Le fratture delle città

Torino, sul tram che attraversa le disuguaglianze

di Daria Capitani

Quanto distano in linea d’aria il centro aulico monumentale e la piazza dove i giovani africani dormono la notte? Qual è il confine non visibile che delimita le posizioni sociali nella piramide dei redditi? Viaggio nei luoghi in cui i due mondi si sfiorano ma non si toccano. Torino è una delle quattro città fotografate in presa diretta nel nuovo numero di VITA: quattro inchieste che raccontano da dentro e senza retorica come si vive in comunità sempre più divise e come i soggetti sociali stanno provando a ricucire le ferite

C’è un tram a Torino che è diventato il simbolo della disuguaglianza. Lo è da anni, da quando un medico di sanità pubblica, epidemiologo e professore (ora emerito) alla Scuola di medicina, l’ha scelto come strumento per raccontare le differenze di salute nella popolazione. È il numero 3, collega piazza Hermada, zona precollinare di Borgo Po, al quartiere operaio delle Vallette. Tra il più ricco isolato del punto di partenza e il più povero al capolinea, gli abitanti perdono fino a sette anni di speranza di vita.

Torino è una delle quattro città fotografate in presa diretta nel nuovo numero di VITA Sempre più ricchi e sempre più poveri?. Insieme a Roma, Napoli e Milano, quattro inchieste raccontano da dentro e senza retorica come si vive in comunità sempre più divise e come i soggetti sociali stanno provando a ricucire queste ferite. L’evento di presentazione Un’Italia sempre più disuguale. Come invertire la rotta si svolgerà martedì 17 febbraio alle 17,30 presso Fondazione Basso in via della Dogana Vecchia 5 a Roma, in collaborazione con il Forum Disuguaglianze Diversità. Qui il link Eventbrite per registrarsi.

Verrà un giorno in cui il medico ci prescriverà una visita al museo, un corso di pittura, una serata a teatro. È uno degli strumenti del welfare culturale che poggia su solide basi scientifiche. La bellezza è un diritto. Prendiamocela

La linea è stata da poco ripristinata, ma nonostante i dieci anni di stop non ha mai smesso di interrogare i decisori politici. A ogni consultazione elettorale c’è almeno un candidato che sale a bordo e in video spiega le soluzioni da mettere in campo per sanare il divario. «Il tram è un trucco», spiega il professor Giuseppe Costa, 73 anni e una vita trascorsa a studiare le correlazioni tra la mortalità e le condizioni di vita dei cittadini torinesi. «La geografia della salute è influenzata da due macro fattori: uno è il chi sei (le persone più povere di risorse e competenze si ammalano di più e muoiono prima, ma tendono anche ad andare a vivere in particolari quartieri), l’altro è il dove stai (il contesto in cui la persona si muove può amplificare o moderare l’effetto sulla salute della povertà individuale). Bisogna trovare e contrastare i meccanismi attraverso cui la povertà individuale e quella del contesto fanno male alla salute, senza stigmatizzare il quartiere». Il tram ha un valore formidabile dal punto di vista dello storytelling perché aiuta a ingaggiare, ma nasconde un tranello. «Se i poveri venissero distribuiti in modo uniforme nei quartieri, col tram non si vedrebbero più le differenze di longevità ma non per questo la loro salute migliorerebbe. Per questo il tram va usato con cautela: saliamo a bordo, ma poi scendiamo e iniziamo a porci le domande giuste».

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