più bella, ricorda il maestro, è stata quella del concerto del 30 maggio scorso presso la Sala della Carità dove il Coro Mani Bianche si è esibito sia da solo che con il coro Nova Symphonia Patavina da lui diretto e accompagnato da due ballerine dell’associazione di danza contemporanea Passione Danza di Padova.

Alla scoperta del Coro Mani Bianche.

Un crowdfunding di successo

Per sostenere il progetto del Coro è stata realizzata anche una campagna (di successo) di crowdfunding, che Fagherazzi ha presentato durante CulturaLab. «Credo che le persone abbiano scelto di sostenerci perché hanno percepito la sincerità e il valore umano del progetto. Il Coro Mani Bianche non è solo un’attività musicale: è un simbolo di inclusione reale, un luogo dove bambini e ragazzi con e senza disabilità costruiscono qualcosa insieme, imparando a comunicare con la voce, con le mani e con il cuore. I donatori hanno visto che dietro questa iniziativa c’è un forte impegno sociale e culturale, la volontà di rendere la musica accessibile a tutti e di abbattere le barriere, non solo quelle fisiche, ma anche quelle culturali e relazionali», dice. Per spiegarsi meglio, condivide il messaggio giunto da una grande donatrice della campagna di crowdfunding che ha permesso di creare il Coro, la signora Ranà: «Vengo dal Libano, un paese meraviglioso ma segnato da lunghi anni di conflitti. Da bambina ho vissuto la guerra, ho sentito il suono delle sirene più spesso di quello della musica. E, come tanti, ho perso mio padre troppo presto, in un contesto che non dovrebbe mai appartenere all’infanzia. Per questo, quando ho ascoltato le voci limpide e piene di speranza dei bambini del Coro Mani Bianche di Padova, ho sentito qualcosa di profondo: la bellezza che cura, la musica che protegge, la possibilità di un’infanzia diversa, piena di luce e armonia. La mia donazione è un piccolo gesto, ma viene da un cuore che conosce il valore della pace, della protezione e della gioia. Sostenere questi bambini è per me un modo per restituire un po’ della speranza che la vita, nonostante tutto, sa ancora donare». 

Per Fagherazzi «ogni contributo diventa una nota che compone la nostra armonia comune, poiché questa del Coro Mani Bianche è un’esperienza che trasforma non solo chi ne fa parte ma anche chi la osserva. I bambini imparano la musica e la Lis, ma soprattutto imparano che esistono tanti modi di comunicare e di stare insieme, scoprendo che la diversità è un valore, perché un coro che segna oltre che cantare diventa ancora più espressivo, più profondo, più umano. È un percorso che unisce arte, educazione e sensibilità sociale: si canta, si cresce, si impara a guardare il mondo con occhi diversi. Consiglierei il Coro Mani Bianche a chiunque voglia vivere la musica come un’esperienza di relazione, empatia e bellezza condivisa». 

Foto dell’associazione Nova Symphonia Patavina e del maestro Davide Fagherazzi

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