Eurobarometro

Tre europei su quattro credono nell’economia sociale

Il 75% dei cittadini ne riconosce l’importanza per il benessere delle comunità locali, della società e del pianeta. È quanto emerge da un’indagine effettuata tra più di 26mila cittadini negli Stati membri dell’Unione Europea. L’88% degli intervistati approva le politiche a sostegno del settore e negli ultimi cinque anni più della metà si è impegnata in prima persona (il 18% come volontario). Per Flaviano Zandonai, open innovation manager di Cgm, «dai dati emergono due sfide importanti per l'Italia su engagement e impatti attesi»

di Daria Capitani

Come entra l’economia sociale nelle nostre vite? È un tema di cui siamo consapevoli? Quale impatto ha sul nostro benessere? Sono alcune delle domande a cui prova a rispondere l’indagine Social economy in the life of Europeans realizzata dall’Eurobarometro. Appena pubblicata, è il frutto di una rilevazione effettuata nel mese di maggio tra 26.410 cittadini europei appartenenti ai 27 Stati membri. Tra questi, 1035 hanno risposto dall’Italia.

Perché un sondaggio

Composta da almeno 4,3 milioni di enti, l’economia sociale impiega in Europa oltre 11,5 milioni di persone in un’ampia varietà di ambiti, dai servizi sociali alla sanità, dall’edilizia sociale alle energie rinnovabili, dall’economia circolare all’agricoltura ai media fino alle attività ricreative. «La Commissione europea ne riconosce da tempo l’importanza nel promuovere inclusione, crescita, coesione sociale e resilienza», si legge nell’introduzione al report di restituzione. «Svolgono un ruolo cruciale nell’affrontare le sfide sociali e nel promuovere condizioni di lavoro eque coinvolgendo i dipendenti nella governance. Spesso creano opportunità per gruppi sottorappresentati, come le donne e giovani, e molti lavorano per rendere le transizioni digitale e green più eque e inclusive».

Hai mai sentito parlare di economia sociale? Il 56% dei cittadini Ue ha risposto di sì.

Nasce da qui l’esigenza di un’indagine speciale, commissionata dalla direzione generale per l’Occupazione, gli Affari sociali e l’Inclusione, per esplorare la consapevolezza, la comprensione e l’impegno per l’economia sociale nell’Ue. Il risultato è un’istantanea su come i cittadini percepiscono il Terzo settore, vi partecipano e a quali valori lo associano: offre spunti preziosi per i politici, i professionisti e gli enti che ogni giorno cercano di rafforzarne la visibilità e l’impatto.

I risultati

Tre europei su quattro credono nell’importanza dell’economia sociale per il benessere della società: il 58% degli intervistati pensa che faccia la differenza soprattutto in ambito sanitario, il 44% nell’educazione, il 42% nella cultura, il 36% per l’ambiente e l’energia, il 35% nei settori del cibo e dell’agricoltura. Una maggioranza significativa approva le politiche volte a sviluppare l’economia sociale, tra cui la creazione di strategie e norme specifiche a sostegno delle organizzazioni (88%), iniziative di sensibilizzazione (86%), assistenza per aiutare le persone a creare nuove realtà del Terzo settore (86%) e sostegno finanziario diretto da parte del pubblico (80%). Il 93% degli europei ritiene che le imprese debbano essere guidate dai valori tipici dell’economia sociale, come l’attenzione a obiettivi sociali e ambientali, la redistribuzione degli utili e l’operare con strutture di governance democratiche.

Quattro linee di indagine

  • La consapevolezza

Il 56% dei cittadini Ue ha sentito parlare di economia sociale (dall’82% di Malta al 34% della Grecia, con l’Italia che si colloca poco sopra la media, al 60%). Tuttavia, una maggiore familiarità con il termine si ha tra coloro che hanno un’istruzione superiore e vivono nelle grandi città. Le organizzazioni del Terzo settore sono in generale ben riconosciute: al primo posto le associazioni (sono la tipologia più riconosciuta in 17 Stati membri), seguite dalle fondazioni (che prevalgono in nove Stati membri).

  • Il coinvolgimento dei cittadini
    Dopo aver ricevuto una definizione di economia sociale, poco più della metà dei partecipanti all’indagine (51%) ha dichiarato di avervi contribuito negli ultimi cinque anni: il 18% nel ruolo di volontario o donatore finanziario, il 15% come cliente/consumatore, il 13% come membro di un’organizzazione e il 12% come donatore di beni. Tra coloro che partecipano attivamente, oltre il 40% lo fa almeno due volte al mese.

Più della metà degli intervistati ha dichiarato di aver contribuito all’economia sociale negli ultimi cinque anni.

  • Il supporto ricevuto

Un cittadino europeo su tre (33%) ha dichiarato di aver ricevuto supporto da un’organizzazione: il 10% nell’ambito della formazione, dell’istruzione o delle opportunità di lavoro, il 9% ha ricevuto beni (cibo, vestiti, mobili o materiale scolastico), l’8% ha partecipato ad attività di gruppo e di supporto alla comunità.

Un cittadino europeo su tre ha dichiarato di aver ricevuto supporto da un’organizzazione del Terzo settore.

  • L’impatto sul benessere

Il 61% degli intervistati ha affermato che l’economia sociale è importante per il proprio benessere personale, mentre il 75% la ritiene importante per il benessere della società nel proprio Paese. In tutti gli Stati membri, a eccezione di Danimarca, Spagna e Svezia, gli intervistati hanno indicato con maggiore frequenza la sanità e l’assistenza sociale come il settore in cui le organizzazioni fanno la differenza maggiore. Istruzione e formazione, seguiti da cultura, sport e tempo libero, sono stati i settori più citati in assoluto. In Italia, l’impatto sociale maggiore percepito riguarda la riduzione della povertà (49% delle risposte), seguita da assistenza e sanità (42%) e progetti di inclusione lavorativa (40%).

  • Le prospettive di sviluppo

La metà dei cittadini dell’Unione europea ritiene che il settore dell’economia sociale sia ben sviluppato nel proprio Paese (per il 5% è molto sviluppato). L’88% pensa che le autorità pubbliche del proprio Paese dovrebbero elaborare strategie e politiche a sostegno delle organizzazioni dell’economia sociale e l’80% è favorevole al finanziamento pubblico diretto. In Italia, l’88% degli intervistati crede che il modello di economia sociale dovrebbe essere promosso a scuola e attraverso iniziative di sensibilizzazione.

Due sfide per il Piano italiano per l’economia sociale

I dati italiani fanno emergere due sfide importanti anche per il nuovo Piano nazionale per l’economia sociale. Lo sottolinea Flaviano Zandonai, open innovation manager di Cgm: «La prima, per me sorprendente, è di engagement. I livelli di conoscenza e di reputazione dell’economia sociale sono mediamente elevati ma poi alla prova dei fatti molti cittadini italiani, almeno in confronto alla media europea, sono poco ingaggiati come volontari, donatori, clienti, soci in queste istituzioni. La seconda riguarda quelli che si potrebbero definire gli impatti attesi dell’economia sociale dove si confermano aree per certi versi classiche legate al welfare, quindi con un orientamento più da Terzo settore, ma le “best performer” sono le filiere d’inclusione e sviluppo locale (commercio, agricoltura, ambiente, energia, turismo) dove si riconoscono meglio, almeno in via potenziale, i “famosi” ecosistemi di economia sociale e prossimità».

La fotografia in apertura è di Alain Rouiller su Unsplash. Le infografiche nel testo sono estrapolate dal rapporto

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