Amministrazioni
Un comune al mese sciolto per mafia: la mappa della criminalità infiltrata negli enti locali
Dal 2019 ad oggi in Italia sono 402 gli enti locali soggette a infiltrazioni mafiose, mappati dal dossier "Il Male comune", presentato da Avviso Pubblico. Per Roberto Montà, il presidente, «i dati registrano il persistere dell’esistenza di complicità e connivenze tra mondo criminale, politico e amministrativo, rendendo chiaro come le mafie continuino a ritagliarsi un posto in prima fila, per esempio nella corsa agli appalti»
L Calabria, la Campania e la Puglia le regioni che dal 2 agosto 1991 al 30 settembre 2025 sono state sciolte maggiormente per mafia. In tutto 360 Comuni, praticamente l’87% del totale. Percentuale che lievita se consideriamo anche la Puglia con i suoi 26 Comuni colpiti da infiltrazioni da parte della criminalità. A darci il polso della situazione è Avviso Pubblico, che ha presentato “Il male in Comune” dossier curato da Avviso Pubblico che racconta l’estensione e l’evoluzione di un’emergenza democratica che mina le istituzioni l’economia e la fiducia dei cittadini nella Pubblica Amministrazione.
Le regioni e i Comuni sciolti
In tutto 11 le regioni coinvolte da scioglimenti, che diventano tredici se consideriamo le verifiche concluse con un’archiviazione. L’89% degli scioglimenti (360) si è verificato, lo dicevamo all’inizio, in Calabria, Campania e Sicilia. I restanti 16 scioglimenti sono avvenuti nel Lazio (5), Piemonte (3), Liguria (3), Basilicata (2), Lombardia (1), Emilia-Romagna (1) e Valle d’Aosta (1). Le verifiche avvenute in Sardegna e Veneto si sono concluse con l’archiviazione.
Trentaquattro le province coinvolte su tutto il territorio nazionale. In cinque di esse – Reggio Calabria, Napoli, Caserta, Palermo e Vibo Valentia – si è verificato il 63% degli scioglimenti. Se consideriamo sempre lo stesso arco di tempo, ossia il periodo che va dal 2 agosto 1991 al 30 settembre 2025, sono stati 402 gli scioglimenti di Enti locali per infiltrazioni mafiose, decisi dal Consiglio dei ministri e promulgati da decreti del Presidente della Repubblica. Praticamente, in media, un Comune sciolto ogni mese per mafia ogni mese.
«I dati demografici forniti dall’Istat raccolti al momento dell’emanazione del decreto» afferma Claudio Forleo, responsabile dell’Osservatorio Parlamentare di Avviso Pubblico, «ci dicono che il 72% dei Comuni sciolti per mafia dal 1991 aveva una popolazione residente inferiore ai 20mila abitanti, il 51% aveva inferiore ai 10mila abitanti e il 34% inferiore ai 5mila cittadini».
Non costante il trend relativo allo scioglimento dei Comuni per mafia
Dopo un picco registrato nel primo triennio di applicazione della legge (1991 – 1993), con ben 76 scioglimenti decretati, per più di un decennio (1994 – 2004) si sono registrati solo 61 provvedimenti. Un altro aumento è stato registrato nel 2005 (13 decreti di scioglimento), poi la media è tornata a diminuire nei successi sei anni (2006 – 2011) con 40 provvedimenti complessivi. Dal 2012 a oggi l’andamento è più continuo, con due picchi – il 2012 e il triennio 2017 – 2019 – in cui la media ha superato il tetto record dei 20 scioglimenti l’anno.
Gli scioglimenti plurimi
Dei 294 enti locali soggetti a scioglimento dal 1991 al 30 settembre 2025, 288 sono Comuni, i restanti 6 sono Aziende Sanitarie Provinciali. I 402 scioglimenti complessivi, invece, hanno interessato 294 Enti locali (288 Comuni e 6 aziende sanitarie provinciali). I due dati – scioglimenti decretati/enti locali coinvolti – non coincidono a causa di più scioglimenti decisi per uno stesso ente, ossia quelle 83 amministrazioni locali che hanno subito due o più scioglimenti dal 1991 a oggi. C’è poi, l’esempio del Comune di Marano di Napoli sciolto cinque volte, 22 tre volte, 60 due volte e 211 una volta.
Un Comune sciolto ogni mese per mafia
«Il primo dossier che abbiamo pubblicato», afferma Roberto Montà, presidente di Avviso Pubblico, «risale al 2019. Da allora, abbiamo raccontando l’evoluzione di un fenomeno che ha uno spettro nazionale, benché la percezione comune fosse di qualcosa di molto circoscritto solo ad alcune regioni. Il dato relativo a un Comune sciolto ogni mese per infiltrazioni mafiose non può non destare una certa impressione, in quanto esso rivela il persistere dell’esistenza di complicità e connivenze tra mondo criminale, politico e amministrativo, e dimostra in concreto il costante tentativo delle mafie di ritagliarsi un posto in prima fila nella gestione dei servizi pubblici. Riteniamo che la riforma della normativa sugli scioglimenti dei consigli comunali e provinciali per infiltrazioni mafiose non sia più procrastinabile. Le problematiche vanno affrontate nel merito e superate, attraverso un confronto democratico e trasparente, senza cedere alla tentazione di eliminare uno strumento di prevenzione e non di repressione che è stato pensato per spezzare il legame tra mafia, corruzione e politica».
Le mafie ormai preferiscono la strada della corruzione
«Non ci sono dubbi», sottolinea Salvatore Dolce, sostituto procuratore antimafia, «che la mafia, come anche la ‘ndrangheta, sono ben lontane da quello che erano del 1991. Le indagini delle ventisei procure distrettuali, negli ultimi dieci anni, hanno dimostrato come oggi le mafie tendono sempre di più ad abbandonare il metodo della violenza e dell’intimidazione e a privilegiare la strada della collusione, della corruzione. Specialmente al centro nord. Viaggiano sotto traccia, rifuggendo il clamore degli attentati, delle bombe e delle minacce. Ecco perchè bisogna tenere alta l’attenzione e lavorare per creare una zona sinergica, che coinvolga i cittadini e le associazioni come Avviso Pubblico».
La foto di apertura è stata fornita dall’ufficio stampa di “Avviso Pubblico”
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