Intelligenza artificiale

Un adolescente su tre usa i chatbot: assistente per i compiti, ma anche amico

L’uso dell'intelligenza artificiale come assistente è in costante aumento tra i giovanissimi, ma ora arrivano i primi dati di un’indagine promossa da Telefono Azzurro e Ipsos Doxa su ragazzi tra i 12 e i 18 anni. Fra chi li usa, il 45% lo fa anche per chiedere consigli personali, non solo per lo studio. Di buono c'è una diffusa consapevolezza dei rischi

di Redazione

Un adolescente su tre utilizza un chatbot IA. È uno dei dati più interessanti emersi oggi nel primo dei due appuntamenti promossi da Telefono Azzurro in occasione del Safer Internet Day 2026. Un evento milanese in Università Bocconi oggi e domani uno a Roma, sotto il titolo “Crescere con l’Intelligenza Artificiale: scelte consapevoli in un mondo connesso”. L’iniziativa, realizzata con il patrocinio di Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, AgID, Agcom, Gpdp, Università Bocconi e Generazioni Connesse ha l’obiettivo di approfondire uno dei temi più urgenti del nostro tempo: l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla crescita e sulla salute mentale di bambini e adolescenti.

I chatbot IA sono sempre più utilizzati anche da bambini e adolescenti, e pongono nuove sfide per la salute mentale e lo sviluppo neurocognitivo delle giovani generazioni. «Le più recenti rilevazioni internazionali (Ofcom, Common Sense Media, Eurostat) confermano che l’uso di questi strumenti digitali è in costante aumento e destinato a crescere ulteriormente nei prossimi anni», sottolinea Telefono Azzurro in una nota. «Il quadro della salute mentale in età evolutiva appare già critico. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, circa un adolescente su sette (il 14%) tra i 10 e i 19 anni sperimenta un disagio psichico, spesso non riconosciuto né trattato. Ansia, depressione, solitudine e isolamento sociale rappresentano le problematiche più diffuse. Preoccupa in particolare il dato sulla solitudine: un adolescente su cinque dichiara di sentirsi solo, con percentuali più elevate tra le ragazze. Studi recenti evidenziano, inoltre, una correlazione tra uso problematico dei social network e sintomi ansiosi e depressivi, alimentati dal confronto sociale, dalla paura di esclusione e da sentimenti di inadeguatezza».

I numeri dei chatbot amici

Secondo i dati dell’indagine promossa da Telefono Azzurro in collaborazione con Ipsos Doxa su ragazzi tra i 12 e i 18 anni, nel 2025 il 35% ha dichiarato di utilizzare strumenti di IA. La conoscenza dei chatbot è molto elevata: il 75% dichiara di utilizzarli. L’uso aumenta con l’età ed è leggermente più diffuso tra i ragazzi rispetto alle ragazze. «ChatGpt risulta il chatbot più utilizzato (83%), seguito da Gemini (36%), Meta AI (27%) e Microsoft Copilot (7%)», si legge ancora nella nota.

«L’impiego principale dei chatbot resta legato allo studio, ai compiti e alla ricerca, ma emerge anche un utilizzo a fini personali. Il 14% dei ragazzi dichiara di rivolgersi spesso a un chatbot per ricevere consigli personali, mentre il 34% lo ha fatto almeno qualche volta».

L’affidabilità percepita

Il livello medio di fiducia attribuito a questi strumenti è pari a 6,6 su una scala da 1 a 10, con il 58% dei rispondenti che assegna un punteggio superiore a 7, «segnalando un rapporto di fiducia elevato e potenzialmente critico». I ragazzi attribuiscono ai chatbot anche un certo grado di “umanità”: il livello medio di antropomorfismo è 3,2 su 5. Sebbene il 38% dichiari di non aver mai instaurato interazioni personali, tra chi lo ha fatto emergono motivazioni legate alla curiosità (36%), alla qualità dei consigli (23%), al sentirsi non giudicati (15%) o meno soli (10%). Una minoranza significativa (7%) afferma di non avere altre persone di riferimento.

La consapevolezza dei rischi

Dal punto di vista emotivo, l’interazione con i chatbot suscita prevalentemente curiosità e divertimento, ma il 23% dei ragazzi dichiara di essersi sentito non giudicato e il 16% meno solo. Solo il 9% riferisce un’esperienza insoddisfacente.

Accanto ai benefici percepiti, emerge chiaramente anche la consapevolezza dei rischi. Il 40% dei ragazzi segnala una possibile riduzione del pensiero critico, il 35% una diminuzione delle relazioni sociali reali, il 33% il rischio di confondere realtà e finzione, il 25% la possibilità di sviluppare dipendenza, il 20% la diffusione di informazioni errate e il 19% rischi per la privacy. Solo il 10% ritiene che non vi siano effetti negativi.

«I dati ci dicono con chiarezza che i chatbot basati su Intelligenza artificiale sono ormai entrati nella quotidianità degli adolescenti», sottolinea Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro. «Parliamo di strumenti che offrono potenzialità significative, ma che espongono anche a rischi concreti, in particolare sul piano della salute mentale, soprattutto per i bambini e i ragazzi più vulnerabili. L’Intelligenza artificiale non è né buona né cattiva in sé, ma indubbiamente è uno strumento potente. Senza regole, competenze e responsabilità condivise, può diventare dannosa. Con una governance capace di mettere al centro il benessere di bambini e adolescenti e uno sviluppo guidato dall’etica, può invece rappresentare un fattore di inclusione, benessere e opportunità».

Credit: foto di Maxim Tolchinskiy su Unsplash

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