Il rapporto Ail

Tumori del sangue, il ruolo chiave di ambiente e comportamenti

Il documento analizza l’impatto di fattori ambientali e comportamentali sul rischio onco-ematologico, sottolineando l’importanza di prevenzione, informazione e politiche integrate

di Nicla Panciera

«Acquisire consapevolezza del rischio oncologico determinato da fattori individuali, sociali e ambientali rappresenta un elemento cardine per poter intervenire direttamente sulle cause dell’insorgenza di determinate patologie, contrastando lo sviluppo dei tumori». Lo scrive Giuseppe Toro, presidente dell’Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma Ail, nella prefazione al rapporto “L’impatto dell’Ambiente e degli Stili di Vita nel rischio onco-ematologico”, atti del Convegno Nazionale Ail 2024 curati da Aurelio Angelini e Mariaclaudia Cusumano e pubblicati da Franco Angeli.

Toro ricorda che «l’impegno di Ail negli ultimi anni si è orientato verso l’implementazione di strategie socio-sanitarie che possano contribuire a ridurre i trend tumorali, promuovendo società che non si limitino a curare, ma che si prendano cura attivamente della salute dei propri cittadini e dei propri territori» dal momento che «In Italia, si stima che ogni anno si verifichino 65.000 decessi oncologici attribuibili a fattori prevenibili e modificabili, che potrebbero essere evitati attraverso appropriate strategie di prevenzione». Non solo sedentarietà, nutrizione, tabagismo e alcol, ma anche fattori ambientali sul quale gli stili di vita poco possono e che vanno affrontati ad altri alti livelli, ai quali Ail non ha mai esitato di appellarsi. «I fattori ambientali, ovvero tutte le attività antropiche orientate allo sviluppo e al progresso della civiltà, hanno un impatto negativo sull’ambiente e sui territori».

I fattori ambientali, ovvero tutte le attività antropiche orientate allo sviluppo e al progresso della civiltà, hanno un impatto negativo sull’ambiente e sui territori

La prima parte del rapporto accende i riflettori sul legame tra fattori ambientali e rischio onco-ematologico, evidenziando come l’esposizione a inquinanti atmosferici, sostanze chimiche e contaminanti presenti nei luoghi di vita e di lavoro possa contribuire allo sviluppo di tumori del sangue. In particolare, il documento richiama l’attenzione sull’inquinamento da polveri sottili, pesticidi, solventi industriali e metalli pesanti, sottolineando come l’esposizione cronica, anche a basse dosi, possa agire come fattore di rischio soprattutto in soggetti geneticamente predisposti. Il rapporto ribadisce la difficoltà di stabilire relazioni causali dirette, ma evidenzia una crescente convergenza di studi epidemiologici che collegano l’ambiente degradato a un aumento dell’incidenza di alcune patologie onco-ematologiche, richiamando la necessità di politiche di prevenzione ambientale e di una maggiore attenzione alla salute collettiva.

La seconda parte del rapporto si concentra sugli stili di vita modificabili, mettendo in luce come alimentazione, attività fisica, fumo, consumo di alcol e gestione dello stress possano influenzare il rischio e il decorso delle malattie onco-ematologiche. Pur ricordando che molte di queste patologie non sono prevenibili in senso stretto, Ail sottolinea il ruolo protettivo di una dieta equilibrata, dell’esercizio fisico regolare e dell’astensione dal fumo nel rafforzare il sistema immunitario e nel ridurre l’infiammazione cronica. Il documento dedica spazio anche alla qualità della vita dei pazienti, evidenziando come comportamenti salutari possano migliorare la tolleranza alle terapie e favorire il recupero. Il messaggio conclusivo è chiaro: ambiente e stili di vita non sono variabili marginali, ma elementi centrali di una strategia di prevenzione integrata che deve affiancare la ricerca clinica e le cure, coinvolgendo istituzioni, cittadini e sistema sanitario.

La terza parte del rapporto amplia lo sguardo sulle strategie di prevenzione, informazione e tutela dei pazienti, sottolineando il ruolo cruciale delle istituzioni, del sistema sanitario e delle associazioni nel ridurre l’impatto dei fattori ambientali e comportamentali sul rischio onco-ematologico. Ail richiama la necessità di investire in ricerca epidemiologica indipendente, di rafforzare la sorveglianza sanitaria nei territori più esposti e di garantire percorsi di presa in carico che tengano conto non solo della malattia, ma anche del contesto di vita delle persone. Centrale è anche il tema della corretta informazione, per contrastare disinformazione e allarmismi, e quello dell’equità di accesso alle cure e alla prevenzione. Il rapporto ribadisce infine l’importanza di politiche pubbliche integrate, ambientali, sanitarie e sociali, capaci di ridurre le disuguaglianze e di proteggere in modo particolare le fasce più vulnerabili della popolazione.

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