Innovazione

Il Sud che innova: a Maratea l’impresa sociale si costruisce in residenza

Ilaria d’Auria, co-founder della Nuova Libbaneria Mediterranea, racconta in questo articolo il percorso che li ha portati dove sono oggi: «La Nuova Libbaneria Mediterranea trasforma l’antica arte dei libbàni in un’impresa di responsabilità collettiva. Attraverso residenze tra design, suono e turismo, il metodo "hackera" la tradizione per creare valore sociale ed economico, rigenerando le aree interne con processi vivi e condivisi»

di Ilaria D'Auria

È “impresa” la parola che abbiamo portato alla presentazione a Matera del numero di VITA dedicato alle aree interne. Impresa nel senso più antico e più radicale: intra-prendere, prendere su di sé, caricarsi sulle spalle un gesto collettivo e farlo camminare nel futuro. Dalla radice latina di “impresa” emerge proprio questo: qualcosa che non ha niente a che vedere con i business plan, ma con la responsabilità. Impresus è ciò che si assume, che si porta dentro, che si sceglie di custodire. 

Questo prendersi carico prende forma all’interno delle residenze, il metodo che ci permette di hackerare l’antico processo di lavorazione dei libbàni grazie alla contaminazione fra tradizione, artigianato contemporaneo, design e turismo esperienziale. Le residenze della Nuova Libbaneria Mediterranea creano uno spazio in cui l’impresa personale e quella comunitaria diventano inevitabilmente intrecciate.

Angelina, maestra libbanàra, è tornata a svolgere e insegnare una lavorazione dimenticata trasmettendone le cinque fasi. Rosa applica la pedagogia al gesto artigianale, gestendo commesse e formazione. Componendo le nostre professionalità individuali, con Angelo e Marialuisa abbiamo immaginato da un lato che la raccolta e la lavorazione dell’erba “tagliamano”, materia prima dei libbàni, potesse diventare esperienza immersiva capace di raccontare il territorio, la sua storia e il legame con la cultura materiale Mediterranea; dall’altro che la creazione di connessioni tra il mondo del design contemporaneo e quello dei libbàni possa portare alla sperimentazione di forme nuove e dialoghi inediti tra materiali, tecniche e immaginari. Insieme a noi: Lilia, Pacifica, Believe, Marianna, Noemi, Francesca, Tiziana, Monia, Ida, Carmela e molte altre hanno intrecciato i loro percorsi il tempo di una raccolta, di un laboratorio, di una residenza o di uno stage di formazione presso la Fabbrica Tessile Vincenzo Bossio. Ne nasce un gruppo allargato del fare, cangiante e vivo.

La residenza come ambiente di sviluppo

La residenza è il nostro ambiente di sviluppo, la nostra infrastruttura di senso. Attraverso le residenze creative e sociali di design e di turismo esperienziale abbiamo smontato, testato, contaminato, e riscritto in tempo reale i codice sorgente della tradizione. Sara Bologna ha immaginato Tenacissimae: una serie di sedute e arredi da esterno corredati da corone che incorniciano chi si siede, trasformando ogni gesto quotidiano in un atto simbolico. Le sue forme rendono omaggio alle donne che hanno sostenuto per generazioni la tradizione dei libbani, restituendo centralità e dignità a un sapere antico che, attraverso il design, torna a essere vivo, riconosciuto e condiviso. Davide Tagliabue ha riletto quel codice con lo sguardo del maker introducendo nuove tecniche di cucitura e invitando le artigiane a sperimentare oltre la tradizione. Il suo “trono di leccio”, flessibile e modulare, permette infinite conformazioni dello schienale: una costellazione ogni volta diversa, che unisce rigore progettuale e libertà compositiva. Veronica Crocitti e Tony Vazzana hanno ideato Libb-Line, un itinerario esperienziale nel centro storico di Maratea che combina dimostrazioni di lavorazione, degustazioni e micro-performance, dando forma a un turismo lento e immersivo cucito – letteralmente – sul filo dei libbani. Federica Garramone ha invece portato la sua visione progettuale dentro Eco – Trame sonore di un tempo mediterraneo, un percorso introspettivo e geolocalizzato al Cristo Redentore di Maratea che intreccia artigianato, paesaggio e soundscape di Marco Deodati. Tra le contaminazioni più sorprendenti del metodo delle residenze c’è l’arrivo a Maratea di Clap! Clap!, produttore e DJ di fama internazionale noto per la sua capacità di integrare suoni organici e ritmi elettronici. Invitato nell’ambito del festival Polifonie a Rivello, l’artista ha ascoltato i gesti, i colpi e gli sfregamenti della lavorazione dei libbani e li ha trasformati nella materia prima di un brano inedito costruito sui suoni reali dell’intreccio. La prima esecuzione è andata in scena durante la serata inaugurale del festival, trasformando il libbano in un linguaggio sonoro capace di raccontare Maratea a un pubblico nuovo, attraverso una vibrazione contemporanea che nasce dal gesto di sempre.

Il metodo: la residenza come filiera produttiva

Residenza dopo residenza, la Nuova Libbaneria Mediterranea è diventata il risultato di un metodo di ricerca, prototipazione e sviluppo dell’intera filiera di riuso contemporaneo dei libbàni che ha la residenza come fulcro. La residenza creativa e sociale non è dunque una parentesi produttiva, ma è un atto di coraggio metodologico che comporta complessità relazionali, tecniche, culturali e produttive. L’applicazione di questo approccio nello sviluppo della Nuova Libbaneria Mediterranea ci ha permesso di generare un’offerta che non coincide con la logica commerciale tradizionale, centrata solo sul prodotto: produce valore socio-culturale prima, valore economico poi. Il risultato non è solo ciò che si vende, ma ciò che si attiva: nuove connessioni, immaginari, reti.

Da ogni residenza sono nati uno o più prototipi di oggetti di design e esperienze turistiche che hanno a loro volta influenzato la produzione dei prodotti artigianali tradizionali (tappeti, cestini, orecchini); da questi prototipi sono nate ulteriori opportunità di posizionamento della Nuova Libbaneria Mediterranea in questi settori che hanno poi avuto come ritorno nuove richieste e commesse.

Nelle aree interne, il tema del reddito non è un dettaglio. È un’urgenza. E quando costruisci un’impresa “in residenza”, dove il valore culturale precede quello economico, prima o poi emerge un punto di tensione: quanto tempo possiamo investire in un processo che non monetizza subito? Quando alcune artigiane hanno scelto di costituire una loro Aps per concentrarsi sulle vendite dirette, non è stato un fallimento. È stato un messaggio chiaro: la residenza funziona solo se le aspettative economiche sono esplicite, condivise e calibrate fin dall’inizio. È una lezione preziosa: la sostenibilità economica non è il traguardo finale, ma un elemento del patto iniziale.


Credit foto Marco Deodati

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