Prescrizione sociale

Un’ora di volontariato “al bisogno”: la medicina che cura tutta la comunità

di Arianna Monticelli

È una prescrizione fatta dal medico, ma non prevede farmaci. Il Tcc - Tempo Cuore Comunità è una sperimentazione introdotta a Castelfranco Veneto per stimolare l'invecchiamento attivo attraverso il volontariato. Inserito in un progetto più ampio finanziato dalla Regione Veneto, unisce le generazioni e sostiene le fragilità. Dopo la prima assunzione, c'è chi ha chiesto subito di aumentare la dose

I pazienti che leggono la locandina sulla bacheca dello studio medico pensano alla pubblicità di un normale integratore, di quelli che assicurano benefici e maggiore vitalità. Ed è proprio così, ma non si tratta di un farmaco convenzionale. Quando viene prescritto dai medici di base, alla prima dose le reazioni sono spesso sorprendenti. È il Tcc, Tempo Cuore Comunità ed è un attivatore di vita, relazioni e benessere per la terza età: agisce sul campo, per contrastare solitudine, sensazione di vuoto, ansia e generare una rete inclusiva. È una medicina comunitaria, che “cura” con la proposta di ore messe a disposizione degli altri, in particolare di persone con disabilità e fragilità, a loro volta beneficiarie di attività che stimolano un ruolo sociale riconosciuto, capace di generare benessere.

È a tutti gli effetti una prescrizione sociale, voluta per stimolare l’invecchiamento attivo, ma a goderne sono in tanti, in un effetto domino. Siamo a Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso. Qui la sperimentazione del Tcc è appena partita: è parte del progetto più ampio “Quartiere attivo – Modalità On”, finanziato dalla Regione Veneto nell’ambito della promozione dell’invecchiamento attivo ed è forte di precedenti percorsi che, dal 2018 in poi, hanno creato, sotto la guida e il coordinamento della cooperativa sociale L’Incontro, una rete territoriale che ha messo al centro, con diverse progettualità, la relazione tra terza età, giovani e persone con disabilità.

Un ponte tra generazioni

Oggi Tcc nasce da un’ulteriore progettazione de L’Incontro, che è frutto di confronto con la medicina territoriale, di progetti già attivi di condivisione intergenerazionale e di apertura verso il territorio degli spazi diurni per persone con disabilità del Centro Atlantis (luogo polivalente di utilità sociale, gestito da diverse cooperative, compresa L’Incontro, nda), con attività in grado di portare a maggiore autonomia e realizzazione personale.

Una di queste progettualità, “Scambi GenerAttivi”, dove gli studenti delle classi terze dell’Istituto superiore Nightingale sono diventati “docenti” per un gruppo di persone anziane, con laboratori dedicati alle competenze digitali e al movimento, è diventato nel tempo buona prassi regionale, con l’istituzione di un gruppo di coordinamento a supporto della diffusione dell’iniziativa anche altrove. L’attività a Castelfranco si è poi ulteriormente sviluppata in un Grest (Gruppo estivo) per anziani, dove, nel 2024 e 2025, per due settimane di giugno, studenti e persone con disabilità hanno condiviso giornate piene di laboratori in cui, questa volta, sono state le persone anziane a trasmettere passioni e talenti. Dal cucito all’arte, dalla falegnameria ai giochi di ieri e oggi, a distanza di mesi sono nati legami spontanei che continuano. Un’esperienza generativa che ha posto le basi per la nascita di “Modalità On” e del farmaco sociale.

Effetti collaterali? Soltanto positivi

Da inizio febbraio 2026 il Tcc viene prescritto nello studio di medicina integrata di sette dottori di base che intercettano, di fatto, circa la metà della popolazione della cittadina veneta di oltre 30mila abitanti. La “Prescrizione del volontariato” – così viene chiamata – a oggi è stata proposta a sei pazienti. Tre hanno già iniziato l’assunzione e c’è chi ha subito chiesto di poter aumentare la dose: gli effetti collaterali sono solo positivi. Rita è tra questi: ha 77 anni, è vedova e i due figli abitano lontano, uno all’estero. Quando la sua dottoressa, Annalisa Rossato, le ha parlato del nuovo farmaco disponibile, Rita all’inizio è rimasta un po’ sorpresa, poi ha sorriso e accettato. Rossato sin dal primo momento è stata parte attiva, con gli esperti della cooperativa L’Incontro, nella definizione del progetto, consapevole che la sala d’attesa del suo studio – come quella di altri colleghi – diventa spesso per le persone anziane anche un luogo di incontro, un’occasione per vedere qualcuno e scambiare due chiacchiere.

Da sinistra, Giulia e Rosetta che hanno partecipato al progetto Scambi GenerAttivi

Dopo la prescrizione sociale, L’Incontro, con la rete di associazioni del territorio, individua le opportunità di volontariato dove le persone anziane, accompagnate, possono sperimentarsi. Rita ha già assunto più dosi di Tcc: per lei è tempo da condividere in attività con persone con disabilità. La prima dose è stata proprio al Centro Atlantis. «Appena arrivata, uno degli utenti le è corso incontro e l’ha abbracciata. Lei si è commossa» evidenzia Valentina Campagnaro, responsabile Ufficio Sviluppo della cooperativa sociale L’Incontro, che contatta e segue le persone segnalate dai medici di base. «A volte non ne ho neppure bisogno: qualche paziente ci ha chiamati di sua iniziativa, tanto era il suo desiderio di iniziare». Ora Rita assume stabilmente il suo farmaco a “Buoni Amici Social Street”, un appartamento dove nei fine settimana persone del Centro Atlantis si sperimentano, affiancati da operatori, in un progetto di vita autonoma. La prima domenica con loro, Rita ha portato anche un’amica: in sei hanno giocato a burraco e adesso progettano già un’uscita per una pizza.

«Notiamo che per le persone del Centro Atlantis il contatto diretto con gli anziani volontari favorisce il processo di adultità in modo ancora più efficace rispetto alla sola relazione con un operatore. Anche grazie a questo rapporto, le persone prendono con più sicurezza contatto con l’esterno: per esempio vanno al bar o a fare la spesa per cucinare per l’ospite in arrivo. Queste attività entusiasmano e portano a pensare con maggiore consapevolezza all’organizzazione della giornata» sottolinea Campagnaro.

È la più bella prescrizione che un medico mi abbia mai fatto

Giovanna, che ha ricevuto una “prescrizione di volontariato”

Giovanna di anni ne ha 60 ed è appena andata in pensione. Un cambio di vita che l’ha spiazzata. Troppo tempo vuoto e una forte necessità di sentirsi utile, oltre la famiglia. Dopo la proposta del Tcc e l’inizio della “terapia” ha confidato: «È la più bella prescrizione che un medico mi abbia mai fatto». Anche lei ha già assunto più dosi del farmaco, con attività insieme a diversi ospiti di Campoverde, centro diurno per la salute mentale gestito da L’Incontro. Oggi Giovanna lo chiama “il mio posto” e ha già chiesto di poter dare una mano più del tempo previsto.

Al tempo stesso beneficiari e risorse

Oltre al farmaco, il progetto “Modalità On Quartiere attivo”, nel dare continuità allo sviluppo di comunità, mette al centro uno spazio fisico, la Casa del Quartiere Verdi, per promuovere prossimità, scambio tra generazioni, inclusione sociale. Siamo in uno spicchio di Castelfranco in cui coesistono proprio il Centro Atlantis, la Medicina di Gruppo Integrata, l’istituto Nightingale e un’associazione di pensionati. «Un luogo in cui tutti diventano allo stesso tempo beneficiari e risorse» spiega Giulia Dainese dell’Ufficio Sviluppo dell’Incontro, che ha seguito e alimentato fin dai primi passi la progettazione di rete sul territorio. Casa Verdi è immaginata come un contenitore della comunità, dove tutti possono sentirsi partecipi e valorizzati, con laboratori di teatro, gruppi di cammino, spazi in cui persone con disabilità, accompagnate dagli operatori, possono fare esperienze nuove ed esprimersi.

Passione burraco a Buoni Amici Social Street casa di sperimentazione di autonomia

«L’assenza di relazioni significative, luoghi di incontro e occasioni di partecipazione indebolisce la capacità delle persone di sentirsi parte di una comunità. Il progetto rimette al centro le persone, i legami e gli spazi di prossimità: un percorso dove ciascuno può trovare occasioni di relazione, sostegno reciproco, appartenenza, autonomia e crescita» conclude Dainese. Il farmaco sociale TCC oggi è visto come il frutto di una ricerca sul campo, che ha analizzato bisogni e risorse per generare una “cura collettiva” per un particolare segmento di popolazione ma che è diventata dispositivo di benessere diffuso.

Le fotografie sono della cooperativa sociale L’Incontro. In apertura, un’attività condivisa tra terza età e studenti

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