Cultura
Puglia, la svolta delle Community Library
Le biblioteche pugliesi cambiano pelle: da depositi di libri a infrastrutture sociali. Grazie a investimenti regionali e alla progettazione partecipata, nascono centri come "OgniBene" e "Acchiappalibri" per colmare il divario culturale e offrire servizi gratuiti a tutta la comunità
Le biblioteche possono diventare presidio di comunità? È una sfida, un interrogativo a cui dare risposta e insieme una visione quello su cui il territorio pugliese sta lavorando da alcuni anni con un preciso obiettivo: offrire nuova linfa, risorse e prospettive per luoghi di cultura trasparenti e permeabili, capaci di attrarre tutti e creare cittadini più attivi e consapevoli. «Il problema maggiore oggi è la solitudine», sottolinea Antonella Agnoli, progettista culturale di grande esperienza, consulente bibliotecaria che ha lavorato, in numerose città italiane, alla realizzazione di biblioteche come «luoghi in cui sentirsi bene, insieme».
Sono proprio luoghi come questi che ha avuto nelle proprie finalità il bando del 2017 “Community library”, con cui Regione Puglia ha messo a disposizione circa 125 milioni di euro da destinare a enti locali, scuole e università per riqualificare in una nuova logica strutture già esistenti – attraverso spazi idonei, strumentazione e tecnologie avanzate – o far nascere da zero biblioteche di comunità. Grazie a questa strada prendono vita a Lecce “OgniBene” e “Acchiappalibri”, e sull’intero territorio regionale oltre cento progetti di avvio o riqualificazione finanziati sulla base del bando con risorse del Fondo europeo di sviluppo regionale. Il messaggio è chiaro: pensare a un modello diverso di biblioteca – di comunità, appunto – frutto di partecipazione della cittadinanza e non più solo come luogo, sicuramente poco attrattivo, di studio e prestito.
«Ogni luogo è diverso da un altro, non esistono tipologie di biblioteche valide per tutti», precisa Agnoli, che ha lavorato alla progettazione di “OgniBene” come assessore alla cultura del Comune di Lecce tra il 2017 e il 2019. «Si parte dal costruire il progetto insieme. Per “OgniBene” adulti e bambini hanno espresso quello che avevano in mente e avrebbero voluto trovare. Devono essere luoghi per aiutare la città a vivere meglio». Prende forma così un’idea di spazio che prima non esisteva, che tenga conto nei propri orari dei ritmi di vita della città, che sorga in una configurazione adeguata e in un edificio senza barriere fisiche.
Un “bene” che appartiene a tutti. Oltre 7mila prestiti nel 2025
“OgniBene” così viene inaugurata a Lecce nel 2022, all’interno del complesso monumentale dell’ex Convento degli Agostiniani, sfidando la “paura della soglia”: «Esiste una barriera psicologica, legata al pregiudizio secondo cui i luoghi di cultura sono solo per gli acculturati. Non è così». Valeria Dell’Anna è responsabile dell’ufficio biblioteche civiche del Comune di Lecce. «Per abbattere questa barriera abbiamo costruito un luogo che abbraccia e accoglie come a casa propria, uno spazio come continuazione della piazza – racconta – pensando a luoghi pubblici non come luoghi di nessuno ma piuttosto di tutti noi, che necessitano quindi di cura e protezione». I cittadini non rimangono indifferenti e rispondono a uno spazio visivamente bello e colorato, che invita a incontrarsi e che mette in primo piano il gioco, per tutti, oltre ogni età, da tavolo, di costruzione, per stimolare la logica e la memoria, come videogioco. «Siamo partiti da questo proprio per abbattere i pregiudizi e favorire lo stare insieme», aggiunge Agnoli, «i nonni possono giocare a scacchi con i bambini, i genitori leggono e giocano, i libri sono a disposizione dei bambini ma anche di chi li accompagna. Non esiste competizione tra gioco e libro. Fondamentale è sentirsi bene, essere accolti in un luogo gratuito, non discriminante, dove entra il professore, il ragazzo immigrato, il bambino appena nato e il giovane quindicenne, dove le persone che ci lavorano mostrano empatia e fantasia. Entrare in un posto così genera fiducia nel mondo».
Oggi, a quasi quattro anni dall’avvio, i numeri di “OgniBene” sono in crescita, il processo di coinvolgimento con la città è in atto, segnalando nel 2025 oltre 7mila prestiti soprattutto di albi illustrati per bambini e di narrativa contemporanea per pubblico adulto. «Il tasso di prestito è molto alto», precisa Dell’Anna, «anche in rapporto alla dotazione complessiva della biblioteca, limitata numericamente e in continuo aggiornamento, di circa 4mila volumi. Questo dimostra che quando la biblioteca è uno spazio vissuto, indipendentemente dalla lettura e dal prestito, anche questi servizi si nutrono e vanno ad aumentare. Un punto di forza sicuramente è la programmazione delle attività di “OgniBene”, frutto della collaborazione con le associazioni del territorio». C’è spazio, oltre alle presentazioni di libri, per corsi di uncinetto e scacchi, giornate dedicate al gioco, appuntamenti fissi di racconti per i più piccoli, o anche laboratori montessoriani, di programmazione e coding. Una volta al mese, inoltre, un pediatra in pensione si mette a disposizione delle mamme presenti per dare consigli e suggerimenti.

La sfida della povertà educativa
Il passo e soprattutto la sfida successiva? Fare in modo che luoghi come questo siano inseriti in una cornice capace di relazionarsi con essi, di valorizzarne le risorse, per provare a incidere su realtà come povertà educativa minorile o scarso livello di consumi culturali. «La povertà educativa implica una riduzione di possibilità di crescita, una limitazione di opportunità di apprendimento», afferma Virginia Meo, esperta diritti infanzia e adolescenza per Unicef Italia. «È un concetto molto complesso, influenzato dal contesto familiare, territoriale e scolastico in cui vive un minore, dallo status socioeconomico della famiglia come anche dalle relazioni sociali dei genitori». I dati relativi alla Puglia pubblicati nel 2024 dal Gruppo di lavoro per la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza indicano, rispetto all’abitudine alla lettura e alla frequentazione di luoghi di cultura, valori inferiori alla media nazionale, con uno scarto tra i tre e i quindici punti percentuali. La strada per fare la differenza potrebbe passare proprio «dal rendere spazi come le biblioteche di comunità dei veri luoghi di infrastrutturazione sociale, dove non solo i bambini vengono a leggere ma si riversano anche gli adolescenti e gli adulti trovano una rete di servizi», precisa Meo. «Occorre sempre lavorare sulla partecipazione dei minorenni per incidere, ricordando che le competenze si costruiscono in modo cumulativo negli anni, con le varie esperienze, partendo dalla prima infanzia».
“Acchiappalibri” raggiunge la scuola
Un punto di forza in questo senso per Lecce arriva dall’”Acchiappalibri”, che grazie al bando “Community library” nel 2019 trasforma il proprio volto da banca del libro a biblioteca di comunità, centrata in particolare sull’infanzia e la prima adolescenza e il lavoro con le scuole. «All’inizio di ogni anno scolastico presentiamo la nostra offerta didattica agli istituti», racconta Dell’Anna, «le scuole rispondono con entusiasmo anche da fuori del Comune di Lecce. Le attività in biblioteca prevedono al mattino visite guidate, cerchiamo di riflettere con i ragazzi sul valore del luogo come bene comune, sul fatto non scontato che i servizi sono gratuiti, poi si svolge un laboratorio in accordo con i docenti. Nel pomeriggio c’è spazio per i gruppi di lettura per la scuola primaria e media». L’ “Acchiappalibri” però va anche oltre. Una volta al mese, infatti, sono i bibliotecari a raggiungere la scuola, recandosi in un istituto in una zona di confine con la periferia della città, in modo da portare i libri e fare le iscrizioni direttamente sul posto. Un modo per diventare un presidio sul territorio, raggiungere chi forse in biblioteca non sarebbe entrato.
Rendella una “piazza del sapere”
Conta più di 6mila presenze al mese la biblioteca di comunità “Prospero Rendella” a Monopoli. Una lunga storia di trasformazione, la sua, che la vede partire come biblioteca classica di studio e conservazione nello storico palazzo di Piazza Garibaldi, per poi attraversare un periodo di chiusura di dodici anni, a causa di vicissitudini nei lavori di ristrutturazione. «Quando si è aperta la strada, grazie a fondi comunitari e ministeriali, per riattivare la biblioteca avevo già chiaro in mente che era necessario modificare l’impostazione originaria», ricorda Piero D’Amico, responsabile politiche culturali del Comune di Monopoli, «siamo andati avanti in questa logica creando un gruppo di lavoro, anche con la partecipazione di Antonella Agnoli, che si è aperto alla città e alla condivisione con le idee di cittadini di tutte le età». La riapertura della biblioteca nel 2017 – prima delle opportunità offerte dal bando regionale – offre ai cittadini un luogo completamente rinnovato, accogliente, accessibile a tutti, colorato e familiare. «Volevamo far entrare persone che non avrebbero mai messo piede in una biblioteca», puntualizza D’Amico, anche attraverso la bellezza del luogo. Quando è uscito il bando di Regione Puglia, ne abbiamo usufruito per ampliare la sede e servizi che già rispondevano alla logica regionale». Oggi la biblioteca Rendella, con oltre 7mila prestiti effettuati nel 2025 soprattutto a bambini e pubblico adulto, si presenta alla città come “piazza del sapere”: oltre al nuovo archivio con sala consultazione, sono disponibili laboratori di musica, cibo e hi-tech, progetti di arte, teatro e cinema, scrittura creativa per i giovani. Strumenti per costruire fiducia.
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