Innovazione sociale

Tredici progetti trasformano la Sicilia in un “laboratorio di futuro”

Dalla provincia di Agrigento ai Monti Peloritani, dai borghi Iblei alle periferie di Palermo, inclusione sociale, rigenerazione dei territori, nuove economie, diritti, comunità. Con il programma Onda, Fondazione Marea sostiene tredici progetti che attraversano la Sicilia e ne raccontano il volto più innovativo e meno stereotipato. Ma soprattutto mette a disposizione una rete di volontari di competenze che possa sostenerli

di Redazione

Hanno risposto da tutto il mondo: 500 professionisti pronti a mettersi al servizio della loro Sicilia, terra di partenza per alcuni, terra di ritorno per altri, luogo del cuore per tutti. Nell’ultimo anno Fondazione Marea ha raccolto risorse economiche e competenze da una comunità di siciliani e siciliane nel mondo, dando vita a Onda, un programma di pre-incubazione per l’innovazione sociale. Su oltre 170 candidature sono stati selezionati 13 progetti, accompagnati per tre mesi in un percorso che li ha fatti crescere da idee a imprese sociali.

Queste iniziative, attive in tutta la Sicilia (in campi comeagricoltura, rigenerazione urbana, inclusione, turismo), terminano il programma e sono pronte a vedere la luce.

Da quando, un anno fa, Fondazione Marea ha lanciato la sua chiamata all’azione, hanno risposto più di 500 persone, ciascuno ha donato del denaro ma soprattutto del tempo, alcuneore messe a disposizione per mentoring e competenze. Il progetto ha fatto il giro della Sicilia, poi dell’Italia, poi dell’Europa e ha raggiunto New York: «Noi siciliani siamo un popolo di migranti», dice Antonio Perdichizzi, presidente di Fondazione Marea. «Ma oggi questo stato diventa la nostra ricchezza. Il nostro intento è trasformare la diaspora siciliana in comunità, aggregando risorse filantropiche e volontariato di competenzeper creare opportunità in Sicilia”. I sicilianihanno risposto da tutto il mondo, da Hong Kong come da San Francisco, da Fukuoka e da Melbourne, da AddisAbeba, Dubai, Los Angeles, Sacramento, Montreal, e naturalmente dall’Italia e da tutta Europa.

Il più giovane dei pionieri ha 22 anni (si occupa di digital marketing e lavora in giro per l’Europa), il più anziano ne ha 88 (e vivea Milano); si tratta per il 75% di uomini e 25% di donne. In 141 sono siciliani che vivono fuori dall’Isola, 114 hanno scelto di restare in Sicilia, 96 sono quelli che hanno deciso di tornare, 66 i siciliani che vivono tra più città, 32 i siciliani “di cuore” (che si sono innamorati dell’Isola e l’hanno scelta, anche senza avere legami o origini) e 26 quelli di seconda o terza generazione.

Dalla provincia di Agrigento ai Monti Peloritani, dai borghi Iblei alle periferie di Palermo, inclusione sociale, rigenerazione dei territori, nuove economie, diritti, comunità. C’è chi riscrive i confini di una “classe” offrendo ai piccoli un rapporto più stretto con la natura; chi lavora nei borghi delle aree interne e li dota di reti digitali, chi di contro, analizza gli effetti dell’overtourism e cerca invece di tutelare i territori; chi accoglie le famiglie disagiate, chi apre le porte a persone con disabilità e le rende parte di un progetto. Non un bando, ma una mappa stratificata, un racconto corale che va oltre l’elenco di buone pratiche: su 170 presi in considerazione, sono stati 13 i progetti selezionati da Onda, il primo programma di Fondazione Mareadedicato all’innovazione sociale; compongono una geografia inedita della Sicilia contemporanea: quella che sperimenta, include, rigenera, prova a restare, ma è anche modello di “ritorno”. Non si tratta di “riparare” il presente, ma metterne in discussione alcuni modelli dominanti: la scuola, il turismo, il rapporto con le istituzioni, perfino il modo di abitare territori fragili, lavorando a progetti che possano avere un effettivo risultato, ma contando su una rete di professionisti/mentor.

Fondazione Marea accompagnai progettiselezionati lungo un percorso strutturato di pre-incubazione.Attraverso il programma Onda la Fondazione mette a disposizione competenze, mentoring e una rete qualificata di professionisti che sostiene. Il termine corretto per definire questa rete di più di500 siciliani e siciliane (i famosi pionieri), è “filantropi”, esperti e mentor nei campi più disparati (avvocati, commercialisti, comunicatori, docenti universitari, imprenditori, manager) che scendono in campo mettendo a disposizione le proprie competenze in base ai bisogni specifici di ciascuna iniziativa. Finora sono state 1.500 le ore di “volontariato di competenze” messe a disposizione della Fondazione, ma da gennaio saranno molte di più. Questo è un valore enorme che torna ad essere investito in Sicilia. Grazie alle loro donazioni e al supporto della Fondazione Peppino Vismara, della Fondazione EOSe della Fondazione Snam, verranno sostenuti economicamente i migliori progetti così da poter diventare nuove imprese sociali, accompagnate per i successivi 3 anni dalle competenze donate dalla rete dei Pionieri.

I tredici progetti

C’è chi riparte dalla terra come luogo di cura, come Orto di Pino, che intreccia agricoltura sociale e percorsi di inclusione per persone con disabilità mentale. E chi usa la narrazione come strumento politico, come Fuori Centro, che ribalta lo sguardo sulle periferie urbane di Palermo, restituendo voce e dignità a quartieri troppo spesso raccontati solo per emergenze e marginalità. La rigenerazione passa anche da luoghi simbolici e fragili: Maqaluba lavora su un territorio segnato da una ferita geologica e sociale, trasformandolo in spazio di formazione femminile, arte e perma cultura; non cerca di riqualificare, ma “accetta” il luogo e cerca di costruire attorno. AbiXama Rural Hub sceglie invece un piccolo borgo sui Monti Iblei, Buscemi, per dimostrare che le aree interne possono diventare laboratori di futuro, non cartoline nostalgiche. Tra i progetti selezionati c’è anche chi immagina nuove forme di cittadinanza attiva: Agorà accompagna comunità e pubbliche amministrazioni nei processi di democrazia partecipata, mentre Zagara costruisce percorsi di formazione politica femminista e inclusiva, dando spazio a soggettività spesso espulse dal dibattito pubblico, in particolare al Sud. Lo sguardo di Onda è esplicitamente europeo: Nexo Sicilia crea ponti formativi e professionali tra giovani siciliani ed europei; Unna affronta il tema dell’overtourism con una piattaforma di turismo etico che tutela territori e operatori locali, lavora sulla rigenerazione dei Monti Peloritani con glamping e orti comunitari. Inclusiva porta competenze digitali nei Comuni rurali, trasformando l’innovazione tecnologica in leva di inclusione sociale e lavoro.

Ci sono progetti che mettono al centro l’educazione e la fragilità: Scuola Dinamica a Custonaci sperimenta un modello di istruzione primaria che unisce natura, comunità e apprendimento, rifiutando le quattro pareti di una qualsiasi aula; IN+ crea spazi inclusivi in contesti naturali per giovani adulti con disabilità; La Casa delle Lavoratrici costruisce accoglienza abitativa e opportunità concrete per famiglie vulnerabili. E poi Spora che sui Peloritani intreccia ambiente, turismo lento, comunità e nuove economie, dimostrando che anche la montagna siciliana può essere terreno di innovazione.

Tredici progetti diversi, ma un’unica traiettoria: fare della Sicilia un laboratorio di futuro, dove le risposte alle grandi sfide –lavoro, diritti, spopolamento, cura dei territori –nascono dal basso e parlano un linguaggio contemporaneo.Ogni progetto sostenuto da Onda è anche una storia profondamente radicata in un territorio preciso: campagne, borghi, periferie urbane, aree interne, montagne. Dall’agricoltura sociale che restituisce senso e lavoro, ai piccoli comuni che diventano hub di sperimentazione; dalle scuole che ripensano l’educazione, alle piattaforme che aiutano i territori a non essere travolti dal turismo di massa.

Sono iniziative che coinvolgono comunità locali, amministrazioni, associazioni, giovani e famiglie, e che producono effetti concreti: nuovi servizi, competenze, reti, spazi rigenerati. Un investimento sul presente, ma soprattutto sul futuro di chi in Sicilia sceglie di restare o di tornare.

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