Economia circolare
Una seconda chance per le biciclette di Firenze. E per i detenuti
Con il progetto Piedelibero, promosso dalla cooperativa sociale Arca, si dà una nuova vita alle biciclette rubate o abbandonate nel capoluogo toscano. Con Second Chance, l'azienda Selle Royal lo sostiene fornendo centinaia di selle con piccoli difetti di produzione, che non possono essere commercializzate. «E diamo una seconda possibilità alle persone detenute nel carcere di Sollicciano, che cercano di ritrovare un posto in società una volta libere», dice Lara Cunico, brand manager di Selle Royal
Questo mese VITA magazine (di cui trovate in calce i riferimenti), nelle pagine di ProdurreBene curate da Giampaolo Cerri, apre un focus sull’economia penitenziaria, con il racconto di esperienze sociali, come Made in Carcere e Bee4, o for profit come Eolo Spa; di progetti istituzionali come Recidiva zero del Cnel e delle loro declinazioni locali, come Fondazione Crt a Torino, mentre Intesa Sanpaolo per il Sociale spiega col chief impact officer Paolo Bonassi perché il lavoro in carcere sia strategico nella lotta alla disuguaglianze.
Continua il nostro racconto delle realtà che offrono lavoro alle persone detenute negli istituti di pena italiani.
Ogni anno, solo nella città di Firenze, circa 1.800 biciclette rubate o abbandonate finiscono nel deposito comunale. Grazie all’iniziativa Piedelibero, promossa da Arca cooperativa sociale e sviluppata nel carcere fiorentino di Sollicciano con il coinvolgimento diretto delle persone detenute, molte di queste biciclette trovano una nuova vita. È in questo contesto che nasce Second Chance, con cui Selle Royal sostiene il progetto da oltre un anno e mezzo.
L’azienda affianca la cooperativa fornendo centinaia di selle con piccoli difetti di produzione, componenti che non possono essere commercializzati, ma che mantengono intatta la loro funzionalità. Queste selle vengono utilizzate per completare le biciclette rigenerate, contribuendo in modo concreto a ridurre gli sprechi e a rafforzare un modello di economia circolare che integra una forte dimensione sociale.
Un esempio di responsabilità industriale applicata
Nel progetto le persone detenute partecipano attivamente alle attività di smontaggio, riparazione e assemblaggio, apprendendo competenze tecniche reali e spendibili. Un lavoro concreto che rappresenta, per chi vi prende parte, un’occasione di formazione professionale e di riscatto personale.
Dal punto di vista di Selle Royal, Second Chance è un esempio pratico di responsabilità industriale applicata, in cui ciò che non può essere venduto diventa risorsa e l’imperfezione si trasforma in valore.

Le selle fornite da Selle Royal entrano in un processo artigianale fatto di tempo e competenze. Le biciclette, una volta rigenerate, vengono marchiate Piedelibero e vendute a un prezzo popolare, chiudendo un ciclo che coinvolge istituzioni, Terzo settore e industria.
Un importante veicolo di valori
«Da sempre Selle Royal ha a cuore la diffusione di una “cultura della bici” e di uno stile di vita su due ruote, poiché crediamo che questo mezzo sia un importante veicolo di valori non solo ambientali e relativi al benessere, ma anche sociali», dice Lara Cunico, brand manager di Selle Royal. «Valorizzare le persone tramite la bicicletta: ecco cosa la nostra azienda e Piedelibero hanno in comune. Per questo, quando abbiamo saputo dell’esistenza di questo progetto, ci è venuto naturale proporci come sostenitori con ciò che di utile potevamo offrire, ovvero prodotti e comunicazione», prosegue Cunico.

«Da qui è nato un bellissimo connubio tra il dare una seconda vita alle nostre selle che, presentando piccole difettosità, non possono essere vendute, offrire alle biciclette abbandonate nel deposito comunale di Firenze l’opportunità di trovare un nuovo proprietario, che possa ridare loro valore», continua» e dare una seconda possibilità alle persone detenute nel carcere di Sollicciano, che cercano di ritrovare un posto in società una volta libere».
«Forse siamo tutti appoggiati al muro in attesa che qualcuno ci recuperi di nuovo»
Al di là delle centinaia di selle che vengono donate a Piedelibero ogni anno, l’investimento principale è in comunicazione. «Sfruttiamo i canali e le possibilità che abbiamo in quanto brand rilevante nella bike industry, ma non solo, per dare voce a un progetto apparentemente piccolo, che però può essere di grande esempio per altre realtà», continua Cunico. Da qui la realizzazione di un video-documentario (si può vedere qui sotto), nel quale si dice: «Forse siamo tutti appoggiati al muro in attesa che qualcuno ci recuperi di nuovo».
Inoltre, l’azienda è attiva con la promozione sulle sue properties, i comunicati stampa, gli eventi e i talk per dare visibilità al progetto. «Diverse agenzie e team di lavoro interni a Selle Royal sono stati coinvolti nell’ultimo anno per rendere possibile tutto questo, dedicando tempo e risorse a uno scopo che esula dagli obiettivi aziendali e di profitto, ma che sentiamo essere altrettanto “nostro”».
Tra formazione e lavoro
Piedelibero assume e forma in maniera costante una persona detenuta (spesso con pene molto lunghe), che è il vero e proprio meccanico dell’officina interna del carcere di Sollicciano. Viene seguito passo passo e dopo un periodo, in base alle possibilità, comincia a uscire per recarsi al lavoro presso l’officina esterna, generalmente una volta alla settimana per poi tornare a dormire all’interno del carcere. Assunto a tempo indeterminato, gode di tutti i diritti riservati ai lavoratori del Terzo settore con contratto nazionale.

Parallelamente e periodicamente, vengono attivati dei corsi con 10-20 persone detenute all’anno, sia provenienti dalle carceri per adulti sia dagli istituti minorili. Con questi ultimi vengono spesso attivate anche messe alla prova di ragazzi che cercano una seconda possibilità.
Vendute dalle quattro alle 10 biciclette a settimana
«Il fatturato è legato alla realtà di una cooperativa molto grande di cui Piedelibero è uno dei progetti. Non è un progetto che nasce per avere fatturato, ma ogni settimana vengono vendute dalle quattro alle 10 biciclette presso l’officina esterna, durante il pomeriggio di apertura al pubblico», fanno sapere da Selle Royal. «Non basta ovviamente a coprire le tante spese, ma fra le vendite, i corsi di formazione e le varie attività, la cooperativa porta avanti il progetto dal 2001 senza interruzioni».
Foto e video di Selle Royal
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