Cultura

Una foto per riscoprire chi è, non chi era: l’umanità dell’Alzheimer in mostra al Museo Diocesano

L'esposizione “Non dimenticarti” raccoglie gli scatti di Marianna Sambiase, educatrice di Fondazione Sacra Famiglia, che attraverso l'obiettivo restituisce identità e dignità alle persone con Alzheimer: «La malattia ci spaventa, ma spinge a una riflessione sulla loro umanità. Non sta a loro riconoscerci, ma a noi incontrarli nel loro cambiamento»

di Francesco Crippa

«L’obiettivo fotografico ha questo vantaggio: quando si trova davanti a una persona, non gli importa chi era, ma gli interessa solo chi è adesso. In questo modo, ci aiuta a tagliare il filo che lega il nostro ricordo al loro passato, aprendoci a una riflessione: non basta custodire la loro storia, ma riconoscere e dare valore al loro cambiamento». Da oltre 25 anni, Marianna Sambiase è educatrice presso la Rsa San Pietro di Fondazione Sacra Famiglia, a Cesano Boscone (MI). Lavora nel Nucleo Alzheimer, dove, negli ultimi 10 anni, ha preso a fotografare le persone che lì vivono. «Ho iniziato a farlo per caso, ma riguardando le foto ho capito che mi stavano parlando e che era mio compito ascoltarli». Il risultato è una mostra fotografica di toccante umanità dal titolo “Non dimenticarti”, allestita al Museo Diocesano di Milano che rimarrà aperta fino al 3 maggio.

Lo stimolo, racconta l’educatrice-fotografa, è stato la riflessione che il suo lavoro quotidiano le ha suggerito. «L’Alzheimer ci fa paura. Innanzitutto, ci spaventa la cronicità della malattia. Poi la perdita delle facoltà cognitive, che nella società contemporanea è reputato ciò che dà umanità alle persone. Infine, c’è la trasformazione individuale: i malati cambiano così tanto da non lasciare quasi possibilità di immaginare chi erano e questo è ciò che dà più sofferenza ai loro cari». Attraverso la fotografia, si restituisce a queste persone la loro umanità. Il titolo della mostra, in questo senso, è un’eco della loro voce: «Ci dicono che non sono loro a doverci riconoscere, ma che siamo noi a doverli riscoprire», spiega Sambiase.

Queste persone ci dicono che non sono loro a doverci riconoscere, ma siamo noi a doverli riscoprire

Marianna Sambiase, educatrice e fotografa

Guardando gli scatti, si ha l’impressione di essere, semplicemente, di fronte a degli anziani, e questo perché non si soffermano sulla struttura di cura o sulle terapie.

Foto di Marianna Sambiase

La mostra comprende anche due sezioni che raccontano i 130 anni della Fondazione Sacra Famiglia, che si festeggiano nel 2026. Nella prima, alcune foto scattate nel 1946 da Enrico Zuppi ritraggono momenti privati e comunitari di un periodo in cui la Fondazione non accoglieva solo i cosiddetti “incurabili delle campagne” ma anche i numerosi orfani lasciati dalla Seconda guerra mondiale. La seconda, invece, presenta un gruppo di scatti di Gianni Berengo Gardin, chiamato nel 2011 a effettuare un reportage per raccontare la vita in Sacra Famiglia: la narrazione, qui, affronta la quotidianità della Fondazione, le terapie, la scuola, le relazioni, i giochi.

Per Giovanna Calvenzi, curatrice della mostra, non si tratta solo di documentazione, ma di «presenza: è uno sguardo che accorcia le distanze, restituisce dignità e trasforma l’immagine in una forma di cura». E, in particolare, con le fotografie di Sambiase «si entra in un mondo che negli altri scatti è solo suggerito».

Prima tappa di una collaborazione pluriennale tra FondazioenSacra Famiglia e Museo Diocesano, l’esposizione, sottolinea monsignor Bruno Marinoni, vicario episcopale per gli Affari economici e presidente della Fondazione, vuole «offrire uno sguardo delicato e inedito sul tema complesso dell’Alzheimer e delle demenze, mettendo l’accento sul valore e il mistero dell’identità umana di fronte alla fragilità. Sta a noi trovare il modo di entrare in relazione con tutti, come i nostri operatori fanno ogni giorno e come chiunque può imparare a fare, se si lascia interrogare da questa realtà».

Gli fa eco la direttrice del Museo Diocesano, Nadia Righi: «Il tema che proponiamo in questa occasione è per noi particolarmente importante: attraverso il racconto della storia e dell’esperienza della Sacra Famiglia si arriva infatti a riflettere sull’oggi, per sollecitare ciascun visitatore a guardare l’altro, anche il più indifeso, mettendo sempre l’accento sul mistero che abita ogni uomo».

In apertura: foto di Marianna Sambiase

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