Le città e i bisogni

Un’estranea sui binari fra Como Borghi e Orano

Una donna si incammina sui binari di Ferrovie Nord, qualcuno la vede, avvisa la Polizia, si fermano i treni, due agenti la mettono in salvo affidandola alla Croce Rossa, subito accorsa. Piccola cronaca urbana che dice delle fragilità enormi da cui siamo circondati. E di gente che non si volta dall'altra parte. C'entra anche Albert Camus

di Giampaolo Cerri

Gli agenti arrivano a passo svelto, infilandosi nella piccola stazione di Como Borghi, sull’antica linea delle Ferrovie Nord, quella che porta direttamente sul Lago, in uno dei più scenografici terminali ferroviari che ci sia, diviso com’è dalle acque del Lario, dalla sola strada e da una sottile lingua di giardinetti.

I poliziotti, un uomo e una donna, si affacciano sul binario, ancora unico, e poi si dirigono, a passo sempre più svelto verso la fine della stazione.

A Como Borghi càpita che la polizia debba intervenire, ogni tanto. Siamo in un quartiere popolare, c’è un Serd che ogni mattina vede pazientemente incolonnarsi alcune decine di tossicodipendenti: molti scendono dal treno, vanno a prendersi le terapie, e col treno ripartono per gli altri paesi della provincia da dove sono venuti. Ogni tanto quella concentrazione è foriera di discussioni, di liti, e la volante arriva.

I poliziotti camminano lungo i binari

I poliziotti però stavolta sono usciti dalla stazione, si incamminano con fatica lungo il binario, direzione Milano. Con fatica, non solo perché in salita, ma anche perché poco fuori Borghi, la massicciata si restringe e non c’è molto spazio oltre il binario.

Li si può vedere spostarsi nel centro stesso della ferrovia, anche perché, come annunciano i pannelli informativi, la circolazione è sospesa “per la presenza di estranei sui binari”.

Da vecchio viaggiatore ferroviario, scettico e spesso incarognito dai ritardi, è quella motivazione è quanto di più irritante possa capitare: ci saranno davvero questi estranei sui binari? Chi li vede? Chi li segnala? Chi li intercetta?

Le due divise blu sono diventate piccole nel sole che splende da Sud: una però si vede, a un certo punto, correre in avanti, verso quella che ora si distingue essere una persona. Eccolo dunque, l’estraneo sui binari. Le tre figure sono a un certo punto in mezzo alle verghe, sembrano parlare. Gli altoparlanti annunciano la cancellazione del treno per Milano, qualche mugugno pendolare sale: il Como-Milano delle 9,51 è una delle corse, pardon una delle “relazioni” secondo la nuova vulgata, più tranquille: posti a sedere, convogli che filano lisci verso la Grande Città, viaggi tranquilli, col tempo di gettare uno sguardo al Monte Rosa, prima di Saranno, quando il cielo è manzonianamente bello, intendiamoci.

L’agente che dà il braccio alla signora

Il terzetto sui binari comincia a scendere verso la stazione, lento, lentissimo. Anzi, dopo un po’ di passi, si vede distintamente che l’estraneo, vestito di chiaro, si appoggia a uno dei due, che lo sostiene, lo tiene a braccetto.

Avvicinandosi alla banchina se ne distingue la composizione: la poliziotta porta a braccetto una signora sui 70, che procede a passo incerto. Indossa un montgomery impermeabile, ha uno scialle chiaro usato a mo’ di sciarpa, ha una borsa di pelle a tracolla. Forse i 70 anni li dimostra soltanto, forse è solo una delle tossicodipendenti “anziane” del Serd, figure che fanno impressione per come le sostanze gli hanno portato via tutto, fuorché la vita. O quel che resta. Arrivano a passo lento, lo sguardo fisso davanti a loro, idealmente al morso della loro dipendenza o chissà dove. La chiamano “riduzione del danno” ma, dopo 30 anni di giornalismo sociale, confesso che non mi ci arrendo, anche se capisco che ci si riferisce a situazioni di grande complessità. E ogni volta che ci ragiono, finisco per dirmi come l’unico danno ridotto sia il nostro, mentre il suo, il loro, ogni giorno chiede il conto.

Ma forse mi sbaglio, l’anziana smaritta sui binari è “solo” una donna che soffre di una patologia neurodegenerativa, che perde la memoria, e la cognizione del pericolo (e forse gaddianamente anche quella del dolore), e che finiscono contromano in autostrada.

«Cercavo l’uscita»

Osservo la poliziotta che tratta la signora, ex-estranea sui binari, tutt’altro che da estranea: la rassicura, la sostiene, la guida verso gli operatori di Croce Rossa. «Cercavo l’uscita», si giustifica lei. E l’altra, con garbo che si userebbe a una vecchia zia in difficoltà, la rassicura: «Eh sì, signora, ma da quella parte l’uscita non c’è, anzi ci sono dei burroni pericolosi. Ma ora non si preoccupi, questi giovani l’accompagneranno, ci penseranno loro».

Penso a come sia bello che una persona con la divisa, che rappresenta lo Stato e la sua Costituzione, sia perfettamente all’altezza dei problemi che le si pongono.

Poi arriva Franky, così lo chiameranno a breve, che mi chiede che cosa sia successo. Franky è chiaramente un tossicodipendente, di quelli che al Serd non ci vanno ancora e prendono quel treno per scendere a Cadorago: là c’è un boschetto meno famoso di quello, milanese, di Rogoredo ma dove si fanno le medesime cose: con miseri 10 euro ci si fa di una sostanza che addomesticherà per una giornata intera i nostri fantasmi. Gli spiego che è successo e lui mi risponde: «Eh, ci vuole cervello», accompagnando la frase con un ampio, teatrale gesto della mano, a toccarsi con l’indice la tempia.

Franky che chiede l’elemosina

Un attimo dopo mi chiede se per caso avessi due euro per comprare una brioche. Sono pronto a rispondere che non ho mai soldi, cosa verissima, ma stavolta li ho. E pur avendo il cervello anche io per capire che finiranno nella dose, non ho il cuore di oppormi. Lui, forse sorpreso per quel gruzzolo inaspettato, abbandona la convenienza cerebrale e mi regala un sincero «buon Natale».

I binari nella stazione di Como Borghi delle Ferrovie Nord

Intanto, la lenta processione del salvataggio sui binari, guadagna l’uscita.

Un capannello di operai, che lavorano sull’altro binario, osserva silenziosamente la scena, forse sono loro ad aver dato l’allarme, vedendo l’apparente anziana procedere a capo chino su per la massicciata, vestendo i panni dell’estranea sui binari. Loro ad aver dato l’allarme. Loro ad aver così fatto fermare il treno in arrivo da Grandate.

Come ne La Peste, c’è ancora gente che non si è abituata a veder morire

Salendo sul treno successivo, ripenso alla grande fragilità in cui siamo immersi, che incrociamo a ogni angolo, che ci è sempre più prossima ma non posso non ripensare anche a questa lunga teoria di persone presenti al loro essere umane: gli operai, i poliziotti, i crocerossini. Mi viene in mente la risposta fulminante del dottor Rieux il medico de La Peste di Camus a chi gli chiedeva, insomma, chi glielo facesse fare di restare lì a Orano: «Semplicemente», rispondeva il dottore, «non sono sempre abituato a veder morire».

P.s. questo articolo è stato originariamente scritto su Word con il font Calibri recentemente messo al bando dal segretario agli Esteri trumpiano, Rubio. Col più maschio Times New Roman, imposto dalla Casa Bianca, sarebbe venuto meglio? Chissà.

Nella foto di apertura, dell’autore dell’articolo, l’intervento di Polizia e Croce Rossa a Como, in soccorso di una persona in stato di confusione mentale.

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