Giornata mondiale del Volontariato
Volontari, l’esercito dei “nonostante”
Nella Giornata mondiale del Volontariato, dedichiamo a loro la homepage del nostro sito, con le “dieci parole” che oggi sono i motori del volontariato. È il nostro "grazie" ai 4,7 milioni di italiani che si spendono gratuitamente per gli altri e per il bene comune: oggi, nonostante tutto. Le dieci parole sono tratte dal magazine di novembre, "Volontario perché lo fai?”: un numero schierato, che difende con forza le ragioni e il senso del “noi ci impegniamo”. Insieme, rappresentano una sorta di riscrittura, ai giorni nostri, del bellissimo testo che don Primo Mazzolari scrisse nel 1949, che vi riproponiamo qui nella sua versione originale
Amuovere l’azione volontaria, le ricerche ce lo dicono da qualche anno, non è più la solidarietà. In un tempo segnato dalla cifra dell’impotenza, il “voler cambiare il mondo” suona per lo più come utopia. E se c’è chi sceglie rage-bite come “parola dell’anno”, noi diciamo che il volontariato è l’antidoto più potente alla rabbia, al cinismo, alla rassegnazione. Come scrive su VITA Riccardo Guidi, «il volontariato è una delle più preziose strategie collettive per reagire alla frustrazione attraverso la cura». E come ci ha ricordato Andrea Cardoni, citando il poeta Angelo Maria Ripellino durante la presentazione del magazine che abbiamo fatto a Firenze, «siamo tutti dei “nonostante” sferzati dal vento, che cercano di resistere alle sofferenze della vita».
Il numero di VITA dedicato ai volontari, “Volontario, perché lo fai?” è un numero schierato: una scelta di campo e un grandissimo “grazie” ai milioni di volontari che in Italia, ogni giorno, si dedicano agli altri e al bene comune. Nella Giornata mondiale del Volontariato, dedichiamo a loro la homepage del nostro sito, con le “dieci parole” che oggi rappresentano i motori del volontariato: da “comunità” a “frustrazione”, da “desiderio” a “immaginazione”.

Insieme, rappresentano una sorta di riscrittura, ai giorni nostri, del bellissimo e sempre attuale testo che don Primo Mazzolari scrisse nel 1949, Il nostro impegno, qui nella versione originale condivisa dalla Fondazione don Primo Mazzolari. Ripartiamo da qui, ripartiamo da noi.
Il nostro impegno
Ci impegnamo
noi e non gli altri
unicamente noi e non gli altri
né chi sta in alto né chi sta in basso
né chi crede né chi non crede.
Ci impegnamo
senza pretendere che altri s’impegni con noi o per suo conto,
come noi o in altro modo.
Impotenza è la cifra del nostro tempo, ma in Italia ci sono 4,7 milioni di persone che si spendono per gli altri.
Qual è il senso di questo impegno? Le risposte all’interno del magazine ‘‘Volontario, perché lo fai?”

Ci impegnamo
senza giudicare chi non s’impegna
senza accusare chi non s’impegna
senza condannare chi non s’impegna
senza cercare perché non s’impegna
senza disimpegnarci perché altri non s’impegna.
Sappiamo di non poter nulla su alcuno né vogliamo forzar la mano ad alcuno, devoti come siamo e come intendiamo rimanere al libero movimento di ogni spirito più che al successo di noi stessi o dei nostri convincimenti.
Il mondo si muove se noi ci muoviamo si muta se noi ci mutiamo si fa nuovo se alcuno si fa nuova creatura imbarbarisce se scateniamo la belva che è in ognuno di noi
don Primo Mazzolari, 1949
Noi non possiamo nulla sul nostro mondo, su questa realtà che è il nostro mondo di fuori, poveri come siamo e come intendiamo rimanere e senza nome. Se qualche cosa sentiamo di potere — e lo vogliamo fermamente — è su di noi, soltanto su di noi.
Il mondo si muove se noi ci muoviamo
si muta se noi ci mutiamo
si fa nuovo se alcuno si fa nuova creatura
imbarbarisce se scateniamo la belva che è in ognuno di noi.
L’ordine nuovo incomincia se alcuno si sforza di divenire un uomo nuovo.
La primavera incomincia col primo fiore
la notte con la prima stella
il fiume con la prima goccia d’acqua
l’amore col primo sogno.

Ci impegnamo
perché…
Noi sappiamo di preciso perché c’impegnamo: ma non lo vogliamo sapere, almeno in questo primo momento, secondo un procedimento ragionato, l’unico che soddisfi molti anche quando non capiscono, proprio quando non capiscono.
Questo sappiamo e più che agli altri lo diciamo a noi stessi:
Ci impegnamo
perché non potremmo non impegnarci.
C’è qualcuno o qualche cosa in noi — un istinto, una ragione, una vocazione, una grazia — più forte di noi stessi.
Nei momenti più gravi ci si orienta dietro richiami che non si sa di preciso donde vengano, ma che costituiscono la più sicura certezza, l’unica certezza nel disorientamento generale. Lo spirito può aprirsi un varco attraverso le resistenze del nostro egoismo anche in questa maniera, disponendoci a quelle nuove continuate obbedienze che possono venire disposte in ognuno dalla coscienza, dalla ragione, dalla fede.
Ci impegnamo
per trovare un senso alla vita, a questa vita, alla nostra vita, una ragione che non sia una delle tante ragioni che ben conosciamo e che non ci prendono il cuore, un utile che non sia una delle solite trappole generosamente offerte ai giovani dalla gente pratica. Si vive una sola volta e non vogliamo essere «giocati» in nome di nessun piccolo interesse.
non ci interessa la carriera
non ci interessa il denaro
non ci interessa la donna se ce la presentate come femmina soltanto
non ci interessa il successo né di noi stessi né delle nostre idee
non ci interessa passare alla storia. Abbiamo il cuore giovane e ci fa paura il freddo della carta e dei marmi
non ci interessa né l’essere eroi né l’essere traditori davanti agli uomini se ci costasse la fedeltà a noi stessi.
Ci interessa
di perderci per qualche cosa o per qualcuno che rimarrà anche dopo che noi saremo passati e che costituisce la ragione del nostro ritrovarci.
ci interessa
di portare un destino eterno nel tempo
di sentirci responsabili di tutto e di tutti
di avviarci, sia pure attraverso lunghi erramenti, verso l’Amore, che ha diffuso un sorriso di poesia sovra ogni creatura, dal fiore al bimbo, dalla stella alla fanciulla, che ci fa pensosi davanti a una culla e in attesa davanti a una bara.
Ci impegnamo non per riordinare il mondo, non per rifarlo su misura, ma per amarlo
don Primo Mazzolari, 1949
Ci impegnamo
non per riordinare il mondo
non per rifarlo su misura
ma per amarlo
per amare
anche quello che non possiamo accettare
anche quello che non è amabile
anche quello che pare rifiutarsi all’amore
poiché dietro ogni volto e sotto ogni cuore c’è, insieme a una grande sete d’amore, il volto e il cuore dell’Amore.
Ci impegnamo
perché noi crediamo all’Amore,
la sola certezza che non teme confronti,
la sola che basta per impegnarci perdutamente.
Se hai un abbonamento leggi subito Volontario, perché lo fai? e grazie per il tuo sostegno. Se vuoi abbonarti puoi farlo a questo link.
La fonte della citazione è P. Mazzolari, Impegno con Cristo, ed. critica a cura di G. Vecchio, EDB, Bologna, 2007. La foto in apertura è di Anffas. La foto di don Primo Mazzolari è di LaPresse
Nessuno ti regala niente, noi sì
Hai letto questo articolo liberamente, senza essere bloccato dopo le prime righe. Ti è piaciuto? L’hai trovato interessante e utile? Gli articoli online di VITA sono in larga parte accessibili gratuitamente. Ci teniamo sia così per sempre, perché l’informazione è un diritto di tutti. E possiamo farlo grazie al supporto di chi si abbona.