Dipendenze

Vietate gli smartphone agli anziani

Mentre il dibattito pubblico si concentra sui danni e i rischi dell'esposizione digitale degli adolescenti, con il divieto di smartphone a scuola, i dati iniziano a mostrare in tutto il mondo la crescita esponenziale del tempo che gli over 65 passano a scrollare. Come per i giovani, anche per gli anziani si comincia a parlare di rischi: sedentarietà, insonnia, ansia da notizie, truffe digitali, solitudine. Nessuno pensa che vietare gli smartphone agli anziani possa essere una proposta, ma forse è tempo di avviare una riflessione

di Fabio Ranfi

anziane con smartphone

Ho un ricordo molto vivido di mia nonna che, negli ultimi anni di vita, passava le serate davanti alla televisione, alternando quiz, soap opera e telegiornali. Il telecomando era la sua bacchetta magica, la tv il suo salotto sociale, base da cui ripartire nei giorni successivi dal parrucchiere per animate discussioni. Oggi mi domando: se fosse nata trent’anni dopo, mia nonna avrebbe avuto un account TikTok? Probabilmente no. Ma forse avrebbe passato molte ore su YouTube, a rivedere vecchi varietà o innumerevoli  tutorial su come piegare i tovaglioli a forma di cigno.

Negli ultimi anni, il dibattito pubblico si è concentrato quasi esclusivamente sul rapporto tra giovani e smartphone. La narrativa è sempre la stessa: i giovani sono le vittime di un’invasione digitale che ruba attenzione, sonno, relazioni. Psicologi, insegnanti, genitori e governi fanno a gara per limitarne l’uso. In Australia, dal prossimo 10 dicembre, i social media saranno vietati ai minori di 16 anni e anche qui in Italia il dibattito comincia a scaldarsi.

Eppure, mentre i riflettori restano puntati sugli adolescenti, una trasformazione silenziosa sta ridisegnando il tempo della vecchiaia. La generazione che ha imparato a usare Internet da adulta sta entrando nell’età della pensione con uno smartphone in tasca, migliaia di foto da condividere sui social e una lista di serie tv preferite salvate su Netflix. 

Alcuni settantenni oggi vivono la loro giornata digitale in modo non dissimile da un quindicenne: scroll, notifiche, giochi. Non è una battuta, ma un dato clinico. Da qualche anno, al National Centre for Gaming Disorders del Regno Unito, i pazienti in cura ultrasettantenni con dipendenza da videogiochi mobile – da cellulare – sono in aumento.

Gli over 65 non sono più “tecnofobi”

Secondo una ricerca condotta da GWI nel 2023 in sette Paesi (Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia, Brasile, Giappone e Australia), gli over 65 sono più propensi degli under 25 a possedere tablet, smart TV, e-reader e computer. Un segnale chiaro lo danno anche le mosse commerciali di un colosso della tecnologia come Apple che ha fiutato il mercato introducendo funzioni “da apparecchio acustico” nelle nuove auricolari, e creando smartwatch che chiamano i soccorsi in caso di caduta o che rilevano costantemente frequenza cardiaca e altri parametri vitali. Risultato: il 17% degli over 65 possiede uno smartwatch. Il pensionamento, sempre meno associato alle bocce, potrebbe presto significare sessioni di gioco serali su “Crash Royale”.

Tutto questo tempo digitale si aggiunge alla tv, non si sostituisce

Gli over 75 del Regno Unito guardano in media oltre cinque ore e mezza di tv al giorno, in Italia gli over 65 passano 3 ore e mezza al giorno davanti alla televisione e rappresentano quasi il 25% del pubblico televisivo. Oltre la tv però c’è altro e secondo Ofcom, passano anche più di tre ore online con gli altri device. Sommando tutti gli schermi quindi gli anziani superano i più giovani quanto ad esposizione.

Il punto non è la competizione generazionale, quanto la constatazione che la dipendenza da schermo non è una prerogativa adolescenziale. Come per i giovani, anche per gli anziani si comincia a parlare di rischi: sedentarietà, insonnia, ansia da notizie, truffe digitali. In Corea del Sud già nel 2022 uno studio aveva stimato che il 15% delle persone tra i 60 e i 69 anni risultava a rischio dipendenza da smartphone. In Cina, l’uso intensivo negli over 65 è stato associato a disturbi del sonno che si aggiungono a quelli tipici dell’età.

Tanto tempo passato davanti agli schermi, come per i più giovani, ma con una differenza sostanziale: nessuno si sogna di limitare il tempo online di un anziano, nessuno gli toglie il telefono, nemmeno quando i segnali di disagio sono evidenti.

È vero, lo sappiamo, che lo smartphone non è solo fonte di alienazione. Può essere anche un ponte e dare nuove opportunità proprio con l’avanzare degli anni. Per chi ha difficoltà a uscire di casa, rappresenta un’ancora sociale: corsi, messe, videochiamate, collegamento con nipoti o figli lontani. La musica dei “bei tempi andati” a portata di dito, mente sveglia e maggior coordinamento occhio/mani. Anche la realtà virtuale, in alcuni casi, si è rivelata terapeutica: una donna di 85 anni, immersa in una passeggiata virtuale nei luoghi della sua infanzia, ha ritrovato ricordi e serenità assopiti e dimenticati da tempo. Sempre con la realtà virtuale si sta studiando come portare benefici ai malati di Alzheimer e ad altre malattie neurologiche ed i primi risultati sono molto incoraggianti.

Allora forse il punto non è togliere o meno lo smartphone nelle scuole, ma capire chi lo usa e come lo si usa. Ad ogni età. Per un adolescente, restare ore online può compromettere scuola e relazioni. Per un pensionato, forse è solo un passatempo, ma con dei rischi che facciamo ancora fatica a decifrare. In entrambi i casi, è la solitudine l’interlocutore nascosto. E lo schermo, talvolta, è solo il modo più facile per cercare di non incontrarla.

Foto di Centre for Ageing Better su Unsplash

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