Cosa portiamo nel 2026

Viola Ardone: «Il diario e l’agenda di carta, per scrivere il romanzo delle nostre vite»

Il registro elettronico e i calendari digitali hanno sostituito i diari scolastici e le agende di carta. Ma per l’insegnante e scrittrice sono due oggetti da recuperare nel 2026, perché «mentre riempiamo quelle pagine, senza saperlo scriviamo il romanzo della nostra vita. Sono memoria, non promemoria»

di Chiara Ludovisi

Non siamo ciò che possediamo, questo è chiaro. Ma è pur vero che gli oggetti che ci stanno accanto nella quotidianità plasmano il nostro essere. Quali sono allora “le cose” che segneranno l’anno che verrà? Quali gli oggetti da riscoprire? Quali quelli da guardare sotto una nuova luce? Nei giorni a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno, ripartiamo da qui: le cose. Senza troppi discorsi, senza troppa teoria. Gli oggetti. A ricordarci che la realtà precede le nostre parole e che l’esercizio da fare è sempre quello, paziente, di adeguare le parole alla realtà che cambia tumultuosamente e sempre ci sfugge. In fondo oggi non siamo più solo nell’epoca della post-verità, siamo in quella della post-realtà. Non è un caso che da poco sia uscito un libro titolato La realtà è sopravvalutata (lo ha scritto Alfredo Gatto). Il contesto in cui siamo immersi lo descrive bene Mattia Ferraresi nel suo I demoni della mente: in questa epoca «segnata dal dominio incontrastato del soggetto», la grande certezza è che «la realtà non esiste». È qui che prosperano i complottismi, le dietrologie e prende forma un’epoca «in cui non si ha fiducia in niente ma si crede a tutto». Se vogliamo arginare lo scivolamento verso una concezione della realtà come luogo inconoscibile e tutto sommato ostile per chi lo abita, occorre forse ripartire da qui: «dare all’oggetto una possibilità». Quello che è nato come un gioco per i giorni di festa, così, è diventato un gioco serissimo. Buona lettura e buon anno! (SDC)

nei giorni in cui l’anno nuovo prende il posto del vecchio, sono rimasti in pochi a chiudere le vecchie agende, piene di appunti e appuntamenti, per aprire quelle nuove. Come i diari scolastici, che puntualmente a fine estate riempivano i negozi con le loro fantasie, così le agende sono ormai per molti di noi un ricordo del passato, o almeno un oggetto non più indispensabile per fissare impegni e note. Da un lato il tanto odiato registro elettronico che fa irruzione nelle nostre vite nei momenti più inaspettati, segnalando note, voti, avvisi cheppossono raggiungerci in ogni momento. Dall’altro l’agenda elettronica, a cui affidiamo i nostri appuntamenti e che mentre ci ricorda ciò che altrimenti ci dimenticheremmo rischia di farci perdere la memoria. 

Viola Ardone, nella sua doppia veste di scrittrice (autrice de Il treno dei bambini, Oliva Denaro, Grande Meraviglia e, recentemente, Tanta vita ancora) e insegnante in un liceo di Napoli, non ha dubbi quando le chiediamo un oggetto da riscoprire nell’anno che verrà: anzi, ne indica due, che sono tra loro cugini, se non fratelli. «Una cosa che secondo me dovremmo ritrovare, perché abbiamo un po’ perso, è l’uso del diario a scuola, o dell’agenda per chi lavora».

Come e perché abbiamo perso questi oggetti?

Il diario è stato ormai sostituito dal registro elettronico: per esperienza di insegnante, so che i ragazzi e le ragazze non usano e non comprano più il diario, perché ricevono l’assegnazione dei compiti e le comunicazioni direttamente sul registro elettronico. Al tempo stesso, per noi adulti, ormai le classiche e canoniche agende, che proprio in questo periodo fioccavano, sono state sostituite dall agenda elettronica che abbiamo sul tablet o sul telefonino, che è molto più comoda perché ci permette di verificare gli impegni in tempo reale, di pianificare tutto.

Cosa abbiamo perso, secondo lei, insieme a questi oggetti?

Il fascino di riempire le caselle di quei giorni, sia per i ragazzi che per noi. Questo ci permetteva di avere una sorta di libro, che alla fine dell’anno ci raccontava quello che eravamo stati in quei dodici mesi, quello che avevamo fatto: non solo i nostri appuntamenti, ma anche i progetti, gli obiettivi realizzati e quelli mancati, le persone che avevamo incontrato… 

Perché pensa che sarebbe bello riscoprire questi oggetti, se ormai sono stati sostituiti?

Perché, mentre riempiamo quelle pagine, scriviamo il romanzo dell’anno che trascorre: questo avveniva sia nel diario di scuola, quando eravamo ragazzi, sia nelle care e vecchie agende con la copertina in similpelle, che compravamo e regalavamo una volta diventati adulti. E che erano molto più di un promemoria. Erano memoria. 

Per la serie di interviste “Cosa portiamo nel 2026” leggi anche:

Matteo Lancini, lo smartphone

Valentina Tomirotti, l’interruttore

Enrico Galiano, la lettera scritta a mano

Sarah Malnerich (Mammadimerda), il telefono fisso

Stefano Zamagni, l’agentic AI

Andrea Riccardi, la pace

17 centesimi al giorno sono troppi?

Poco più di un euro a settimana, un caffè al bar o forse meno. 60 euro l’anno per tutti i contenuti di VITA, gli articoli online senza pubblicità, i magazine, le newsletter, i podcast, le infografiche e i libri digitali. Ma soprattutto per aiutarci a raccontare il sociale con sempre maggiore forza e incisività.