Memoria
A Palermo la prima scuola siciliana dedicata alla fotografa Letizia Battaglia
L'istituto comprensivo Principessa Elena di Napoli ha intitolato un plesso della scuola alla fotografa Letizia Battaglia. L'entusiasmo dei bambini, per la figlia di Battaglia Shobha, è stato un segno di quel che ha lasciato la madre: «Quando penso a Letizia, mi vengono in mente i più piccoli che in lei vedono un simbolo di forza, di ribellione»
“Se devi parlare di me parla con i bambini”. Una frase che risuona come un’eco che permette di consegnare nelle mani delle nuove generazioni la memoria. Questo è stato uno degli ultimi messaggi che Letizia Battaglia ha lasciato alla figlia Shobha, che con lei condivideva la passione e il talento per la fotografia.
Le donne, ma soprattutto i bambini, per Letizia, erano gli interlocutori preferiti. Con i bambini dialogava profondamente amando quella naturalezza che non ha inibizioni, sovrastrutture, che fa andare dritti al cuore, nel caso di Letizia Battaglia all’obiettivo, attraverso il quale una delle più famose fotografe contemporanee raccontava la bellezza della vita e dell’essere umano.
Credo che dentro una foto ci siano pure i baci che hai dato e che ti hanno dato. Quando si fotografa c’è la vita che hai vissuto, tutto è dentro una foto quando è ben riuscita
Letizia Battaglia

A capirla, prima di tutti, sono sempre stati proprio i bambini. Così sono stati loro i protagonisti dell’intitolazione a Letizia Battaglia della loro scuola, il plesso Baviera dell’Ics Principessa Elena di Napoli, a Palermo. Circa 500 i ragazzi che, per arrivare a questo traguardo hanno lavorato per due mesi insieme al corpo docenti, ma soprattutto guidati da Shobha, che ha anche donato dieci fotografie che raccontano la madre, in momenti particolarmente significati della sua vita. Dieci scatti che sono oggi una mostra permanente aperta alla città.
«Una donna contro la mafia», dice Pietro, alunno della 3C, «che oggi ci fa sentire orgogliosi di frequentare una scuola che porta il suo nome».
«Ha fatto tanto nella sua vita», aggiunge il compagno di classe, Gianluca , mentre illustra e racconta alcune delle immagini che portano la firma di Shobha. «È stata una reporter e la fotografa ufficiale dei delitti che hanno attraversato la nostra città. Ha avuto un grande coraggio a essersi rivolta in questo modo contro la mafia».
Dove sei Letizia? Ti cerco nelle fotografie che ci hai lasciato, negli sguardi di chi hai reso immortale, nella bellezza degli esseri umani che tu cercavi disperatamente. Ho fotografato mia madre Letizia nel tempo, con tutto l’amore del mondo
Shobha
Le foto della mostra donate da Shobha alla scuola










L’eredità di una vita compresa dai bambini
Bella, ribella, resistente, così gli studenti hanno raccontato Letizia Battaglia. Lo hanno fatto attraverso una giornata di festa piena di energia, dimostrando di avere compreso la vera essenza di una delle più importanti fotografe contemporanee. Letizia, i ragazzi, l’hanno raccontata attraverso disegni, pensieri, messaggi di amore affidati alla figlia Shobha che ha lavorato con loro per due mesi pieni, al fine di arrivare a quello che non voleva essere una semplice cerimonia di intitolazione, ma una giornata pensata per celebrare la vita. Il dovuto riconoscimento non solo alla fotografa, ma anche alla donna che ha vissuto tante vite, ognuna delle quali lette attraverso il suo obiettivo, sempre diretto, sempre sincero, sempre pieno di amore per chiunque fotografasse, i bambini e le donne tra i protagonisti da lei più amati e consegnati all’eternità della fotografia.

Con la semplicità delle loro parole, i bambini arrivano al cuore
Messaggi che toccano il cuore, come quello di Anna, una bambina di quinta, che ha affidato alla dirigente scolastica, Bianca Guzzetta, il compito di leggere il suo: «Letizia era una fotografa dell’Italia che raccontava paura, dolore e mafia, ma anche rinascita e libertà. Amava fotografare gli amici di dieci anni nei quarteri più bui di Palermo. Il suo colore preferito era il fucsia, che per me rappresenta forza e coraggio. Sono molto felice di intitolare la mia scuola a una donna importante come lei».
«Se queste sono le parole di una bambina così piccola, penso che stiamo andando nella direzione giusta», commenta la dirigente. «Sono piena di gioia nel guidare questa comunità, ovviamente sapendo che stiamo vivendo tempi bui. Credo, però, che possiamo essere la fiamna che dà energia a quelle stelle che in questo momento servono, che brillano e che rispendono anche nelle notti più buie. Per me la resistenza, la speranza risiede in questo, essere stelle splendenti e brillanti anche nelle notti più buie».
Cantare la libertà che rappresentava Letizia Battaglia
Stelle che, proprio in occasione di questo grande momento per tutta la comunità, scolastica come pure cittadina, hanno brillato non solo attraverso le fotografie, i disegni e i messaggi di amore, ma anche consegnando all’eternità un canto, l’Inno Battaglia, nel quale hanno sintetizzato il senso per la vita di Letizia.
“Ci sono storie da raccontare/Ci sono cose che puoi cambiare/Ci sono sogni da realizzare/È una battaglia che faremo insieme/Credi sempre nella vita/Solo uniti cresce il bene/Si può vincere“.
Un testo scritto appositamente per Letizia, con i testi e gli arrangiamenti musicali della professoressa Fabiola Nappo, alla quale si affianca il lavoro della collega Clara Bonanno, ed eseguito dalla “Principessa band”, il gruppo musicale dell’istituto scolastico pronto a elevare sempre il tono delle iniziative che prendono vita nella scuola. Un lavoro che si realizza soprattutto grazie a un energico team, composto dalle professoresse Cristina Tumbiolo, Caterina Parrinello, Nuria Bonanno Pose e Rossella Ippolito, con Alessia Marino, referente dell’organizzazione.

Ulteriori emozioni che hanno fatto scendere non poche lacrime a chi Letizia l’ha vissuta privatamente, come la figlia Shobha.
«Letizia è stata, è un esempio. Era una donna che pensava sempre agli altri, si prendeva cura di chiunque lei sentisse aveva bisogno. Era anche una grande mamma, che voglio continuare a proteggere come ho sempre fatto. La sua memoria, ne sono certa, sarà eterna soprattutto se affidata alle nuove generazioni. Tutte le volte che vi sentite un po’ giù, ragazzi, pensate a lei che ha superato ogni difficoltà della sua vita e ha trasformato il mondo in gioia. Ha guardato sempre con gli occhi di bambino, quindi rimanete con questi vostri occhi sereni e, se vi arriva qualche paura, pensate a lei, troverete un diamante dentro di voi. Come ha fatto lei. Ve lo dico io che sono sua figlia».
La foto di apertura riguarda lo svelamento della targa del plesso di via Baviera dedicato a Letizia Battaglia (foto di Gilda Sciortino)
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