Migranti
Tragedia Tunisia, Don Bosco 2000: «Europa e Italia complici delle stragi nel Mediterraneo»
La dichiarazione del presidente Agostino Sella dopo il naufragio costato la vita a 40 persone, fra cui dei neonati, al largo della Tunisia. I migranti subsahariani erano su un’imbarcazione di fortuna che nella giornata di mercoledì 22 settembre si è capovolta al largo della costa di Salakta, nel governatorato di Mahdia
«Quaranta persone, tra cui neonati, hanno perso la vita al largo della Tunisia. È una tragedia che grida giustizia e vergogna. L’Europa e i Paesi occidentali, Italia compresa, portano una responsabilità diretta in queste morti». Sono queste le prime parole di Agostino Sella, presidente dell’associazione Don Bosco 2000 dopo l’ultima tragedia di mercoledì 22 ottobre al largo della Tunisia.
Una quaranta di migranti subsahariani, tra cui diversi neonati, hanno perso la vita annegando dopo che la loro imbarcazione di fortuna si è capovolta al largo della costa di Salakta, nel governatorato di Mahdia. Dalle prime informazioni a bordo del natante vi erano una settantina di persone. I superstiti sono stati messi in salvo dalla guardia costiera tunisina.
«Non si può continuare a parlare di “difesa dei confini” mentre il Mediterraneo è diventato una tomba a cielo aperto. Ogni volta che un barcone affonda, muore un pezzo della nostra umanità. Nessuna vita dovrebbe essere perduta nel tentativo di cercare speranza. Eppure, le scelte dei governi europei — e del governo italiano — continuano a essere improntate su respingimenti, accordi con regimi che violano i diritti umani e campagne di paura», continua Sella.
Il presidente di don Bosco 2000 ricorda che: «Nel 2023 la Tunisia ha firmato un accordo da 255 milioni di euro con l’Unione europea per fermare le partenze. Ma nel 2025 le rotte sono tornate a riempirsi. Segno che i soldi e i muri non fermano la disperazione. Le persone continuano a fuggire da guerre, fame, disuguaglianze e crisi ambientali».
L’Italia, che dovrebbe essere il cuore solidale del Mediterraneo, «oggi partecipa a politiche che negano il soccorso e alimentano la tragedia. È tempo di cambiare rotta. Serve un impegno vero, comune e umano per salvare vite e affrontare le cause delle migrazioni», conclude Sella con un appello: «Basta morti nel Mediterraneo. Nessun governo può dirsi civile finché lascia morire bambini in mare».
In apertura immagine fornita dall’ufficio stampa di Don Bosco 2000
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