Da Palermo al mondo
La bambina che sognava di diventare soprano
Grinta, determinazione, voglia di farcela. Per Jessica Nuccio è stato un percorso tutto in salita, ma sempre pieno di soddisfazioni. Cresciuta al Centro Tau, realtà del quartiere Zisa-Danisinni di Palermo guidata da Francesco Di Giovanni, oggi calca palcoscenici internazionali: «Il mio desiderio più grande era diventare soprano. L'ho realizzato anche grazie a qualcuno che ha creduto in me»
Non ricordo un giorno della mia vita in cui non abbia cantato. Alla Zisa, il quartiere in cui sono nata e cresciuta, tutti si ricordano di me. Mi chiamavano la “bambina canterina”. Forse non avrei mai pensato di arrivare così in alto, ma ho sempre creduto che il mio non poteva rimanere soltanto un sogno». Da Palermo, che ha appena lasciato dopo aver cantato al Teatro Massimo come Mimì e Musetta ne La Bohème di Giacomo Puccini, alla Scala di Milano passando per la Sidney Opera House e numerosi altri palcoscenici internazionali. Jessica Nuccio è la dimostrazione che l’impegno ripaga sempre. Lo dice sempre quando torna a Palermo e, se gli impegni glielo permettono, racconta del suo percorso che l’ha portata a calcare i più ambiti palcoscenici.
Racconta di cosa vuol dire avere voluto con tutte le sue forze diventare un soprano e lo fa con i ragazzi, soprattutto quelli del Centro Tau, nel quale è cresciuta. Una realtà che nasce nel 1988 proprio per migliorare la vita dei minori e adolescenti del territorio Cipressi, Ingastone e Danisinni grazie ad attività di accoglienza e di sostegno per le famiglie, alla quale, nel ’90, si aggiunge l’associazione Inventare Insieme per creare i presupposti per una “rinascita sociale” della Zisa.
Un humus nel quale si alimentano i sogni dei ragazzi
«Io amavo cantare praticamente ovunque», racconta Jessica. «Un giorno, però, chiesi alle mie amiche della colonia di organizzare un karaoke. Avrò avuto dieci anni. Ci esercitavamo su un palchetto improvvisato. Poi, una sera, organizzammo un’iniziativa per le famiglie che venivano a trascorrere le vacanze a Castelbuono, località a pochi chilometri da Palermo, e chiesero a noi bambini se volevano fare qualcosa. Io risposi che volevo cantare Mamma. Ricordo ancora le bocche aperte. Tutti a sussurrare: “Ma guarda sta picciridda!!”. Lì ho forse capito che la mia voce era un dono e che dovevo averne cura. Un dono che mi ha portato lontano, lontanissimo».

Fu proprio al Centro Tau che Jessica incontrò i 32 maestri junior, selezionati all’interno dell’Accademia di Belle Arti di Palermo del Conservatorio Scarlatti per condurre laboratori d’arte e di musica destinati ai giovani del quartiere Zisa-Danisinni. Un percorso pensato per dimostrare che la povertà educativa si combatte offrendo alti livelli di istruzione anche in quei contesti nei quali le eccellenze non riescono a emergere.
«Ho avuto la possibilità di incontrare Antonio Sottile, il maestro del coro delle voci bianche del Conservatorio», prosegue l’artista, «grazie al quale sono entrata nella prima classe di violino diretta dal maestro d’orchestra e violinista Lidio Florulli che capì subito la mia grande passione per il canto. Il mio primo concerto fu al Centro Paolo Borsellino, quasi un trampolino di lancio. Poi una mia compagna di classe al liceo musicale mi disse che stavano facendo le audizioni per il coro delle voci bianche del Teatro Massimo e decisi di partecipare, riuscendo a entrare anche lì».
Di incontri e di radici
Un dono immenso quello che la vita ha fatto a questa giovane ragazza, oggi splendida quarantenne con un figlio di 12 anni e mezzo, alla quale non è mancata mai la determinazione ad andare avanti, nonostante non avesse un background familiare musicale e la provenienza da una realtà territoriale periferica desse meno punti a favore alla sua vita.
«Io mi ritengo fortunata sia per il dono della voce sia perché ho incontrato il Centro Tau in giovanissima età», spiega. «Sono stati il suo presidente Francesco Di Giovanni, i volontari e i maestri a indicare a mia madre la possibilità di farmi studiare, presentandomi al maestro Sottile. Per pagarmi gli studi ho fatto i lavori più umili, quindi tutto per me è stato un po’ faticoso perché dovevo allo stesso tempo studiare. Se non provieni da un ambiente nel quale la musica si è sempre respirata, devi essere molto determinata. Io ho avuto il privilegio di incontrare figure che mi hanno capita e che mi hanno aiutata, sostenuta. Che messaggio si può trarre da questa mia esperienza? Che i sogni si possono realizzare. Io ne sono la dimostrazione. Si può riuscire anche provenendo da un contesto difficile, con meno opportunità».
«Se potessi tornerei a Palermo anche domani, ma mio marito lavora a Milano e la nostra vita è strutturata qui. Certo non è facile. Quando l’altro giorno sono andata via», dice Nuccio, «ho salutato i miei prima di arrivare al porto e, in macchina, lo devo confessare, sono scese parecchie lacrime. Allora, ho detto a mio marito: “Prenderei la nostra casa, la metterei sulle spalle e me la porterei nei posti dove sto bene“. Fortunatamente il mio lavoro mi porta a viaggiare e la Sicilia è sempre una delle mie tappe. A marzo sarò a Catania con La Vedova Allegra, pronta a vestire i panni di Valencienne».
Le foto di apertura è stata fornita da Jessica Nuccio
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