Legge di Bilancio 2026 & Non autosufficienza

Un’ora sola ti vorrei

La Legge di Bilancio 2026 appena approvata quantifica un nuovo livello essenziale delle prestazioni sociali, che riguarda  l’assistenza domiciliare socio-assistenziale per persone non autosufficienti: un'ora alla settimana, senza stanziare nuove risorse aggiuntive. Scrivere nero su bianco un obiettivo di servizio è un salto in avanti, ma davvero un'ora alla settimana basta per garantire una reale presa in carico?

di Sara De Carli

Un’ora alla settimana: la Legge di Bilancio appena approvata quantifica in questi termini il nuovo livello essenziale delle prestazioni sociali, che riguarda  l’assistenza domiciliare socio-assistenziale per persone non autosufficienti. Il Servizio Assistenza Domiciliare – Sad esiste da tempo ed è un servizio socio-assistenziale fondamentale per gli anziani, che porta aiuto direttamente a casa di persone fragili, non autosufficienti o con difficoltà, supportando sia l’utente (igiene personale, pasti, commissioni) che la famiglia, in modo da permettere la permanenza più a lungo possibile a casa. Il Sad faceva già parte del perimetro Leps, ma fino ad oggi – è questa la novità della Legge di Bilancio 2026, al comma 700 – non era stata quantificato che cosa andasse garantito in tutto il Paese.

La ratio dei livelli essenziali delle prestazioni sociali, infatti, è quella di «garantire, in condizioni di efficienza e appropriatezza, un’offerta omogenea dei servizi sull’intero territorio nazionale», attraverso criteri oggettivi per la quantificazione delle risorse necessarie al perseguimento degli obiettivi. A partire dal 2027, quindi, in ciascun ambito territoriale sociale – Ats partirà un Sistema di garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni nel settore sociale.

Tre sono in questo momento i livelli essenziali delle prestazioni codificati: un assistente sociale ogni 5mila abitanti a livello di Ats; un’équipe multidisciplinare, composta a livello di ambito da uno psicologo ogni 30mila abitanti e da un educatore professionale socio-pedagogico ogni 20mila abitanti; un’ora settimanale di assistenza domiciliare da parte dei servizi socio-assistenziali per le persone non autosufficienti, «da modulare in funzione della consistenza della platea dei beneficiari, nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente nei bilanci degli enti».

Un’ora alla settimana è una intensità adeguata?

È chiaro che scrivere nero su bianco un obiettivo di servizio è un salto in avanti rispetto al passato, ma un’ora alla settimana davvero è un servizio adeguato alle necessità delle persone anziane non autosufficienti? La legge di bilancio inoltre non prevede stanziamenti aggiuntivi: fissa un parametro, da rispettare a risorse invariate. Eppure i conti sono presto fatti: in Italia abbiamo 4 milioni di anziani non autosufficienti, di cui 1,8 con gravi limitazioni funzionali, spiega Sergio Pasquinelli su Welforum. Se tutti questi richiedessero un’ora alla settimana di assistenza domiciliare, la spesa si aggirerebbe intorno a 2,1 miliardi di euro all’anno: visto che per il Sad oggi spendiamo 350 milioni l’anno, servirebbero almeno 1,75 miliardi di euro aggiuntivi per coprire il nuovo Leps.

La situazione attuale

I dati sono pochissimi e molto vecchi, ma quelli che circolano parlano di un numero medio di ore settimanali erogate con il Sad di poco superiore a 3 (dalle 1,1 della Provincia di Bolzano alle 4,8 delle Marche), mentre le ore di assistenza domiciliare – Adi mediamente erogate per ogni anziano non superano le 18 annue. Secondo l’Istat, nel 2022 l’assistenza domiciliare rappresentava il 36,1% dei servizi offerti agli anziani, con 130mila persone che beneficiano dell’assistenza socio-assistenziale (lo 0,9% degli over65 a livello nazionale, con un picco pari all’1,6% dei residenti al Nord-est) e altri 85mila anziani (lo 0,6% dei residenti) che usufruiscono dell’assistenza domiciliare integrata – Adi, in coordinamento con i servizi offerti dal Sistema Sanitario Nazionale. Numeri bassissimi, che dicono quanto entrambe le riposte siano palesemente insufficiente rispetto alla domanda reale di assistenza domiciliare per anziani non autosufficienti.

Il paradosso dell’Adi: più persone, meno servizi

Tali numeri, almeno per quanto riguarda l’Adi, sono cresciuti a seguito degli investimenti legati al Pnrr, quando l’Italia si è data l’obiettivo di raggiungere con l’Adi almeno il 10% degli over65: il target è stato raggiunto e la platea è stata ampliata, così che se il numero di anziani assistiti nel 2024 ha raggiunto il 10,9%. Il budget per aumentare l’Adi è stato di circa 1,5 miliardi di euro. Che cosa è successo però? Come racconta bene Laura Pelliccia in questo articolo, «la crescita della spesa per l’Adi (+26% tra il 2019 e il 2024), se paragonata alla crescita della numerosità dell’utenza anziana dello stesso periodo (+141,4%) risulta sottodimensionata: se le condizioni erogative (es. numero accessi assicurati a ogni assistito) fossero rimaste almeno pari a quelle ante Pnrr, ci si sarebbe aspettati una dinamica delle risorse effettivamente spese proporzionale alla crescita della numerosità dell’utenza; ma i dati 2019-2024 dimostrano che non è andata così e ciò è indicativo di una ridotta intensità di servizio». In sostanza sono stati sì raggiunti più anziani, ma con un servizio di intensità inferiore: tant’è che la media delle prestazioni erogate è scesa da 18 a 12-13 accessi l’anno per persona.

Più simbolico che concreto

Dati per fare un confronto analogo sul Sad al momento non ci sono: quel che è certo, però, è che l’assistenza domiciliare prevista dal Leps, un’ora alla settimana, resta largamente insufficiente rispetto ai bisogni reali delle persone non autosufficienti. «Perché garantire così poco (un’ora alla settimana) a una platea così vasta (gli anziani non autosufficienti in Italia sono 3,9 milioni)?», si chiede ancora Pasquinelli. «Dare poco a tanti, sbriciolare un servizio così prezioso su una platea così vasta pone un interrogativo sulla sua rilevanza, a livello individuale e collettivo. Quanti anziani fragili, che hanno bisogno di assistenza, ne hanno bisogno per una sola ora alla settimana? Quale impatto può avere un intervento simile? Qui si ripete lo stesso errore fatto proprio con l’Adi, cioè quello di ampliare l’esistente, senza modificarlo: more of the same. Sappiamo oggi cosa ha portato lo sforzo di coprire il 10% della popolazione anziana: la riduzione da 18 ore all’anno in media per utente, in epoca pre-Covid, alle attuali 13. Less of the same. Il nuovo parametro definito nella legge di bilancio sembra più simbolico che concreto, incapace di garantire una reale presa in carico».

Foto di Age Cymru su Unsplash

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