Denunce
Xylella, la vera “fastidiosa”, nella Giornata dell’agricoltura, sarà la relazione del Wwf
In occasione della ricorrenza che domani vuole celebrare i lavoro dei campi, Wwf Italia presenta un duro rapporto sulla strage degli ulivi pugliesi ad opera del terribile batterio e della pessima gestione agricola. Un webinar per approfondire il 10 novembre
Anche il Wwf celebrerà, domani, domenica 9 novembre, la Giornata nazionale dell’agricoltura. Lo farà alla sua maniera, denunciando quello che non va. In questa occasione Wwf presenterà il Rapporto sulla Xylella fastidiosa, la malattia causata da un batterio che 12 anni fa attaccò gli ulivi della Puglia provocando, nell’agricoltura del territorio, in una vera e propria ecatombe.
Il documento presentato, nello stile di Wwf, è lucidamente accusatorio sia verso l’Unione europea, sia verso il ministero dell’agricoltura, la stessa Regione Puglia e le varie associazioni agricole che hanno tentato di debellare il batterio.
In primis perché l’evento nazionale che vuole premiare l’esperienza degli agricoltori come custodi dell’ambiente, del territorio e della biodiversità, non distingue tra i diversi modelli produttivi: Wwf afferma che non si possono mettere sullo stesso piano gli agricoltori virtuosi, che praticano agroecologia e quelli che insistono su modelli intensivi, utilizzando ancora sostanze chimiche di sintesi, responsabili della perdita di biodiversità e della semplificazione degli agroecosistemi.
Dalla parte degli agricoltori custodi
Quindi da un lato gli agricoltori-custodi, dall’altro un vero e proprio sistema corporativo fatto di alleanze strumentali tra alcune associazioni di categoria, imprenditori agricoli, decisori politici e una parte del mondo accademico e della ricerca. Nel caso della Xylella questi ultimi, poggiandosi su un sistema normativo inadeguato, su interventi privi di solide basi scientifiche, hanno contribuito a devastare il territorio degli ulivi monumentali che rappresentavano il vero patrimonio di inestimabile valore ambientale e paesaggistico, al grido della difesa e protezione degli alberi, snobbando le buone pratiche dell’agroecologia.

I fatti e “la fastidiosa”
Il batterio della Xylella che vive e si riproduce all’interno dell’apparato conduttore della linfa grezza è in grado di alterare la pianta ospite, spesso con conseguenze letali. In Puglia è arrivato molto probabilmente attraverso piante di caffè importate dall’America centrale, è stato contrastato principalmente con l’abbattimento massivo degli ulivi infetti, inclusi esemplari secolari e millenari.
Le norme che sono state imposte, hanno fatto procedere all’estirpazione non solo delle piante colpite, ma anche di tutti gli ulivi entro un raggio di 100 metri, ridotto a 50 dal 2022 e privilegiando la logica dell’eradicazione forzata. Il giudizio di Wwf in propoito è chiaro: «Un approccio che è stato adottato nonostante, dal 2015, il batterio fosse già considerato endemico e non eradicabile, trascurando strategie ecologiche mirate alla salute dell’agroecosistema e alla resilienza delle piante alla malattia. Ogni tentativo di trattare gli ulivi con metodi agroecologici è stato giudicato inefficace, e questo messaggio, partito dagli ambienti scientifici, si è rapidamente diffuso tra politici, associazioni di categoria, tecnici e agricoltori». E prosegue «Il risultato è stato la distruzione e l’abbandono di centinaia di ettari di oliveti, senza reali tentativi di contenimento basati su pratiche ecologiche».

C’è chi abbatte e chi costruisce
Abbattere ha permesso flussi finanziari stimati in oltre 600 milioni di euro, che significano anche speculazioni e conflitti di interesse: hanno sostituito gli ulivi monumentali con impianti intensivi e superintensivi di altre varietà di ulivi (cultivar), brevettate e ritenute più resistenti alla Xylella. Conseguenze? La demolizione della normativa di tutela del paesaggio storico degli ulivi millenari e la perdita di un patrimonio culturale e naturale unico.
Solo alcuni agricoltori coraggiosi e disobbedienti hanno scelto di sperimentare approcci agroecologici, spesso osteggiati o derisi. Grazie a loro, illustra Wwf «oggi si osserva la ripresa vegetativa di ulivi un tempo considerati irrimediabilmente infetti, tornati a produrre un olio di alta qualità: una prova concreta dell’esistenza di alternative agroecologiche».
I numeri parlano chiaro: «L’agricoltura intensiva rimane la principale causa di perdita di biodiversità in Europa e in Italia, con l’80% degli habitat protetti in cattivo stato di conservazione, il 60-70% dei suoli degradati e un uso delle risorse naturali pari a 1,5 volte la capacità del pianeta di rigenerarle». I dati sono dell’ultimo rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente, ottobre 2024.
Valorizzare chi davvero custodisce
Il modello di produzione agricola intensivo rimane centrato sulla massimizzazione delle rese a breve termine, degradando il territorio e la sua biodiversità. Mettere al centro e premiare quegli agricoltori veri custodi dell’ambiente, valorizzando le loro pratiche servirebbe a ottenere evidenti risultati di buone pratiche che «rigenerano il suolo, preservano l’acqua, proteggono gli habitat naturali e mantengono viva la ricchezza genetica e culturale dei paesaggi italiani».
Per approfondire questo tema, Wwf propone un webinar online il 10 novembre 2025, alle ore 18.00, sul canale YouTube del Wwf Italia
Nella foto di apertura, di Vincenzo Livieri per LaPresse, eradicamento di olivi secolari a Torchiarolo nel Brindisino nel dicembre del 2015. Nel corpo dell’articolo una foto aerea di proprietà dell’ufficio stampa del Wwf.
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