Lavoro sociale

Un’altra aggressione a un’assistente sociale: serve un argine alla rabbia

Aggredita con una mazzetta da muratore in un ufficio comunale. È accaduto a Venaria, in Piemonte: l'episodio riaccende l’attenzione sulla crescente violenza contro i professionisti dei servizi sociali. Barbara Rosina, presidente del Consiglio nazionale Ordine Assistenti sociali: «Ricostruire la fiducia è un compito collettivo. Occorre un’azione importante per rimettere al centro il valore del servizio pubblico, il coraggio e la competenza di chi tutti i giorni sta accanto alla fragilità»

di Daria Capitani

«Aggredita con una mazzetta da muratore e minacciata di morte, salvata dal peggio dall’intervento dell’educatrice presente che, lanciandosi sull’aggressore, ha deviato la traiettoria del braccio e ha fatto sì che i colpi arrivassero sulle gambe e non in faccia». È la cronaca dell’aggressione ai danni di un’assistente sociale avvenuta martedì nei locali del Comune di Venaria, in Piemonte: aveva appena comunicato a una persona arrivata in ufficio per sottoscrivere una richiesta di contributo economico che la somma non sarebbe stata immediatamente disponibile perché la procedura richiede dieci giorni.

Un anno fa esatto (era il 23 gennaio 2025) la presidente dell’Ordine nazionale degli assistenti sociali Barbara Rosina l’aveva definita «una polveriera pronta a esplodere». Si riferiva alla conflittualità crescente negli uffici dei servizi sociali, nei consultori, nelle Asl, negli ospedali e in tutti quei luoghi in cui i quasi 48mila rappresentanti della categoria operano in Italia. «Ecco, la polveriera sta esplodendo», dice oggi, di fronte all’ennesima escalation di un fenomeno in costante crescita.

I numeri della rabbia che cresce

Gli ultimi dati disponibili sulla violenza contro i professionisti dei Servizi sociali riguardano il 2024. L’indagine realizzata dal Consiglio dell’Ordine nazionale degli Assistenti sociali per l’Osservatorio sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie istituito dalla legge 113 del 2020 presso il Ministero della Salute ha raccolto 11.356 risposte. Svelano un quadro tutt’altro che rassicurante: 6.867 eventi di aggressione con una media di 6,5 eventi per aggredito. Il 4,5% degli episodi rientra nella categoria delle aggressioni fisiche, l’84,86% di quelle verbali, il 5% è avvenuto contro la proprietà.

«Il problema è che a questi numeri, già di per sé molto rilevanti, vanno sommati quelli degli ultimi sei mesi, ancora in fase di rilevazione», spiega Rosina. «Ogni giorno ricevo almeno una segnalazione dai colleghi degli ordini regionali: si sta delineando una situazione insostenibile, un clima molto pesante costellato di aggressioni fisiche, minacce, diffamazioni a mezzo social». Quello che è accaduto a Venaria, continua la presidente, «non può essere liquidato come un episodio isolato né come la reazione imprevedibile di una persona in difficoltà. La notizia di due professionisti aggrediti con un martello in un ufficio pubblico non è soltanto un caso di cronaca: è un fatto gravissimo, il segnale di un rapporto che si è deteriorato».

Una responsabilità collettiva

Che cosa sta accadendo? «La rabbia ha preso il posto del confronto. C’è una sfiducia generalizzata nelle istituzioni, una legittimazione della violenza e un atteggiamento diffuso di sospetto. Questo è il contesto in cui i professionisti dei servizi si trovano a lavorare». Gli esempi si sprecano: «Una delle minacce che mi ha colpito di più è quella ricevuta da due colleghe a dicembre: “Questo è l’ultimo Natale che vedrete insieme alle vostre famiglie”. Stiamo correndo il rischio di normalizzare situazioni inaccettabili. Chi lavora nel sociale ha un carico di responsabilità enorme senza alcuna protezione: chiunque si arroga il diritto di accusare chi prende decisioni scomode cercando di garantire diritti e tutela».

Chi alimenta l’ostilità contro i servizi sociali, chi nega le risorse, chi diffonde notizie false arma la mano di persone già esasperate alle quali noi, per mandato istituzionale, dobbiamo rispondere

Barbara Rosina, presidente Consiglio nazionale Ordine Assistenti sociali

Rosina richiama giornalisti, politici, professionisti, organizzazioni e cittadini a una responsabilità collettiva e all’utilizzo di un linguaggio più rispettoso: «Chi alimenta l’ostilità contro i servizi sociali, chi nega le risorse, chi diffonde notizie false arma la mano di persone già esasperate alle quali noi, per mandato istituzionale, dobbiamo rispondere. Chiediamo protezione, la stessa che viene garantita ad altri professionisti esposti alla violenza e per i quali si mobilitano la politica e i media. Chiediamo di estendere agli operatori sociali le misure urgenti per contrastare la violenza contro i professionisti sanitari e sociosanitari previste dalla legge 171 del 2024».

Ricostruire la fiducia

La questione investe l’intera società. «Siamo entrati in una spirale pericolosissima fatta di semplificazioni e narrazioni distorte», riflette la presidente del Cnoas. «Se chi esercita la nostra professione continua a essere visto come una figura che decide sulle vite delle persone senza un ascolto attento e accurato, significa che stiamo capovolgendo la realtà. L’assistente sociale lavora sulla relazione, sulla prossimità e sulla costruzione della fiducia. Se questa crolla del tutto, il problema non riguarda soltanto la categoria ma l’intera comunità».

Ricostruire la fiducia, continua Rosina, «è un compito collettivo. Serve un’azione importante per rimettere al centro il valore del servizio pubblico, affinché si riconoscano il coraggio e la competenza di chi tutti i giorni cammina accanto alla fragilità».

In apertura, fotografia di Kristina Tripkovic su Unsplash

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