Medio Oriente
Una rete che cura le ferite di Gaza
È partita la campagna di raccolta fondi e sostegno a distanza lanciata da ForumSad, insieme a una rete di organizzazioni della cooperazione internazionale, per garantire continuità educativa, supporto psicologico e assistenza sanitaria alla popolazione di Gaza, Gerusalemme e della Cisgiordania. Un progetto che guarda in modo particolare all’infanzia, per consentire ai bambini di ritornare a scuola
di Redazione
La solidarietà è un atto collettivo. Il Forum permanente per il sostegno a distanza – ForumSad è partito da questo caposaldo per lanciare ufficialmente la campagna di raccolta fondi e sostegno a distanza “Per Gaza: una rete che cura”, un’iniziativa condivisa che nasce dalla volontà della Rete nazionale di organizzazioni di sostegno a distanza e cooperazione internazionale di rispondere in modo unitario e coordinato alla grave crisi umanitaria che colpisce la popolazione palestinese. Ieri a Roma, nella sede di Engim Internazionale, sono stati spiegati i dettagli dell’intervento che punta a rafforzare il diritto all’istruzione e alla salute dei cittadini di Gaza. E non solo.
La campagna sostiene due interventi principali: le Tende educative nella Striscia di Gaza, promosse da Cooperazione internazionale Sud Sud – Ciss, e il sostegno all’ospedale di Gerusalemme promosso dal Gsi Italia. In un contesto segnato dalla distruzione di infrastrutture civili essenziali, dall’interruzione dei servizi educativi e sanitari e da una crescente vulnerabilità sociale, il ForumSad ha scelto di attivare la propria rete per garantire continuità educativa, supporto psicologico e assistenza sanitaria qualificata alla popolazione palestinese.

«Il cessate il fuoco non è sufficiente»
«Ringrazio per la vicinanza e il sostegno al servizio del Patriarcato, soprattutto a favore dell’infanzia, da parte di ForumSad e Gsi», commenta il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino a Gerusalemme. «La situazione qui rimane molto problematica. Il cessate il fuoco non è sufficiente, bisogna ricostruire e dare una prospettiva. Dal punto di vista umanitario, Gaza è ancora in condizioni catastrofiche: due milioni di persone sfollate, bambini che da tre anni non vanno a scuola, pochissimi ospedali ancora funzionanti (a volte solo parzialmente), mancano gli antibiotici e scarseggiano altri medicinali, carenza di attrezzature sanitarie, poca elettricità. La popolazione sfollata vive nelle tende o in mezzo alle rovine, e siamo in pieno inverno: abbiamo temperature molto basse, numerosi bambini sono morti a causa del freddo intenso. Il territorio è estremamente frammentato, ci sono molti blocchi stradali, per spostarsi da un’area all’altra occorre anche un’intera giornata».
Insieme alla Conferenza episcopale italiana e altre istituzioni, ha detto il cardinale, «è nostra intenzione fare tutto il possibile sui versanti scolastico e sanitario. C’è necessità anche di supporto psicologico: il dramma della guerra ha colpito tutti, soprattutto i bambini di Gaza e della Cisgiordania hanno bisogno di curare le ferite fisiche e i traumi. La Chiesa non abbandonerà mai le sorelle e i fratelli di questa terra: non solo i cristiani, tutti sono oggetto delle nostre cure e attenzioni. Non abbiamo agende politiche: l’unica nostra agenda è l’uomo, la persona, chiunque sia nel bisogno».

Vicini ai bambini
«Vogliamo essere vicini soprattutto ai bambini: di Gaza, ma anche di Gerusalemme e della Cisgiordania», sottolinea Vincenzo Curatola, presidente del ForumSad. «Il futuro è di tutti, e noi vogliamo costruirlo insieme a loro. La solidarietà che noi esprimiamo è un atto collettivo perché non è fatta da una sola organizzazione. In questo momento abbiamo bisogno di approfondire il significato di stare al mondo e del perché valga la pena vivere e spendersi. Quella gente ce lo sta insegnando».

«Operiamo prevalentemente nel settore sanitario», dice Antonio Lo Iacono, medico e presidente di Gsi Italia. «Siamo onorati di essere capofila di uno dei due rami d’intervento con questa campagna. È un impegno che pretende la nostra costanza in questo anno che ci siamo dati per raggiungere dei risultati concreti. Desideriamo essere un elemento di contaminazione e fecondazione della società in cui viviamo. Abbiamo individuato il Patriarcato quale interlocutore privilegiato per la crescente difficoltà delle Ong a operare in quei territori. Allo stesso tempo collaboriamo attivamente con la Mezzaluna Rossa e la Croce Rossa italiana».

«Il messaggio prevalente che si sta propagando nei media è che, sì, sono accadute cose terribili ma la situazione è in via di risoluzione», commenta Sergio Cipolla, presidente del Ciss. «La situazione reale è molto diversa, c’è un semplice cessate il fuoco e le condizioni della popolazione della Striscia di Gaza sono semplicemente terrificanti. Buona parte delle case, degli ospedali e delle scuole è inaccessibile. Nei momenti più gravi, abbiamo attivato gli aiuti umanitari e la distribuzione di beni primari. Ora la nostra proposta si focalizza sul soggetto più debole e penalizzato, l’infanzia, che rappresenta una percentuale altissima della popolazione della Striscia di Gaza. Andare a scuola non è soltanto un processo educativo, è anche un importante momento di crescita collettiva. Le Tende educative modulari consentiranno a questi bambini e ragazzi di riprendere un ciclo scolastico e avere nuovamente un punto di riferimento solido, un luogo sicuro in cui ricostruire una parziale situazione di normalità. Ogni Tenda potrà ospitare circa 200 bambini e consentirà di offrire un sostegno psicosociale e momenti di gioco ai minori».

«Lavoriamo nei territori palestinesi occupati sin dagli anni Ottanta», spiega Amal Khayal, cooperante del Ciss. «Con 7.200 euro, possiamo garantire lo stipendio di due insegnanti per sei mesi: il lavoro nelle sei Tende educative, che saranno presenti a Mawasi-Khan Younes e Khan Younes, è fondamentale per garantire a tanti bambini e ragazzi l’istruzione e un adeguato percorso educativo. Ecco perché abbiamo bisogno del sostegno di tutti».
La situazione in Palestina
Prima della chiusura del valico di Rafah, e grazie alla sua presenza anche sul territorio egiziano, il Ciss ha facilitato l’ingresso di numerosi camion di aiuti umanitari. Successivamente, l’acquisto dei beni è avvenuto per lo più all’interno della Striscia. Ma ciò che si trova è poco ed è molto costoso.
Secondo i dati riportati da Ocha e dal Ministero dell’Istruzione, aggiornati tra luglio e novembre 2025, più di 18.600 studenti e studentesse e quasi 800 persone del personale scolastico hanno perso la vita durante questo conflitto, mentre oltre 27.300 studenti e 3.250 insegnanti risultano feriti. Nel complesso, circa 637.500 bambini in età scolare non hanno più un accesso stabile all’istruzione formale in presenza, e 64mila bambini di cinque anni sono rimasti esclusi dai servizi di educazione della prima infanzia.
Come sostenere la campagna
È possibile effettuare donazioni alla rete: modalità e dettagli sono disponibili sui canali ufficiali di ForumSad e dei partner. Le organizzazioni interessate a partecipare possono contattare il coordinamento, per valutare insieme modalità operative e ruoli. Le realtà che stanno sostenendo la campagna “Per Gaza: una rete che cura”, per ora, sono: Azione famiglie nuove – Afn, Aleimar Odv, Caritas Children, Engim Internazionale, Il Sole e Sos Solidarietà. Appoggiano l’iniziativa: Associazione delle organizzazioni italiane – Aoi, Focsiv, Banca Etica, Radio Universitarie – Raduni. Altre realtà stanno per unirsi alla campagna.
Credit: foto ForumSad
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