Milano-Cortina 2026
Volontari olimpici, quei 18mila sul podio della passione
Le candidature sono state 130mila, oltre ogni attesa. Diverse le polemiche su costi degli alloggi, rinunce e kit. Irene Marcatto è a capo di Team26, il programma di volontariato per le Olimpiadi invernali. Il "dietro le quinte" racconta l’entusiasmo di 18mila persone provenienti da 98 Paesi del mondo, ma anche le responsabilità che questo impegno comporta
Quasi 3mila atleti e oltre mezzo milione di spettatori attesi. Le Olimpiadi invernali entrano nel vivo e se l’ecosistema a cinque cerchi riuscirà ad accoglierli tutti è anche e soprattutto grazie ai 18mila volontari arruolati da Fondazione Milano-Cortina. Vengono da tutto il mondo, sono sopratutto giovani e la maggior parte ha già alle spalle altre esperienze di impegno civico. Non si trattava di un requisito fondamentale, anzi: «Il nostro obiettivo è quello di far avvicinare al volontariato persone che non l’hanno mai fatto», spiega Irene Marcatto, a capo del Team26, il programma dedicato ai volontari che vogliono far parte dei Giochi olimpici e paralimpici.
Saranno sparpagliati in nove località – Milano, Cortina, Anterselva, Bormio/Valdisotto, Livigno, Predazzo, Tesero, Venezia e Verona – e si occuperanno di assistere i tifosi e i partecipanti accreditati, le delegazioni sportive, accompagnare gli atleti ai luoghi di gara e agli eventi stampa, aiutare nelle attività di cronometraggio, distribuire le attrezzature e partecipare al supporto medico. Come ha richiamato il 2 febbraio il governatore della Lombardia Attilio Fontana, a margine della Festa dei volontari a Bormio, il loro apporto sarà «fondamentale» non solo da un punto di vista logistico-operativo, «ma anche perché rappresentano lo spirito olimpico. Fra i volontari ci sono persone che hanno chiesto le ferie per venire a fare volontariato: questo vuol dire che riconoscono nel profondo i valori dello sport».
Il “volontario tipo”
Visti i numeri, tracciare un profilo del “volontario olimpico” è difficile. Il 48% ha meno di 35 anni, mentre il 29% ne ha più di 56. Sebbene l’86% sia italiano o viva in Italia, le nazionalità rappresentate sono 98 (che arrivano a più di 170 contando chi non è stato scelte), per un totale di 58 lingue. «Una bella diversità», commenta Marcatto, «dovuta sia alla presenza nelle grandi città di tanti studenti internazionali, sia al fatto che ci sono tanti volontari internazionali che seguono i Giochi da diverse edizioni». Quasi otto su dieci (il 77%) ha già fatto altre esperienze di volontariato, di cui la maggior parte in occasione di eventi sportivi (il 55%). Sarà la prima volta, invece, per oltre 2mila persone.
La sfida sarà quella di capitalizzare quest’occasione, cercando di creare un gruppo solido che possa essere attivato per altri eventi, e, perché no, quella di incentivarle ad altre forme di impegno. «Un progetto come questo lascia in eredità soprattutto un approccio collaborativo e il riconoscimento del valore di aver condiviso qualcosa con altri», puntualizza la responsabile del Team26.
Il rapporto con i territori
Per l’arruolamento, Fondazione Milano-Cortina ha coinvolto, in una prima fase, i Centri servizi di volontariato (Csv). «Ci hanno dato supporto per quanto riguarda la promozione della campagna di adesione e poi anche nel percorso formativo destinato allo staff che ha gestito i colloqui, perché la gestione dei volontari e le attività di diversity inclusion sono “di nicchia”, vanno spiegate», continua Marcatto. Ma il lavoro di rete con i territori locali è continuato anche dopo, grazie a figure che conoscono il mondo del volontariato locale poste in ruoli organizzativi all’interno del Team, in modo da rendere più semplice la gestione dei volontari in zone così lontane tra loro.
Le domande per participare sono state oltre 130mila. «Devo essere onesta, ci aspettavamo un numero alto, ma non così tanto. Credo che lo spot di Jannik Sinner abbia contato molto». Una vera sorpresa, considerando che le attese erano di 60-70mila richieste. Dopo una scrematura basata, i colloqui sono stati 35mila e alcuni degli aspiranti volontari hanno dato disponibilità a essere delle “riserve”, in modo da sostituire prontamente eventuali forfait.
Nelle scorse settimane, è scoppiata una polemica riguardo a diverse rinunce all’incarico, ma per Marcatto non c’è nessuna emergenza. «Per definizione, il volontario ha in sé l’idea che la sua attività è spontanea e che quindi può cambiare idea anche dopo averla iniziata o confermato la disponibilità. Proprio per questo, per eventi di questo tipo si considera sempre un “tasso di caduta” ed è il motivo per cui si punta ad avere molte più richieste del reale bisogno». Nello specifico, i “riservisti” pre-allertati sono circa 3mila.
Le polemiche su alloggi e kit
A spingere i volontari a rinunciare all’incarico è stata però soprattutto la difficoltà nel trovare un alloggio a buon prezzo in località dove sono già di per sé piuttosto elevati. «L’organizzazione dei Giochi olimpici e paralimpici non riesce a dare supporto abitativo a tutti i volontari, ma su questo siamo stati chiari fin dalla fase delle candidature», è la difesa di Marcatto. «Abbiamo esplicitato i presupposti e dato alle persone la possibilità di indicare una o più località dove avrebbero potuto organizzarsi in maniera autonoma. Dopodiché, i ruoli li abbiamo confermati a giugno. Chi voleva quindi ha avuto il tempo di sistemarsi oppure di chiedere di essere ricollocato».
Non si tratta dell’unica polemica che ha investito il Team26. Nel mirino dei critici, infatti, è finito anche il kit dato ai volontari. Composto da abbigliamento tecnico di qualità firmato Salomon e gadget tra cui un orologio Swatch, per alcuni sarebbe stato il motivo per cui tanti volontari avrebbero fatto richiesta, citando a supporto di questa tesi anche il fatto che su internet è possibile trovare in vendita molti di questi articoli, che da regolamento non sono cedibili. «Personalmente, non credo affatto che il kit sia stato il driver delle candidature. Avevamo annunciato che l’uniforme sarebbe stata un omaggio, anche perché per noi è importante che le persone vedano riconosciuto il loro lavoro, ma l’abbiamo rivelata solo a novembre e non abbiamo specificato prima il contenuto del kit. Allo stesso modo, non abbiamo mai fatto promesse riguardanti sconti su biglietti o altro», commenta Marcatto.
«Chi si avvicina a questi progetti lo fa con altri presupposti, come stare insieme ad altre persone e restituire qualcosa alla propria comunità, quindi non penso che le candidature vengano da uno “scambio” in termini di materiale», conclude.
In apertura: alcuni membri del Team26 (foto di Fondazione Milano Cortina)
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