Fare rete
Minori con disabilità, in Sardegna “Passi” avanti nell’autostima e nell’inclusione
Si chiama "Passi" ed è un'iniziativa per ragazzi con disabilità e bisogni educativi speciali: vede impegnate 15 realtà isolane del Terzo settore, guidate dalla cooperativa sociale Schema Libero. Una particolare attenzione è rivolta alle famiglie economicamente fragili. Il progetto è stato selezionato dall’impresa sociale Con i Bambini e per 92 minori sono già stati predisposti progetti di vita personalizzati
Centoventi minori con disabilità e bisogni educativi speciali, residenti nei territori di Cagliari, Ogliastra e Sassari, sono al centro del progetto Passi (“Promozione, accompagnamento, supporto e sostegno all’inclusione”), avviato nel marzo 2024 e promosso dalla cooperativa sociale Schema Libero di Baunei (Nuoro) in qualità di capofila, in collaborazione con una rete di 15 partner. L’iniziativa è stata selezionata dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, con un investimento complessivo di quasi un milione di euro, di cui 890mila finanziati da Con i Bambini e la restante parte cofinanziata dai partner. In quasi due anni di lavoro, Passi è riuscito a proporre un modello virtuoso di intervento integrato per l’inclusione di questi minori, attraverso attività in ambito scolastico ed extrascolastico.
I numeri
Il 61% dei 120 minori presi in carico presenta disturbi specifici dell’apprendimento – Dsa, il 28% autismo e il 25% disabilità intellettiva. Una particolare attenzione è stata rivolta alle famiglie economicamente fragili. Sono stati attivati tre presìdi socioeducativi-sanitari a Tortolì, Calangianus e Cagliari, che svolgono il ruolo di hub territoriali e offrono accoglienza immediata alle famiglie, superando così i lunghi tempi d’attesa dei servizi pubblici. Per 92 minori sono stati predisposti progetti di vita personalizzati attraverso un approccio olistico che valorizza l’autodeterminazione e l’ascolto dei bisogni individuali. Il progetto Passi sinora ha formato 21 operatori attraverso percorsi di sviluppo delle capacità su diversità, equità e inclusione, e coinvolto 20 genitori in percorsi formativi innovativi che li riconoscono con risorse e bisogni propri, non solo come caregiver. Inoltre, è stata consolidata una rete interistituzionale con servizi sociali, Asl, scuole e partner che collaborano per obiettivi condivisi, creando un modello replicabile di integrazione dei servizi.

I 15 partner del progetto
Come detto, la cooperativa sociale guida una rete che coinvolge Fondazione Istituti riuniti di ricovero minorile – Irrm, Piccolo Principe, Shalom Odv, New Deal Aps, associazione Abbiccì, Inventiva Srls, Asd Centro equestre maneggio Pastrengo, associazione culturale “Nel mondo di Giò”, i Comuni di Baunei, Triei e Urzulei; le Asl di Lanusei e Sassari; l’Istituto comprensivo n. 1 di Tortolì. I Comuni coinvolti nelle attività sono Baunei, Tortolì, Triei e Urzulei (Ogliastra), Calangianus e Sassari (Sassarese), Cagliari.
Le attività nei territori
In Ogliastra, otto minori sono supportati direttamente nelle scuole con il sostegno allo studio e percorsi di autodeterminazione. Su tutto il territorio sono attivi servizi specialistici di supporto educativo pomeridiano, psicologico, logopedico e di potenziamento per Dsa e autismo. Le attività extrascolastiche hanno registrato un’altissima partecipazione, con laboratori di musica e canto, equitazione educativa integrata (in Ogliastra), attività sportive diversificate (nel Sassarese) e laboratori creativi di falegnameria, cucina, arte e attività acquatiche (a Cagliari). Tutti i servizi sono completamente gratuiti, in modo da abbattere le barriere economiche.

Il progetto è in continua evoluzione. Infatti, sono in programma altre tre iniziative strategiche: la realizzazione del documentario “Passi – Per vedere oltre” e del podcast “Non Conventional People” che darà voce ai ragazzi con esperienze atipiche, nonché una raccolta di esperienze delle famiglie per sensibilizzare la collettività. Il progetto prevede, inoltre, lo sviluppo della comunità educante attraverso attività estive, il rafforzamento degli spazi di comunità e brevi percorsi formativi per gli insegnanti.

Il progetto raccontato dagli operatori
«I risultati che stiamo ottenendo dimostrano che un intervento integrato e personalizzato può davvero fare la differenza», commenta Augusta Cabras, presidente di Schema Libero. «Vedere che il 78% dei minori ha interazioni positive con i compagni di classe e che il 49% pratica attività sportive settimanalmente in gruppi misti, ci conferma che stiamo percorrendo la strada giusta. Ma ciò che ci riempie di soddisfazione è soprattutto l’aumento dell’autostima, il miglioramento delle autonomie e la riduzione dell’isolamento che riscontriamo quotidianamente nelle ragazze e nei ragazzi e nelle loro famiglie. Passi sta trasformando concretamente il concetto di inclusione da principio astratto a realtà quotidiana».

«È bellissimo vedere gli adolescenti migliorare le loro competenze sociali col gruppo dei pari, pro-attivi nella gestione delle attività quotidiane (per esempio, lo spostamento autonomo con i mezzi), perché ciò ha permesso una maggiore fiducia nelle proprie capacità», sottolinea Daniela Demurtas, psicologa referente del presidio di Cagliari presso la Fondazione Irrm Ets, che cura l’analisi dei bisogni dei minori col sostegno pro-attivo delle famiglie attraverso un primo questionario, utile per il follow-up e il monitoraggio. «Si sta evidenziando una maggiore apertura nel comunicare bisogni, paure e desideri alle figure adulte significative (genitori, insegnanti, terapisti), sostituendo l’ostilità o il ritiro comunicativo. Dai feedback con le terapiste che seguono i bambini, emergono aspetti positivi che migliorano la qualità della relazione dei bimbi nel mondo dei pari, fuori e dentro la scuola. Molti minori che faticano a esprimere verbalmente le proprie emozioni o a seguire percorsi educativi tradizionali, trovano nelle attività creative o sportive (laboratori di falegnameria, cineforum, equitazione, kayak, free climbing) un linguaggio alternativo che permette loro di accedere verso nuovi orizzonti dal punto di vista psicosociale».

«Sto lavorando per creare un ambiente sereno e motivante, in cui ogni minore possa sentirsi ascoltato e valorizzato in un percorso di crescita personale», spiega Anna Pileri, un’educatrice del progetto che si occupa principalmente di supporto educativo e nei compiti scolastici e varie attività didattiche. «Ho osservato un aumento dell’autostima e una maggiore fiducia nelle loro capacità, specialmente durante i momenti di condivisione e riuscita scolastica. Molti di loro hanno sviluppato più autonomia nella gestione dei compiti e delle attività quotidiane. Anche la socializzazione è migliorata: sono diventati più aperti, collaborativi e capaci di relazionarsi con pari e adulti in modo più sereno. La combinazione tra supporto educativo e attività creative e sportive si è rivelata molto efficace, in quanto permette ai minori di esprimersi non solo a livello cognitivo ma anche emotivo e corporeo. Scaricano le tensioni, si sentono più competenti e cooperano con gli altri. Queste attività, integrate al supporto educativo, favoriscono un benessere globale e una partecipazione più attiva al percorso».

La storia di Giò: «La musica è un pretesto per imparare a socializzare»
Tra le tante tipologie di intervento, ce n’è una rodata da quasi vent’anni: è l’esperienza messa a disposizione dall’associazione culturale “Nel mondo di Giò”. È nata a Tortolì (Ogliastra) nel 2011, ma di fatto era partita in maniera informale quando Giovanni Nulchis, oggi ventunenne, è venuto al mondo. Poco tempo dopo, in seguito a un parto difficile, gli è stata diagnosticata una tetraparesi spastico-distonica. «Furono momenti terribili, ma reagimmo positivamente accettando questa realtà e cercando soluzioni», spiega la mamma, Paola Mulas. Con Andrea, mio marito, ai 18 mesi cercammo un percorso di condivisione che ha finito con il coinvolgere parenti e amici. Da soli non ce l’avremmo fatta. Abbiamo creato una rete, che ora sta alla base del progetto Passi».

Un modello da prendere a riferimento. «Una parola troppo grande, per una piccola realtà come la nostra», si schermisce mamma Paola: «Semplicemente, abbiamo sfruttato l’esperienza di Andrea in campo musicale, visto che è un musicista. Lui ha lasciato l’insegnamento, io il mio lavoro in un panificio, e ci siamo dedicati a tempo pieno a Giovanni, affiancando il logopedista, il fisiatra, la fisioterapista, la psicomotricista. Il progetto inizialmente era per Giovanni, ma nel tempo ha abbracciato tante altre persone. E i benefici si sono visti per tutti, familiari compresi. Iniziammo con piccoli incontri a casa nostra, coinvolgendo cugini e zii di Giò. Ogni bambino suonava uno strumento. Col passare degli anni, tutti sono cresciuti e abbiamo costituito diverse band e alcuni cori, anche per gli adulti. Promuoviamo la musica per tutti. Sono diventati appuntamenti costanti anche per il vicinato e i compagni di scuola dei ragazzi, i genitori, persino le figlie della fisioterapista di Giò».

«Cari babbo, mamma e Elena, con questo piccolo pensiero, vorrei dirvi soltanto una parola: grazie!», ha scritto di recente Giovanni in una bella lettera ai suoi cari. Precisando poi: «Grazie per aver dato vita a tutto questo, con tanta fatica e tanto amore, mattoncino dopo mattoncino, passo dopo passo. Grazie per averci sempre creduto, e non aver mai mollato, soprattutto nei momenti più difficili. Grazie per tutti i pomeriggi in cui mi distogliete un po’ dallo studio per vivere la vera essenza del Mondo di Giò, lo stare insieme, il cantare insieme nella mia camera con i ragazzi, il condividere insieme momenti indimenticabili. Grazie per essere sempre così positivi, così speciali in tutto quello che fate».

«Credo che ogni genitore farebbe di tutto per i figli», commenta la mamma. «La patologia di Giò non gli permette di usare correttamente i quattro arti, ma lui ha un carattere molto forte e non molla mai. Per scrivere, si aiuta con un computer e un software adatto alla sua disabilità. Che, per dirla tutta, non gli sta impedendo di prendere la laurea triennale in Scienze della comunicazione e di continuare la sua collaborazione con un sito specializzato che gli pubblica da anni i suoi testi sulla Formula1: vorrebbe fare il giornalista sportivo, è un patito di motori. Non cammina, non ha la manualità fine, ma la musica (suona un tamburo, ndr) gli ha permesso di esaltare altre doti. E, attraverso la musica, vedo che tutti i ragazzi imparano a socializzare. Ogni anno organizziamo un grande raduno che coinvolge anche i giovani che sono andati fuori per studiare, e si esibiscono in un concerto che dura 4-5 ore. Al di là che sappiano suonare più o meno uno strumento, molti di loro hanno aumentato le capacità relazionali in maniera sensibile. Sono cresciute la fiducia in se stessi, la serenità, la speranza. Lavorare in rete è stato fondamentale per raggiungere questo traguardo, perché consente di condividere la gravità di ciò che ognuno ha Io stessa non mi sono mai sentita sola. La stessa cosa mi raccontano le altre famiglie, che sentono notevolmente alleggerito il carico. Un’esperienza di vera inclusione sociale. Non sto descrivendo un mondo dorato, sia chiaro, ma penso che questo percorso potrà tornare utile anche a chi verrà coinvolto con il progetto Passi».
Credits: foto delle associazioni aderenti al progetto Passi
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