Giustizia

Suicidi in carcere, uno ogni quattro giorni

Sono 72 i detenuti che hanno deciso di togliersi la vita dall’inizio dell’anno, uno ogni quattro giorni. L’ultimo questa notte alle Vallette di Torino, mentre il penultimo aveva 24 anni ed era stato uno dei protagonisti della rivolta scoppiata all'istituto di pena di via Bassone a Como, era l’unico detenuto rimasto ferito e trasportato in pronto soccorso

di Ilaria Dioguardi

Aveva 24 anni ed era stato, la settimana scorsa, uno dei protagonisti della rivolta scoppiata in carcere al Bassone di Como. Era l’unico detenuto rimasto ferito e trasportato in Pronto soccorso. Mercoledì sera, poche ore dopo essere stato dimesso e riportato nell’istituto, si è tolto la vita: era di origine marocchina, residente a Como, lo hanno trovato impiccato in una cella d’isolamento nella sezione Infermeria. Stanotte un altro ristretto si è tolto la vita, al carcere Le Vallette di Torino: è il suicidio numero 72 dall’inizio dell’anno, secondo i dati del dossier “Morire di carcere” di Ristretti orizzonti. Abbiamo fatto il conto: precisamente una persona ogni quattro giorni e mezzo.

Suicida dopo essere stato indagato per la rivolta

Da quanto si apprende, il ventiquattrenne di Como giovedì scorso era stato uno dei primi partecipanti alla rivolta identificati dalla polizia penitenziaria, ripreso dalle telecamere prima che venissero rotte dai detenuti: aveva aggredito, ferendolo, l’agente che prestava servizio in sezione, poi aveva cercato di scappare, rimanendo incastrato e ferendosi a sua volta. Dopo essere stato in ospedale, era stato riportato in carcere, dove aveva saputo di essere stato indagato per la rivolta: in conseguenza di ciò sarebbe stato trasferito in un’altra regione.

Sono 72 i detenuti che si sono suicidati dall’inizio dell’anno, uno ogni quattro giorni e mezzo

Su Il Giorno si legge che il ragazzo era arrivato in Italia nel 2019, dopo essere stato in Spagna e in Olanda, chiedendo un asilo politico che gli era stato negato: era stato arrestato un anno fa. Nella rassegna Anteprima, curata da Giorgio Dell’Arti, si legge che il ragazzo aveva un passato di tossicodipendenza e quattro anni ancora da scontare per reati contro il patrimonio. L’istituto di pena del Bassone, a fronte di una capienza regolamentare di 226 detenuti, ne ospita 445 (dati aggiornati al 31 ottobre 2025, ministero della Giustizia).

Un incendio nell’Articolazione tutela salute mentale di Sollicciano

Un altro carcere, un’altra vicenda drammatica. Una decina di giorni fa, nella sezione Articolazione tutela salute mentale – Atsm del carcere di Sollicciano, è scoppiato un incendio. «Alcuni detenuti sono rimasti coinvolti riportando ustioni ai capelli e segni visibili dell’accaduto. È un fatto gravissimo, che non può essere archiviato come un semplice caso, anche perché di roghi ne sono avvenuti altri negli ultimi mesi». La denuncia arriva da Pantagruel, l’associazione di volontari impegnata nella casa circondariale di Sollicciano. 

La salute mentale, in carcere, è un capitolo marginale

«Le persone che vivono nella sezione Atsm», dice il vicepresidente di Pantagruel Stefano Cecconi, «sono soggetti fragili con diagnosi psichiatriche importanti. Già ci sarebbe da chiedersi perché debbano trovarsi in una sezione penitenziaria invece che in un luogo di cura adeguato. La tutela della salute mentale deve fermarsi davanti alle mura del carcere?». «Oltre a questa riflessione generale non possiamo che un reparto destinato alla cura si trasformi in un contesto dove accadono episodi pericolosi. Se una sezione per detenuti con disturbi psichiatrici prende fuoco, significa che il sistema non sta funzionando», prosegue Cecconi. «Occorrono risposte immediate, non solo parole. La regione, l’Asl e l’amministrazione penitenziaria devono affrontare questa situazione senza rinvii. La salute mentale in carcere non può continuare a essere un capitolo marginale».

Nordio: «Molti suicidi quando i detenuti stanno per essere liberati»

Molti suicidi «avvengono non quando si entra in carcere, ma quando si è per essere liberati. Questo è significativo perché dimostra che molto spesso la paura, l’incertezza di un mondo dove non si è abituati a vivere, che è quello esterno, dà un’ansia, una tensione che porta al gesto fatale», ha detto qualche giorno fa il ministro della Giustizia Carlo Nordio, a margine della visita al penitenziario di Secondigliano a Napoli con il candidato alle elezioni regionali Edmondo Cirielli. «Sapere che quando si esce si ha già un lavoro e non si finisce sulla strada riduce invece grandemente la recidiva, dà a queste persone un significato di speranza che è poi il nostro obiettivo».

Sono 63.493 i detenuti nelle carceri italiane, a fronte di una capienza regolamentare di 51.249 posti

«I suicidi in carcere? Non sono legati al sovraffollamento, che anzi li frena perché è una forma di controllo», ha affermato sempre il Guardasigilli durante un intervento alla Camera la scorsa settimana. Secondo i dati forniti dal ministero della Giustizia, aggiornati allo scorso 31 ottobre, sono 63.493 i detenuti nelle carceri italiane, a fronte di una capienza regolamentare di 51.249 posti.

Foto di Ye Jinghan su Unsplash

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