XVII assemblea nazionale Uneba
Rette per le Rsa, senza un intervento chiarificatore il non profit rischia il default
La questione delle rette è una minaccia seria per il fragile ecosistema delle strutture non profit, che erogano assistenza residenziale e non a persone anziane non autosufficienti ma hanno una marginalità limitatissima. Nel celebrare il suo 75esimo, l'Unione nazionale enti di beneficienza e assistenza - che quotidianamente assiste e cura più di 150mila persone con ogni forma di fragilità - discute di temi cruciali per il futuro del Paese, come il modello di assistenza agli anziani e ai non autosufficienti. Incontrando anche il Presidente Mattarella
La questione delle rette delle Rsa continua a essere tanto scottante quanto irrisolta. Mentre i familiari delle persone con malattie neurodegenerative rivolgono alle strutture richieste sulla gratuità del ricovero, sospendono i pagamenti e, a volte, intraprendono azioni legali per il rimborso di quanto versato, un intervento legislativo che metta fine al caos attuale continua a non arrivare. I costi per le famiglie sono tali che la possibilità di non pagare alletta e alla speranza del risparmio personale si aggiungono le sirene delle crescenti pubblicità di consulenze legali.
Quattro milioni di anziani non autosufficienti
Se ne è parlato nel corso della XVII assemblea nazionale dell’Unione nazionale enti di beneficenza e assistenza Uneba, che da 75 anni gestisce le Rsa per anziani e rappresenta centinaia di strutture per anziani fragili in tutta Italia. Una tre giorni che si concluderà con il rinnovo delle cariche associative e che è stata arricchita dall’incontro al Quirinale con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha parlato di «valori di umana civiltà» quelli che non portano all’emarginazione dei nostri anziani. «Oggi, purtroppo, gli enti privati senza scopo di lucro devono fare i conti con una sempre maggiore scarsità di risorse messe a disposizione da Stato, Regioni e Comuni, indispensabili per far fronte alle necessità di mantenimento e miglioramento dei vari servizi assistenziali. Anche l’impegno del volontariato trova sempre minori motivazioni soprattutto nei giovani» ha detto il presidente di Uneba nazionale Franco Massi nell’incontro al Quirinale. «Dei 14 milioni di persone anziane in Italia, 4 milioni sono non autosufficienti. E come si risponde: 300mila ospitati nelle Rsa, 25mila nei centri diurni integrati, 1,2 milioni che usufruiscono dell’assistenza domiciliare, ma con prestazioni di sole 20 ore all’anno a persona. Come può un anziano non autosufficiente ricevere un’assistenza adeguata con appena 1 ora e mezza al mese?».
Il rischio default
L’invecchiamento progressivo della popolazione impone soluzioni sostenibili e di respiro. Il rischio è, letteralmente, il default. «Almeno l’1% dei ricoveri per anziani nelle strutture del Nord rischiano di essere oggetto di richiesta di rimborso o di sospensione dei pagamenti. Ciò in un sistema fragile, con un’economia sociale a limitatissima marginalità, dove il 70% dei costi riguarda il personale, rischia di mandare il sistema in crisi» spiega Luca Degani, appena confermato presidente di Uneba Lombardia. «Il concetto sostenuto dalla Corte di Cassazione che il diritto alla salute è un diritto assoluto, quindi se sono portatore di una malattia cronica ho diritto alle cure gratuite e se sono un anziano con demenza in una struttura allora non devo pagare neppure la parte alberghiera, è bellissimo. Tuttavia, con gli attuali 300mila posti, che diventeranno 600mila non appena la programmazione si farà rispetto agli indici del bisogno, significherebbe pagare 20 miliardi di euro l’anno. Significa tagliare su tutto il resto: la medicina di base, la pediatria, i trattamenti sanitari necessari ai cittadini».
Solidarietà sociale
Degani ricorda che destinare quasi il 20% del fondo sanitario dedicato alle cure a meno del 0,5% della popolazione italiana non rispetterebbe la solidarietà sociale: «La Costituzione italiana si basa sul principio solidaristico secondo cui c’è la necessità di distribuire tra la popolazione di costi sociali e la possibilità di garantire a tutti l’accesso alle cure. La legge che disciplina l’Isee già prevede la gratuità per l’anziano senza possibilità. Lo Stato deve distribuire in maniera equanime le risorse recuperate attraverso la fiscalità, far rispettare i Lea che prevedono la compartecipazione del costo dei servizi come abbiamo detto. Non si può più fare le programmazioni della salute sulla base dei servizi sanitari che ci sono: va preso atto che le risorse vanno distribuite nella sanità territoriale sulla base dei nuovi bisogni, dettati da una demografia completamente diversa. Nella popolazione italiana ci sono 14 milioni di persone con più di 75 anni e 7 milioni con meno di 18».
Le proposte di Uneba
Oltre a un intervento chiarificatore sulla questione rette Rsa Alzheimer, servono, conclude Massi «nuovi centri diurni integrati; maggiori risorse per potenziare l’assistenza domiciliare – l’assistenza a domicilio per 1 milione e 200mila anziani è stata possibile grazie ai fondi del Pnrr ma a fine 2026 non avremo più le risorse del Pnrr. Nei prossimi anni come garantiremo una efficace assistenza domiciliare? Oggi in Italia oltre 2 milioni di anziani over 80 vivono da soli! Ci si ammala anche di solitudine».
Foto di Georg Arthur Pflueger su Unsplash
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