VITA

In Nepal è guerra civile. La strage ignota

5 Aprile Apr 2002 0200 05 aprile 2002

Centinaia di persone arrestate e poi scomparse. Uno stato di emergenza che dura da mesi. E ogni garanzia abolita. Sono i risultati dello scontro tra maoisti e governo

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Centinaia di persone arrestate e poi scomparse. Uno stato di emergenza che dura da mesi. E ogni garanzia abolita. Sono i risultati dello scontro tra maoisti e governo

Si chiamava Kancha Dangol e abitava a Saraswoti Village, nella provincia nepalese di Kathmandu. Il suo cadavere è stato portato dalla polizia nell?obitorio dell?università di Kathmandu il 23 marzo scorso: sul suo corpo sono stati trovati evidenti segni di torture e maltrattamenti. Era stato prelevato il 15 marzo da venti soldati dell?esercito assieme ad altre quattro persone, attualmente detenute in località sconosciute. Il crimine di cui accusavano Dangol era di «sostenere indirettamente il Cpn-Partito comunista nepalese con le sue attività e i suoi discorsi sovversivi»: un?accusa che a lui è costata la morte, mentre a molti altri costa ogni giorno la condizione di desparecidos e di perseguitati. Infatti a partire dal 26 novembre 2001, quando in tutto il Paese il governo ha dichiarato lo stato di emergenza per reagire alla nuova campagna di attacchi del Cpn, più di 70 giornalisti sono stati arrestati e ben 28 restano in carcere. Negli ultimi giorni anche parecchi avvocati sono stati prelevati dalle loro abitazioni, spesso di notte e senza potersi vestire, come è successo a Saligram Sapkota, presidente della Corte d?appello della provincia di Banke e membro dell?Ordine degli avvocati nepalesi, prelevato da sette soldati la notte del 12 marzo e scomparso. La stessa sorte è toccata al membro della Corte suprema, Ramnath Mainali prelevato dall?esercito alle 7 del 14 marzo e mai più rivisto. Queste sparizioni sono da ricondursi all?applicazione sistematica del Tado-Terrorist and distruptive activities ordinance, un?ordinanza che sospende libertà di espressione e di associazione in tutto il Paese, riduce il rispetto dei diritti umani al punto che la polizia e l?esercito possono arrestare chiunque con la semplice accusa di simpatizzare per il Partito comunista nepalese, che è stato dichiarato «un?organizzazione terroristica». Inoltre, lo stato d?arresto può essere di 90 giorni senza la necessità di tradurre davanti a una corte l?arrestato, con la possibilità di estendere la detenzione ?in stato di incomunicando? di altri 90 giorni con il permesso del ministro degli Interni. Amnesty international, in un recente comunicato, ha denunciato come si stia «instaurando un clima di terrore tra la popolazione, afflitta da ormai sei anni di guerra civile tra i guerriglieri maoisti del Cpn e l?esercito governativo, portando le persone a vivere nel sospetto e temendo in ogni memento di essere accusate o di essere filomaoiste dai militari oppure delatori al soldo del governo da parte dei maoisti». Questa è una condizione, denuncia ancora il movimento internazionale in difesa dei diritti umani, che porta i giudici a perdere la serenità nel momento in cui devono giudicare membri o sostenitori del Partito comunista nepalese in quanto temono di essere accusati essi stessi di «supportare il terrorismo».