Fra profit e non profit

Vite cambiate nell’hinterland di Milano

di Giampaolo Cerri

Pizzaut, la pizzeria sociale che sta trasformano il modo di concepire l'inclusione delle persone con autismo, amplia il proprio progetto verso l'autonomia abitativa con l'acquisizione di un'altra "casetta". Decisivo il contributo di 150mila euro di Autogrill, col progetto "Gourmaut". A Cassina de Pecchi, a Nord Est di Milano, un piccolo, commovente, evento. VITA c'era

«Vi prego di rammentare che quando parliamo di gesti come questo, della campagna di Autogrill e della donazione, parliamo concretamente di vite cambiate da quello che si mette in piedi: quelle dei ragazzi. Vi-te cam-biate»: Nico Acampora, fondatore di Pizzaut, da grande e appassionato comunicatore qual è, ha già dettato, scandito ai giornalisti presenti l’attacco del pezzo, se non il titolo.

Siamo a Cassina de Pecchi, Nord est di Milano, nella zona della Martesana, non lontano dal naviglio omonimo, quello che dall’Adda arriva fino al capoluogo, dove sparisce, interrato da anni, per ragioni di modernità.

L’evento nella corte delle “Casine” di PIzzaut a Cassina de Pecchi – foto ufficio stampa Autogrill

Siamo nel classico cortile lombardo, seppure realizzato da costruzioni anni ’90, probabilmente ristrutturando vecchie abitazioni, perché via Verderio è proprio la strada del cimitero ottocentesco, poco distante, e quindi è probabilmente transitata e abitata da molto.

Davanti a noi, tutti in riga, una manciata di ragazzi di Pizzaut, la pizzeria che, dal 2017, col progetto Nutrire l’inclusione, sta forse cambiando la storia dell’approccio all’autismo, perché con la sua esperienza sta dando coraggio a tante famiglie, a tante associazioni, a molte aziende, meglio a molte persone che lavorano nelle aziende.

Il contagio dei grembiuli rossi

La storia è nota: è quella di un padre con un figlio autistico al quale, un giorno, una psicologa  aveva brutalmente detto di rassegnarsi, di non farsi illusioni sul futuro del figlio e sulle sue possibilità di fare le cose degli altri.  A volte i terapeuti si prendono la libertà di riportare i genitori sulla terra o così credono. Tuttavia Acampora di illusioni non se ne fece e si mise a testa bassa a costruire il progetto: aprì il ristorante, fece il bis nella non lontana Monza, li fece diventare itineranti, attrezzandoli sui minivan, per portare i grembiuli rossi, la divisa ufficiale di quell’impegno e la passione contagiosa dei suoi ragazzi, ovunque.

La passione c’è anche oggi, nella corte di Via Verderio, il gigante del “food da viaggio”, Autogrill, è venuto sin qui per consegnargli idealmente il frutto della campagna GourmAut, che nell’estate scorsa ha messo in vendita nei suoi punti di ristoro, nei suoi bar, nei suoi ristoranti, – che fosse Alfaterna Ovest a due passi da Salerno o il caffè dentro la metro “verde” milanese alla stazione di Famagosta – un panino, «studiato con Nico e  ragazzi di Pizzaut», ricorda Luca D’Alba, general manager di Autogrill Italia.

Luca D’Alba, general manager Autogrill Italia

Una ciambella di pane ripieno di Robiola, prosciutto di Praga, zucchine, pomodorini secchi: la si vendeva a porzioni ma c’era chi se la prendeva tutta intera e la gustava in compagnia, sapendo d’aver comunque dato una mano a un’opera bella, quella di Nico e i suoi ragazzi. Autogrill infatti s’era impegnata a devolvere un euro per ogni pezzo venduto.

Alla fine la somma donata è stata di 150mila, quanto bastava, per quelli di Pizzaut, per andare avanti sul progetto Palestre di Autonomia Abitativa, col quale si vogliono creare soluzioni di avvicinamento alla vita indipendente.  

Le casette sono proprio davanti al piccolo plotone di giornalisti, alle spalle degli oratori ingrembiulati, le due al piano terreno sono già state acquisite, ci vivono i ragazzi che lavorano a Pizzaut (il ristorante si trova a 10 minuti a piedi) ma che, abitando distanti, magari a Rozzano, non possono rientrare a sera. «Oppure vengono durante il giorno, a riposarsi», spiega Acampora. Il progetto prevede l’acquisizione, una via l’altra, di tutte le abitazioni della palazzina.

Visivamente un piccolo domino di bene: si compra una dimora, si apre una casa, si cambia una vita, per stare al disclaimer acamporiano.

Edoardo a lavorare guardando il Duomo di Milano

E dunque c’è da festeggiare per la nuova casa ma c’è anche da festeggiare Edoardo, assunto da Autogrill due anni fa, e che oggi, dopo il training a Pizzaut Monza, si sposterà forse nel più prestigioso dei ristoranti Autogrill, quello in Piazza del Duomo, dai cui si vedono le guglie di Santa Maria Nascente (e ha ragione la comunicazione Autogrill a definire “iconico” il locale, ribattezzato Mercato Duomo).

«Assumeremo a tempo indeterminato un altro ragazzo o ragazza con autismo che sarà distaccato, al posto di Edoardo, presso PizzaAut di Monza, generando così una “staffetta lavorativa” virtuosa», spiegano soddisfatti quelli di Autogrill.

Nico Acampora spiega il progetto Palestre di Pizzaut.
Alla sua destra Edoardo, che andrà a lavorare nel ristorante Mercato Duomo

Festa ma nel segno di papà Enrico

Edoardo che è  un fiume in piena: «Dai 16 anni», dice a telecamere spianate, «ho fatto solo stage gratuiti, e ora ho un lavoro vero. E sono contento di pagare la pensione a mio padre, ma anche di pagarla a tutti».

È una festa agrodolce quella che si celebra nella corte lombarda, piccola ma grande di futuro: su tutto e su tutti ancora incombe la morte, improvvisa, che s’è presa, arrivando come un ladro nella notte direbbe il Vangelo, il grande papà Celeghin, Enrico, uno che c’è stato sin dal primo giorno, col figlio Matteo, e che era una colonna della pizzeria.

Tutti lo ricordano. I ragazzi lo fanno con la teatralità di mani al cuore e verso il cielo, che è il loro modo di essere aperti e sinceri quello che l’autismo concede.

Acampora stesso, in più di un’occasione, si commuove. Chiede ad Andrea se vuol suonare il violino e lo strumento arriva dritto dalla casetta alle sue spalle. La dedica è “a Enrico”, ovviamente. Andrea muove l’archetto sulle corde, suona atmosfere natalizie, con lenta precisione.

Non sarà Uto Ughi mai, ma quella piccola folla in mezzo all’hinterland milanese, radunata nella corte di via Verderio, se l’aveste potuta vedere ripresa da un drone, l’avreste colta immobile, concentrata, commossa, nell’ascolto di quelle note, che solo a un orecchio umanamente poco affinato potrebbero risultare quelle di un principiante.

Prima che l’incantesimo si spezzi, prima che ognuno torni alle sue occupazioni o alle sue preoccupazioni, l’organizzazione di Autogrill offre a tutti una stella di Pizzaut da appendere all’albero di Natale, piccolo corollario di un regalo più grande in realtà.

Lo slancio di questa società verso la realtà di Acampora va oltre il voler realizzare attività nell’ambito della responsabilità sociale di impresa, lo si capisce anche dalla cura del gesto, dalle parole tutt’altro che formali di D’Alba, dal fatto che la collaborazione abbia già fruttato 200mila euro nel 2024, nell’ambito del progetto Pizzautobus, danari che sono serviti ad acquistare il food truck, per portare le pizze e le storie, umanissime, in giro per il mondo.

Il ceo di Avolta, Santoro: «Agiamo per favorire l’inclusione a tutti i livelli»

«Siamo orgogliosi di ciò che abbiamo costruito in questi anni e del lavoro che stiamo continuando a fare in sinergia con Pizzaut, con la quale non solo ci impegniamo per una società sempre più inclusiva, ma condividiamo anche i valori di accoglienza e promozione della diversità», ha commentato Massimiliano Santoro, ceo Italy di Avolta, ossia la società nata dalla fusione di Dufry e Autogrill e che gestisce più di 5.100 punti vendita in circa 70 paesi, «in linea con la strategia di sostenibilità di Avolta, agiamo per favorire l’inclusione a tutti i livelli e, attraverso progetti e azioni concrete, l’occupazione dei più fragili mettendo sempre le persone al centro».

Acampora fa eco, soddisfatto: «La collaborazione di Autogrill è la conferma che solo unendo le forze possiamo costruire una società più inclusiva».

Cassina de Pecchi, l’anonima capitale

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Scarpinando a ritroso, per una ventina di minuti, fino alla stazione delle metro, l’occhio si posa sul panorama tipico dell’hinterland milanese – villette sobrie, rotonde o rondò come li chiamano quassù, centri commerciali, un “parrocchione” enorme munito di campo da calcio, la sede degli scout del Cngei, palazzi in costruzione, l’orribile torre dell’acquedotto –  scarpinando sin qui, dicevo, impossibile non pensare che Cassina de Pecchi avrebbe potuto restare nel suo anonimato se questo 54enne, napoletano ormai solo di nome da tanto vive da queste parti, “inventasse”, nel 2017, Pizzaut.

Era, al più, una fermata della metropolitana. Da allora è una piccola capitale di un mondo inclusivo, capace di provocare e far riflettere molti. E non sono ancora 10 anni.

Le foto di questo servizio sono dell’autore, salvo la foto di apertura e quella successiva, che sono dell’ufficio stampa di Autogrill.

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