L'Isola senza cura

Emergenza-urgenza, in Sardegna 200 ambulanze rischiano di restare ferme

Legacoop Sardegna e Legacoopsociali hanno inviato una lettera ai presidenti della Regione e del Consiglio regionale, agli assessori regionali e alle Commissioni competenti in materia, all’Anci Sardegna e a tutte le istituzioni interessate alla riorganizzazione del sistema del 118 nell'Isola, chiedendo risorse e tempi certi, e altri chiarimenti sulle convenzioni con gli enti di Terzo settore

di Luigi Alfonso

Nel filone dell’inchiesta sulla sanità in Sardegna, che VITA ha avviato nei giorni scorsi, si colloca in pieno la protesta di Legacoop Sardegna e Legacoopsociali, che hanno inviato una lettera alla presidente della Giunta regionale, Alessandra Todde, agli assessori della Sanità, Armando Bartolazzi, e del Lavoro, Desirè Manca, ai presidenti del Consiglio regionale e delle Commissioni competenti in materia, all’Anci Sardegna e a tutte le istituzioni interessate. L’oggetto è il servizio di emergenza-urgenza del 118.

Dal Piano di fattibilità presentato dall’Azienda regionale emergenza urgenza Sardegna – Areus alla fine del 2022 per il 2023, si evince che le organizzazioni di volontariato impegnate in questo ambito erano 126 e le cooperative sociali 46, per un totale di 217 postazioni dislocate in tutta l’Isola: il 70% di queste è gestito dalle cooperative. Il problema, come si può notare, non riguarda soltanto le realtà associate a Legacoop ma un gran numero di enti del Terzo settore sardo.

«Dopo dieci mesi di silenzio e nessun passo avanti seguito all’ultimo incontro, tenuto a Cagliari il 24 gennaio scorso nell’assessorato regionale della Sanità, per discutere la nuova convenzione per la gestione delle postazioni e definire il percorso che avrebbe dovuto portare alla riorganizzazione del sistema dell’emergenza urgenza rispetto alle indicazioni della riforma nazionale, la pazienza dei diversi soggetti del Terzo settore, convenzionati con Areus e inquadrati nel mondo della cooperazione sociale di Legacoop Sardegna, ha superato il limite», si legge in una nota diffusa oggi dalle due organizzazioni, a doppia firma del presidente regionale di Legacoop, Claudio Atzori, e dal vicepresidente nazionale e responsabile di Legacoopsociali Sardegna, Andrea Pianu.

Claudio Atzori, presidente di Legacoop Sardegna

Una presa di posizione chiara e forte, «per denunciare il ritardo, se non la perdurante inerzia, nell’affrontare le gravi criticità che contraddistinguono le attività svolte nell’ambito dei servizi di emergenza urgenza del 118 dai diversi soggetti del Terzo settore convenzionati con Areus. Un ritardo che, per quel che concerne nello specifico la cooperazione sociale, determina un crescendo di uno stato di incertezza del futuro lavorativo di soci, dipendenti e delle stesse organizzazioni, sempre più costrette a fare i conti con una dotazione di risorse inadeguata e incerta a fronte di necessità di programmare investimenti e spese a garanzia della qualità delle attività da erogare ai cittadini».

Le risorse date dalla Regione alle realtà del servizio emergenza urgenza non coprono tutti i costi effettivi che si devono sostenere per il pagamento degli stipendi degli operatori, per la necessaria manutenzione dei mezzi di soccorso e dei presidi sanitari. La convenzione non garantisce tempi certi di erogazione dei fondi, dunque le Odv e le coop hanno due soluzioni: o anticipano (a loro rischio) le somme necessarie, senza sapere se e quando rientreranno, oppure si fermano e sospendono i servizi. Che, soprattutto in certi territori isolati o delle zone interne, sono gli unici avamposti della sanità pubblica che possono garantire un intervento salvavita o l’accesso alle cure dell’ospedale più vicino. «Negli anni, si sono formate competenze di alto profilo», spiega Pianu. «Persone che magari un tempo avevano iniziato da semplici volontari ma poi si erano convinti di garantire maggiore continuità. Però non possono vivere con questa situazione di precariato, hanno famiglie da mantenere e una vita che non può proseguire in questo modo, a fronte di turni impegnativi se non massacranti. La buona volontà e il senso di missione e impegno sociale, non possono bastare quando si deve portare il pane a casa. Se si bloccano queste organizzazioni, spetterà al servizio sanitario pubblico garantire la copertura delle prestazioni di emergenza urgenza. Non è una minaccia, sia chiaro, ma la lettura della realtà che è sotto gli occhi di tutti: da alcune parti, queste Odv e le cooperative fanno la differenza tra la vita e la morte di una persona».

Andrea Pianu, responsabile di Legacoopsociali Sardegna

I mesi passano e l’impasse resta. Qual è la situazione, nel concreto dell’operatività? Il tavolo regionale, convocato un anno fa, sembrava poter sbloccare la riorganizzazione nell’arco di pochi mesi: meccanismo di rimborso e di accreditamento, ma anche la differenziazione delle modalità con le quali si gestiscono le postazioni da parte delle organizzazioni di volontariato rispetto alla cooperazione sociale. Per questo motivo, Legacoop ha ritenuto di dover smuovere le acque.

La lettera aperta ricorda come, nell’incontro dello scorso gennaio, almeno a parole fosse emersa la volontà politica di agire in modo partecipato e in tempi rapidi (“entro sei mesi”, fu detto in quella circostanza) per la definizione di una nuova convenzione del sistema dell’emergenza urgenza, in coerenza con i principi indicati dalla riforma nazionale del Terzo settore, così da mettere in sicurezza le attività in essere e accompagnarle in un processo di profondo cambiamento del sistema stesso. «Impegni simili e purtroppo con egual risultato furono poi presi a giugno, nell’ambito di incontri con gli assessori di Sanità e Lavoro, con il commissario di Areus e importanti funzionari», ricorda la nota congiunta.

Le due organizzazioni pongono l’accento sulla «urgente necessità di definire le nuove regole per l’organizzazione e gestione dell’emergenza urgenza, poiché risulta indispensabile che si giunga, anche tramite una fase transitoria ma ben delimitata, al riconoscimento ai soggetti gestori dei costi necessari per la regolare contrattualizzazione del personale impegnato nelle postazioni. È questa l’unica strada per mettere in sicurezza i presìdi del territorio ed evitare che importanti risorse umane ormai professionalizzate, per la perenne incertezza sul proprio futuro, abbandonino le attività che oggi svolgono, con un grave danno per la sicurezza dei cittadini e la qualità del servizio».

Legacoop chiede che sia convocato in tempi brevi un incontro all’assessorato della Sanità dove siano presenti tutti gli attori coinvolti per discutere la strategia con cui si intende riorganizzare il sistema del 118 convenzionato con il Terzo settore. Nella lettera, inoltre, chiede che si «illustrino e siano oggetto di confronto di merito i criteri e le modalità con le quali si intende procedere all’accreditamento e affidamento delle postazioni territoriali, nonché le forme con le quali riconoscere, ai diversi soggetti convenzionati, i costi diretti e indiretti che devono essere sostenuti per l’organizzazione dei servizi e delle attività di soccorso. In una situazione a tutt’oggi fortemente delicata per l’intero sistema sanitario regionale, l’emergenza urgenza 118 costituisce una risorsa fondamentale che garantisce, nei diversi territori dell’Isola, una tempestiva presa in carico dei cittadini a tutela della loro salute. Una risorsa che, in molte situazioni, subisce le lunghe attese che si vivono nei servizi di Pronto soccorso, con il conseguente e spesso inappropriato fermo dei propri mezzi e operatori, determinando ulteriori criticità nel presidio del territorio e conseguenti diseconomie nella gestione delle attività».

Legacoop ricorda, infine, che non mancherà di assicurare la propria disponibilità a un pieno confronto e alla costruzione di tutte le azioni necessarie per mantenere sul tema l’attenzione di opinione pubblica, amministrazioni locali, rappresentanze sociali e della politica regionale.

Credits: foto Legacoop Sardegna/Legacoopsociali

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