Rinaturalizzazioni estreme

Ucraina, la ong che ha salvato il Tibisco. Malgrado la guerra

Nei Carpazi, nonostante l'invasione russa, la non profiti Danube-Carpathian Programme ha rinaturalizzato duecento chilometri di corsi d'acqua. Sono state demolite tre dighe obsolete e dannose, nell'alto bacino del'affluente del Danubio, che è una risorsa vitale per milioni di persone nell'Europa centro-orientale. Il progetto ha migliorato la qualità ambientale, con benefici per le comunità locali

di Elisa Cozzarini

Non l’hanno fermato la guerra, la propaganda russa né la resistenza delle comunità locali. Il progetto di rinaturalizzazione dell’alto bacino del fiume Tibisco, sui Carpazi, in Ucraina, è stato realizzato nel giro di poco più di un anno, con benefici per la natura e la popolazione. «Da quest’esperienza abbiamo imparato l’importanza di coinvolgere i portatori d’interesse a tutti i livelli, dal locale a nazionale», dice Bohdan Prots, direttore della ong ucraina Danube-Carpathian Programme. «Abbiamo rimosso tre barriere che ostacolavano il libero flusso di tre affluenti montani del Tibisco, per duecento chilometri. E abbiamo ottenuto il ripristino degli ecosistemi e un cambiamento nel modo di vedere queste opere e la sostenibilità, da parte della gente».

Demolire dighe obsolete fa rinascere la natura

L’iniziativa è stata realizzata dalla ong ucraina grazie al sostegno del programma europeo Open rivers, che finanzia interventi di miglioramento degli ecosistemi d’acqua dolce. Parliamo di ambienti tra i più minacciati, anche a causa della frammentazione dovuta alla presenza di barriere trasversali grandi e piccole. Si stima che siano più di un milione, in Europa, con conseguenze negative per la biodiversità, in particolare per i pesci. Molte sono obsolete e dannose, tanto che sta crescendo di anno in anno il numero di dighe, briglie e sbarramenti che vengono abbattuti in tutta Europa, censiti nella piattaforma online Dam Removal Europe.

Bohdan Prots, direttore della ong Danube-Carpathian Programme, dopo la rimozione di uno degli sbarramenti nel bacino montano del Tibisco

Il progetto di Danube-Carpathian Programme, quest’anno, è stato premiato quale simbolo di resilienza e rinascita ecologica, con il Dam Removal Award. Dimostra che l’azione ambientale può contribuire non solo a ricostruire gli ecosistemi naturali, ma anche la fiducia della popolazione, in una fase di grave crisi, come la guerra in Ucraina. La ong ha lavorato in collaborazione con la Riserva della biosfera dei Carpazi, riconosciuta dall’Unesco tra l’altro per la presenza delle ultime foreste primarie di faggi. «Anche se i terreni dove abbiamo lavorato sono di proprietà dell’area protetta, abbiamo comunque voluto coinvolgere le istituzioni e le comunità locali. La guerra fa aumentare la tensione e acuisce le sensibilità, ecco perchè è stato fondamentale il dialogo. Noi stessi, poi, abbiamo imparato a usare una comunicazione più efficace per fa comprendere i benefici della rimozione delle dighe», continua Bohdan Prots. Un ostacolo nella comunicazione è stata anche la propaganda russa, che a un certo punto aveva messo in giro la voce che la decisione di demolire tre dighe avesse l’obiettivo di impedire ai disertori di attraversare i corsi d’acqua e scappare.

Una questione di sicurezza

Il fiume Tibisco, affluente del Danubio, scorre per 976 chilometri in Ucraina, Romania, Ungheria, Slovacchia e Serbia. Il suo bacino montano, con le sorgenti, è di vitale importanza perché fornisce acqua da bere per milioni di persone, tra cui migliaia di cittadini ucraini. «Le tre dighe che abbiamo rimosso creavano problemi non solo per la biodiversità ma anche per le infrastrutture, bloccando strade e aumentando il rischio alluvionale a valle», spiega Prots. «Lungo il fiume Kvasnyi, è stata rimosso uno sbarramento di otto metri che, tra l’altro, rendeva inaccessibili i pascoli su cui si basa l’economia locale e alcune zone colpite da droni russi. Ora è di nuovo possibile portare soccorso alla popolazione».

Per la prima volta da un secolo e mezzo, in alcuni tratti fluviali hanno ricominciato a nuotare otto specie protette di pesci, inserite nella lista dell’Unione internazionale per la conservazione della natura – Iucn. Lungo le rive, per circa diecimila metri quadrati, sono stati ripristinati habitat di grande valore ecologico. La Riserva della biosfera risparmierà ogni anno seimila euro, che venivano usati per riparare le strade regolarmente inondate dall’acqua trattenuta nelle dighe. Il rischio alluvionale è stato ridotto in modo significativo per i centri abitati a valle, che contano cinquemila abitanti, e per dieci chilometri di strade e ponti. Oltre diecimila persone hanno tratto beneficio dalla rinaturalizzazione del bacino montano del Tibisco ed è migliorato il dialogo tra la Riserva della biosfera e le comunità locali.

Le foto sono del programma Open Rivers

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