Cosa portiamo nel 2026
Valentina Tomirotti: «Per i diritti serve un interruttore: on/off, senza retorica»
L'oggetto da riscoprire, nel 2026, secondo l'attivista per i diritti delle persone con disabilità è l'interruttore: un oggetto «minuscolo, quotidiano che nessuno guarda mai davvero, finché qualcuno non lo preme». Un gesto che accende o spegne, permette o nega: per questo tanto importante. È l’opposto della retorica: perché l'accessibilità o c'è o non c'è, senza mezze misure
Non siamo ciò che possediamo, questo è chiaro. Ma è pur vero che gli oggetti che ci stanno accanto nella quotidianità plasmano il nostro essere. Quali sono allora “le cose” che segneranno l’anno che verrà? Quali gli oggetti da riscoprire? Quali quelli da guardare sotto una nuova luce? Nei giorni a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno, ripartiamo da qui: le cose. Senza troppi discorsi, senza troppa teoria. Gli oggetti. A ricordarci che la realtà precede le nostre parole e che l’esercizio da fare è sempre quello, paziente, di adeguare le parole alla realtà che cambia tumultuosamente e sempre ci sfugge. In fondo oggi non siamo più solo nell’epoca della post-verità, siamo in quella della post-realtà. Non è un caso che da poco sia uscito un libro titolato La realtà è sopravvalutata (lo ha scritto Alfredo Gatto). Il contesto in cui siamo immersi lo descrive bene Mattia Ferraresi nel suo I demoni della mente: in questa epoca «segnata dal dominio incontrastato del soggetto», la grande certezza è che «la realtà non esiste». È qui che prosperano i complottismi, le dietrologie e prende forma un’epoca «in cui non si ha fiducia in niente ma si crede a tutto». Se vogliamo arginare lo scivolamento verso una concezione della realtà come luogo inconoscibile e tutto sommato ostile per chi lo abita, occorre forse ripartire da qui: «dare all’oggetto una possibilità». Quello che è nato come un gioco per i giorni di festa, così, è diventato un gioco serissimo. Buona lettura e buon anno! (SDC)
Non ha dubbi, Valentina Tomirotti, quarantenne mantovana, attivista per i diritti delle persone con disabilità: l’oggetto da riscoprire nel 2026 è l’interruttore. Un oggetto che – minuscolo e quotidiano – «nessuno guarda mai davvero. Non è futuristico, non è di design, non fa scena» spiega.
E sottolinea: «L’interruttore non produce luce. Non genera energia. Fa qualcosa di molto più semplice e molto più scomodo: decide se renderla accessibile oppure no».
Tomirotti è tra le prime firmatarie del manifesto Live for all, per far sì che eventi sportivi e spettacoli siano veramente aperti a tutti e senza barriere. E questo suo attivismo ben si collega all’oggetto scelto, spesso «invisibile finché qualcuno non lo preme. E in quel gesto minimo c’è una responsabilità enorme: accendere o spegnere, includere o escludere, permettere o negare».
L’accessibilità l’attivi, oppure no
Quella che viviamo è un’epoca in cui si parla molto di valori, diritti, sostenibilità e inclusione. «Le parole non mancano», chiosa Tomirotti. Che aggiunge: «Le tecnologie nemmeno. Le competenze spesso ci sono. Quello che continua a mancare è l’interruttore acceso. La scelta concreta di attivare ciò che già esiste. Nel mio lavoro lo vedo ogni giorno».
In che senso? «L’accessibilità, ad esempio, funziona esattamente come un interruttore: non è un’idea astratta, non è una concessione, non è un gesto eroico. È una decisione progettuale, politica, culturale. O la attivi, o lasci qualcuno al buio. Non esistono vie di mezzo» precisa. Insomma, basta un click, on oppure off, non su può rimane a metà.

Quindi l’interruttore, prosegue, «ci mette davanti a una verità scomoda: non basta dichiarare di “credere nella luce”. Bisogna avere il coraggio di premere quel tasto, assumendosi le conseguenze della scelta. Perché accendere non è mai neutro. Cambia lo spazio, cambia le possibilità, cambia chi può stare dentro e chi resta fuori Nel 2026 dovremmo riscoprire l’interruttore proprio per questo: perché è l’opposto della retorica. Non promette, non consola, non racconta storie edificanti. Funziona o non funziona».
È come la proposta di legge che prevede la partecipazione delle persone con disabilità a spettacoli e manifestazione sportive su cui anche il manifesto Live for all ha attirato l’attenzione la scorsa estate (ne abbiamo scritto qui) e che è ancora in discussione in commissione.
Il futuro ha bisogno di interruttori accesi
«Forse il futuro non ha bisogno di nuova energia. Forse ha bisogno di meno discorsi e di più interruttori accesi nel momento giusto, nei luoghi giusti, per le persone giuste. Perché la luce, molto spesso, c’è già. Quello che manca», conclude Tomirotti, «è la volontà di non lasciarla spenta».
Per la serie di interviste “Cosa portiamo nel 2026” leggi anche:
Tutte le immagini fornite da Valentina Tomirotti
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