VITA

Sudan: la testimonianza di Italia Solidale

22 Giugno Giu 2004 0200 22 giugno 2004

Pubblichiamo il resoconto di un viaggio africano dell'organizzazione cattolica che si occupa di missioni e sostegno a distanza

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Pubblichiamo il resoconto di un viaggio africano dell'organizzazione cattolica che si occupa di missioni e sostegno a distanza

Per una settimana ci siamo immersi nell'incredibile situazione che vive la gente del Sudan. L'occasione ci è stata data da un evento di importanza storica: la celebrazione del 50° anniversario della fondazione di una congregazione religiosa, le Sacred Heart Sisters, fondate nel 1954 da un grande vescovo comboniano, Mons. Sisto Mazzoldi che, dal nulla, avendo colto la bellezza e la forza dell'anima africana, ha fondato oltre questa anche altre 3 congregazioni e due Diocesi per "salvare l'Africa con gli Africani" nei posti più remoti, più incontaminati dalla nostra cosiddetta "civiltà", nei posti anche più difficili, in cui le guerre e le violenze sono le più atroci, forse perché il male si accanisce proprio lì dove c'è più natura e più fede. Chi si è recato in Sudan è P. Angelo Benolli, Oblato di Maria Vergine, nipote e grande collaboratore di Mons. Mazzoldi, fondatore di Italia Solidale, un movimento per lo sviluppo di vita e missione che oggi raggiunge oltre 1.200.000 persone in Italia, Africa, Sud America ed Asia. Con lui anche Daniela Fortini, responsabile della relazione che Italia Solidale tiene con le 80 missioni che sostiene in questi continenti. L'occasione del giubileo della fondazione delle Sacred Heart Sisters ha chiamato una partecipazione cristiana molto forte, in modo speciale con la presenza del Nunzio Apostolico per il Sudan Mons. Dominique Mamberti, l'Archivescovo della Diocesi di Juba, Mons. Paolino Lukudu ed il Vescovo della Diocesi di Wau, Mons. Rudolph Deng. Insieme a loro, a decine di sacerdoti, sia comboniani che delle diocesi locali, a moltissime Suore provenienti dai paesi limitrofi e a migliaia di laici, abbiamo potuto visitare zone in altri momenti "proibite". Siamo arrivati a Juba, nel Sud del paese in cui da oltre 50 anni (tranne una breve tregua) la gente subisce una violenza terribile. A Juba, terra fertilissima in riva al Nilo del Sud, la gente non ha acqua, non ha elettricità, non ha da mangiare. Non ci sono strade, né strutture mediche. Questo perché quando certi politici inseriti ad alti livelli del governo sono più assetati di potere e di denaro che di servizio, arrivano a non rispettare più la vita e, pur di fare denaro, arrivano a rendere schiava la popolazione, specie i bambini e le donne. Questo succede da 50 anni nel sud del Sudan, nella zona delle montagne Nuba ed ora anche nella zona del Darfur. La gente di queste regioni ha un'anima completamente diversa. E' fiera, piena di natura, di vita, di forza, di fede, di solidarietà. I loro canti, i loro balli, le profonde cicatrici lasciate sulla fronte dalle loro "iniziazioni" tribali esprimono la potenza della loro anima, la pienezza del sentirsi maschi o femmine, la dignità che viene dalla forza di esserci. E' per questa fierezza che le popolazioni del Darfur, anche se sono mussulmane, vengono a trovarsi negli stessi contrasti che hanno subito i cristiani del sud. Non si tratta di una lotta tra religioni. E' una lotta di razza, una lotta tra chi vuole accumulare denaro e potere e chi invece vuole produrre vita. Un massacro che ha già prodotto decine di migliaia di morti e milioni di sfollati. Mons. Mazzoldi, il primo missionario a venire in certi luoghi del Sud Sudan, coglieva lo spirito di questa gente. Coglieva la loro anima ed è per questo che ancora adesso la gente lo ricorda, lo sente presente. E' per questo che certi anziani, che hanno preservato e sostenuto la dignità delle popolazioni durante tutte le guerre fin dall'espulsione dei missionari nel 1964, hanno accolto il nipote, P.Angelo, con una grande gioia. E' per questo che le Sacred Heart Sisters sono così importanti: suore fondate con lo spirito di Mons. Mazzoldi per stare accanto ai più poveri, nate e vissute solo sotto le guerre. Molte sono scappate dal Sudan durante la guerra e si sono rifugiate nel nord Uganda, dove hanno continuato a servire i più poveri, in mezzo alle guerre sanguinarie di Amin ed i ribelli dell'LRA che massacrano e radono al suolo interi villaggi. Hanno continuato a crescere in numero, sono state preservate dai massacri, nessuna di loro è mai stata uccisa ed hanno continuato con sofferenze e difficoltà incredibili a sostenere i poveri, cominciando dai bambini. Noi di Italia Solidale abbiamo la gioia, pur non essendo mai riusciti prima di ora a recarci sul posto, di sostenerle da oltre 10 anni in questa opera che nella sola zona di Juba aiuta 2000 bambini con le loro famiglie. Dall'accoglienza che ci hanno riservato questi bambini e le famiglie che li accolgono (molti sono orfani e sono presi in casa da persone di spirito anch'esse molto povere) abbiamo potuto percepire che l?aiuto che diamo loro va molto oltre l'aiuto materiale. Molto, ma molto oltre. I bambini, così pieni di natura e di spirito, avvertono che noi, insieme a tutti i donatori italiani che si sono uniti a noi con le adozioni a distanza, li amiamo, nel senso che li rispettiamo, vogliamo che vivano nello sviluppo autentico delle loro forze, così come ce le hanno dentro, senza travolgere la loro cultura. In questi anni di guerra, ci hanno sentiti vicini, questo li ha resi forti e pieni di speranza, in mezzo alle sofferenze che hanno avuto nelle loro case, nelle scuole, nelle chiese. Sofferenze che ci hanno voluto rappresentare con toccanti recite, canti e balli. Nessuno di loro parlava la nostra lingua e nessuno di noi la loro, eppure la comunicazione era totale, essenziale, era sullo spirito. Venendo di persona, abbiamo potuto toccare la grandezza che ha rappresentato la chiesa in questo posto. Chiesa non come istituzione ma come spirito, l'unica realtà che ha aiutato le popolazioni locali a resistere e mantenere la loro identità. All'inizio, quando nel Sud Sudan è scoppiata la guerra tra ribelli dello SPLA e le forze che volevano impadronirsi delle ricchezze del Sud del paese, gli stessi ribelli, mossi dall'istinto di non essere sopraffatti, purtroppo si sono legati al movimento comunista di Menghistu in Etiopia. A causa di questo condizionamento comunista, anch?essi distruggevano e decimavano le popolazioni. La chiesa locale ha svolto un lungo e paziente lavoro di educazione di questi ribelli, aiutandoli a rinvenire ed a mettersi accanto alla gente che per natura cerca di mantenere l'identità e di non diventare schiava. Questo paziente lavoro nella verità e nello spirito ha fatto sì che il giorno 18 giugno, giorno del Sacro Cuore di Gesù, mentre si svolgevano le celebrazioni per l'anniversario della fondazione delle Sacred Heart Sisters, tra le più grandi personalità della chiesa ed i rappresentati del governo e dei militari, giungesse una telefonata da Nairobi. Una telefonata che ha segnato una svolta storica e forse sarà la pietra su cui si potrà veramente costruire la pace, firmata da poco in Kenya, ma non seriamente voluta da certi politici: dai rudimentali altoparlanti allestiti per l'occasione, giungeva in mezzo alla folla di migliaia di persone la voce chiara e distinta di John Garang, il leader dei ribelli dello SPLA. Una telefonata di congratulazioni alle suore ed alla chiesa, di forte solidarietà con la gente ed un impegno serio per la pace. Non sono state le parole ad essere importanti, ma il fatto che era la prima volta che il capo dello SPLA si rivolgeva ad un pubblico così significativo. Nella gioia travolgente proveniente dalla folla che esultava, chi ancora era convinto di poter continuare a raggirare tutte le trattative ed continuare la guerra con la menzogna, ha avuto paura. E' stato un evento di importanza enorme. Qualche cosa che va oltre le decisioni umane. Noi di Italia Solidale siamo contenti di partecipare a questa chiesa, che è fatta di persone unite nello spirito indipendentemente dalle culture e dalle professioni religiose. Siamo contenti di aver fatto qualcosa per sostenere i bambini del Sud Sudan tramite queste suore missionarie così coraggiose. Siamo contenti anche che la nostra visita e lo spirito che ci anima ha attirato l'interesse di molti altri missionari, che pur avendo un grande spirito, spesso si trovano ingabbiati dai condizionamenti culturali di un certo tipo di chiesa che si basa più sull'organizzazione che sulle persone. Ma davanti alla vita ed alle esigenze di natura dei bambini, tutti sono concordi. E lo spirito di Italia Solidale è proprio quello di partire dal bambino, così come è, come Dio l'ha creato, con le sue energie di base, libero dai condizionamenti e naturalmente propenso allo scambio in famiglie e comunità mature. Partendo dai bambini, che vediamo come Cristo incarnato, e dai bambini sofferenti che sono come Cristo Crocifisso, si coinvolgono i laici locali di spirito che in comunione con i missionari, con i volontari di Italia Solidale e con i donatori italiani fanno un'azione per ridare la vita al bambino che così risorge come Cristo. I bambini sono inseriti nelle famiglie e nelle comunità che vengono sostenute ed animate per diventare auto-sussistenti. Nella comunione tra tutti noi si viene a creare la vera chiesa che è vincente. E' questa chiesa viva che le persone cercano, che i bambini aspettano. Tante sofferenze hanno colpito e tuttora colpiscono le popolazioni africane del Sudan ed i missionari che con coraggio sono sempre stati vicini alla gente. Oggi come mai è necessario impiantare una chiesa che abbia queste basi. Siamo felici di aver iniziato una collaborazione con una comunità sostenuta da un grande missionario profondamente impegnato nelle zone del Kordofan e del Darfur proprio per sostenere le persone a non cedere alle pressioni della violenza. E' un progetto avviato a partire dai bambini e che sostiene tutti i bambini. In queste zone, i bambini sono soprattutto mussulmani ed hanno genitori mussulmani, ma che non vogliono accettare nessuna forma di capitalismo o di comunismo. Per questo si oppongono sia al capitalismo dei fondamentalisti islamici, sia al capitalismo delle multinazionali che, come abbiamo potuto constatare, sono con loro coinvolte. Crediamo che solo basandoci su queste persone e su queste comunità che cercano la libertà e vogliono uscire da ogni tipo di violenza si può creare la vera pace. Loro hanno estremamente bisogno di noi. Quelle popolazioni così martoriate chiamano disperatamente noi non solo ad aiutarle economicamente, ma vogliono il nostro risveglio umano e cristiano affinché la violenza di decenni di guerra che hanno subito liberi anche noi da certi politici più coinvolti nel denaro e nel potere che nel servizio alle persone, alla comunità e quindi alla pace. Chi vuole la pace, insieme con noi di Italia Solidale, aiuti questi bambini. Italia Solidale 06.68.77.999 www.italiasolidale.org